Storia & storie | 06 luglio 2022, 07:51

Quando Lancia lasciò le corse su strada

La Lancia D25

La Lancia D25

di Francesco Amadelli*

Il 1954 è un anno cruciale per Casa Lancia. Gianni, figlio di Vincenzo Lancia, sul quale pesa la responsabilità delle scelte aziendali, scopre che, nonostante le molte vittorie in Gran Premi e competizioni di diverso tipo, sia in Italia sia all’estero, le vendite delle vetture di serie, Aurelia e Appia in primis, non sono all’altezza delle aspettative. Vengono così a assottigliarsi le risorse finanziarie per il proseguimento di quell’attività sportiva alla quale Gianni è molto legato e che vorrebbe durasse a lungo.

Le costosissime gare, fra cui Mille Miglia, Targa Florio e Carrera Panamericana, hanno conferito fama e successo internazionali ma la ricaduta commerciale è stata minima. Inoltre appare sempre più imperioso il richiamo della neo-nata Formula 1, nella quale gli inglesi investono forti capitali allo scopo di togliere a tedeschi e italiani la supremazia sportiva oltre che il comando gestionale, inquadrando il mondo competitivo automobilistico con regole che ne permettano il controllo senza intromissioni da parte di chicchessia. Da Max Mosley a Bernie Ecclestone la Formula 1 ha sempre parlato inglese.

Circa 20 anni fa, l’allora amministratore delegato della Fiat, Paolo Cantarella, tentò di creare una nuova Formula 1 parallela a quella ufficiale convincendo altre marche a seguirne le orme; la partecipazione della Ferrari era scontata per motivi facilmente ipotizzabili. A distanza di molti anni la situazione automobilistica mondiale appare totalmente cambiata sebbene la Formula 1 rimanga ancorata ai vecchi progetti e strategie messe in campo all’epoca.

La D24, vettura sulla quale Gianni Lancia aveva puntato molto, si rivela ben presto portatrice di un motore non all’altezza della potenza necessaria per competere sui circuiti internazionali nonostante la cilindrata venga innalzata da 3,3 litri a 3,7 con oltre 300 CV. I circuiti stradali (nuovamente le famose Mille Miglia, Targa Florio e Carrera Panamericana) si rivelano inadatti per i continui incidenti nei quali rimangono coinvolti spettatori e piloti.

Insomma i motivi per rivedere la politica aziendale non mancano tanto che Gianni Lancia dimostra sempre meno passione per le vetture categoria Sport spingendosi a concepire un cambio radicale con l’ingresso nella Formula 1.

La visione avuta da Giovanni Agnelli nel lontano 1926, di abbandonare le competizioni, si rivela premonitrice: la fama e la gloria sportive concedono notorietà alla marca vincitrice ma forniscono pochi quattrini. Nel 1956 la Lancia si ritroverà a fare i conti con concorrenti commerciali di prim’ordine e dovrà cedere la proprietà al cementiere Carlo Pesenti.

Nel giugno del 1954, al Gran Premio di Oporto, in Portogallo, viene presentato un modello ibrido di D24 con motore da 3,7 litri e parti meccaniche della nuova e ancora incompleta D25. Sarà nel settembre dello stesso anno che due D25 faranno il loro debutto al Tourist Trophy, con gli equipaggi Fagio Castellotti e Ascari-Villoresi. Il risultato sarà deludente dato che dovranno ritirarsi causa cedimento meccanico di entrambe le vetture. La scelta del circuito britannico si dimostra infelice perché affrettato, inoltre la nuova vettura viene inspiegabilmente “sacrificata” in una gara inadatta alle sue potenzialità e caratteristiche.

La Casa torinese vuole portare in gara una vettura che sia l’erede della D24 e nel contempo continuare lo sviluppo della nuova D50 destinata alla Formula 1. Capitali e uomini sono impegnati su due fronti, impossibile seguirli ambedue.

La fortuna a questo punto volge le spalle alla Lancia perché l’anno seguente muore in un incidente, sulla pista di Monza, Alberto Ascari, considerato pilota di punta della Lancia e viene definitivamente abolita la Carrera Panamericana a causa dell’elevato numero di morti e alla quale il grande campione avrebbe voluto partecipare.

Nell’ottobre dello stesso anno viene collaudata una nuova vettura D25 con motore depotenziato da 3,7 a 3,4 litri ma un incidente convince i progettisti che la vettura, nata sotto i migliori auspici, è sorta già vecchia e inadatta per i circuiti sui quali ha corso fino a pochi mesi prima e non ancora evoluta per future gare di stampo e natura totalmente differenti.

Il Tourist Trophy sarà l’ultimo exploit della D25, seguiranno gare considerate minori sulle quali si è dibattuto molto per le versioni contrastanti giunte fino ai nostri giorni. Pare che le D25 utilizzate siano in effetti delle D24 ibridizzate. Insomma, la leggenda potrebbe ingrandirsi, preferiamo lasciare che venga sepolta sotto la polvere del tempo dato che i testimoni di quell’epopea sono ormai scomparsi da molto tempo entrando meritatamente nella storia dell’automobilismo.

La Lancia smetterà di occuparsi di vetture categoria Sport e si dedicherà alla Formula 1, ma il tramonto è alle porte.

Un solo esemplare di D25 rimane nel Museo FCA Heritage e fa sfoggio di una delle più belle e affascinanti vetture uscite dalla matita di Pininfarina. Chi non vorrebbe sedersi anche solo per un attimo su quella vettura? Così non può essere, non ci resta che ammirarla.

D50 è il nome del tentativo Lancia di vincere in Formula 1 e presto ne riparleremo. Seguiteci, grazie.

* Scrittore, storico dell'auto

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