Notizie | 30 luglio 2022, 17:32

Col Covid cresciuto l'esercito dei lavoratori in nero

Almeno 277 mila gli occupati irregolari nelle tre regioni del Nord Ovest, dove l'economia sommersa genera un valore aggiunto di quasi 7 miliardi

Col Covid cresciuto l'esercito dei lavoratori in nero

L’esercito di lavoratori in nero in Italia non conosce crisi. Secondo gli ultimi dati disponibili, a inizio 2020, nel nostro Paese c’erano 3,2 milioni di occupati irregolari, dei quali quasi 277 mila nelle tre regioni del Nord Ovest (190.900 in Piemonte, 79.800 in Liguria e 6.000 in Valle d'Aosta). Lo riporta l'Ufficio studi della Cgia, secondo il quale, in termini assoluti è il Nord l’area con il maggior numero di occupati irregolari, pari a 1.281.900, seguita dal Mezzogiorno con 1.202.400, mentre al Centro se ne contano 787.700.

Tuttavia, la classifica cambia se si considera il tasso di irregolarità, cioè l’incidenza del lavoro irregolare sul totale della occupazione (sia quella regolare che quella non regolare). In questo caso l’area del Paese la maggiore incidenza del lavoro irregolare è il Mezzogiorno (17,5%) in cui si stimano 175 occupati irregolari ogni 1.000, mentre al Centro ve ne sono 131 e al Nord circa 100

(il tasso del Piemonte è 10%, a fronte dell'11,8% della Liguria e del 9,85% della Valle d'Aosta).

In alcuni settori - come l’agroalimentare, i trasporti, le costruzioni, la logistica e i servizi di cura - lo sfruttamento praticato, in particolar modo, dalle organizzazioni criminali che, con la crisi, hanno diffuso i loro interessi nell’economia reale del Paese, è sempre più spesso “affiancato” da violenze, minacce e sequestro dei documenti. L’applicazione di queste coercizioni ha trasformato ampie sacche di economia sommersa in lavoro forzato.

In larga parte, le vittime sono cittadini stranieri presenti irregolarmente in Italia, ma sono sempre più numerosi anche gli italiani. Le difficoltà economiche di questi ultimi due anni e mezzo, infatti, hanno aumentato il numero dei nostri connazionali in condizioni di vulnerabilità o di bisogno che, successivamente, è scivolato verso questo inferno.

E’ comunque importante sottolineare che una parte, ancorché minoritaria, di chi lavora irregolarmente è costituita da persone molto “intraprendenti”, che ogni giorno si recano nelle abitazioni degli italiani a fare piccoli lavori di riparazione, di manutenzione (verde, elettrica, idraulica, fabbrile, edile, etc.) o nel prestare servizi alla persona (autisti, colf, badanti, acconciatori, estetiste, massaggiatori, etc.).

Un esercito di “invisibili” che, ovviamente, non sono alle “dipendenze” né di caporali né di imprenditori aguzzini ma, attrezzati di tutto punto, si spostano in maniera del tutto autonoma e indipendente, provocando danni economici spaventosi a chi esercita la professione regolarmente. Questi lavoratori irregolari sono in parte costituiti da pensionati, dopo-lavoristi, inattivi, disoccupati o persone in Cig che arrotondano le magre entrate con i proventi recuperati da queste attività illegali.

E’ un caso che una buona parte dei settori più interessati dall’economia sommersa sia anche quella dove le retribuzioni previste dai contratti nazionali di lavoro dei livelli di inquadramento inferiori siano ben al di sotto dei 9 euro lordi all’ora ? Evidentemente no risponde la Cgia: in agricoltura e nei servizi alla persona, ad esempio, la presenza del “nero” contribuisce a mantenere basse le retribuzioni previste dai contratti sottoscritti dalle parti sociali di questi settori, altrimenti molte aziende, che con il sommerso non vogliono avere nulla a che fare, innalzando troppo i minimi salariali sarebbero spinte fuori mercato. Infatti, la concorrenza sleale praticata da soggetti che fanno un massiccio ricorso a lavoratori irregolari è fortissima.

“E’ chiaro che una cosa non esclude l’altra, ma riteniamo – commenta la Cgia - che l’aumento delle retribuzioni possa essere ottenuto non solo per legge, ma anche attraverso uno sradicamento dell’economia sommersa, premiando, anche fiscalmente, quegli imprenditori che vogliono operare nell’economia regolare”.

Entro la fine di quest’anno è prevista la pubblicazione di un Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso che, tra le altre cose, dovrà rafforzare le misure di deterrenza del lavoro nero, attraverso il rafforzamento anche delle ispezioni e delle sanzioni.

Nel 2021 l’organico dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro era composto da circa 4.500 addetti, ma entro quest’anno è prevista l’assunzione di 2 mila nuovi ispettori. Grazie all’aumento del personale, entro la fine del 2024 il numero dei controlli dovrà aumentare del 20% rispetto alla media del triennio 2019-2021. Entro il 2026, infine, il Piano prevede di ridurre di almeno 1/3 la distanza che separa il dato italiano da quello medio UE nell’incidenza del lavoro sommerso nell’economia.

L’economia sommersa presente in Italia “genera” valore aggiunto per ben 76,8 miliardi di euro (4,770 miliardi in Piemonte, 1,928 miliardi in Liguria e 189 milioni in Valle d'Aosta, per il totale di 6,887 miliardi nel Nord Ovest).

Una piaga sociale ed economica che, a livello geografico, presenta differenze molto importanti. Il Veneto, ad esempio, ancorché registri oltre 203 mila lavoratori occupati irregolarmente, è il territorio che, dal punto di vista economico, è meno interessato da questo triste fenomeno. Il tasso di irregolarità, infatti, è pari all’8,8%, mentre l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare sul totale regionale è pari al 3,5%; la quotapiù bassa presente nel Paese.

Sempre dall’osservazione di quest’ultimo indicatore, subito dopo scorgiamo la Lombardia, la Provincia Autonoma di Bolzano e la Provincia Autonoma di Trento (tutte con un’incidenza del 3,6%) e successivamente il Friuli-Venezia Giulia con il 3,7%.

Viceversa, le situazioni più critiche si registrano nel Sud. In Calabria, ad esempio, a fronte di “soli” 131.700 lavoratori irregolari, il tasso di irregolarità è del 21,5% e l’incidenza dell’economia prodotta dal sommerso sul totale regionale ammonta al 9,2% (in termini assoluti il valore aggiunto da lavoro irregolare è pari a 2,7 miliardi di euro). Nessun’altra regione registra una performance così negativa. Altrettanto critica è la situazione in Campania, dove i 352.700 occupati non regolari provocano un tasso di irregolarità del 18,7% e un Pil da “nero” sul totale regionale dell’8,1% (8,1 miliardi di euro). Preoccupante anche la situazione in Sicilia: a fronte di 280.200 lavoratori in nero, il tasso di irregolarità è al 18,5% e il valore aggiunto prodotto dall’economia sommersa su quello ufficiale è del 7,4 per cento (5,9 miliardi di euro).

La Cgia conclude: “Siamo propensi a ritenere che a seguito della crisi pandemica registrata in questi ultimi due anni e mezzo - che ha provocato un forte incremento dei lavoratori in Cig e un impoverimento generale delle fasce sociali più deboli – il numero dei lavoratori irregolari e gli effetti economici di questo fenomeno presenti in Italia siano aumentati in misura importante, soprattutto nelle aree del Paese che tradizionalmente sono più fragili e arretrate economicamente”.

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