Storia & storie | 23 giugno 2022, 18:45

D23, Lancia da corsa in versione barchetta

La Lancia D23 di Bonetto sulle Dolomiti

La Lancia D23 di Bonetto sulle Dolomiti

di Francesco Amadelli*

Il 1953 è per la Lancia un anno cruciale in quanto i tecnici assumono la consapevolezza che la Marca è pronta a combattere sui circuiti di tutto il mondo, ma che la D20 ha bisogno di una messa a punto che la porti a migliorare: nasce la D23.

Mentre la meccanica rimane pressoché invariata rispetto alla D20, con l’utilizzo dello stesso motore da 2.962cc aspirato a 3 carburatori, 6 cilindri da 217 CV e trazione posteriore, la modifica maggiore viene apportata al ponte posteriore adottando il Ponte DeDion (dal nome dell’ingegnere francese DeDion che lo montò sulle vetture di sua produzione DeDion-Bouton alla fine del XIX secolo) consistente in una barra di acciaio tubolare collegante le due ruote posteriori sulle quali si riversa la potenza del motore assicurando una maggiore compattezza e tenuta di strada della vettura. Con alcune varianti sarà adottata da molte marche automobilistiche fra le quali l’Alfa Romeo. L’adozione della trazione anteriore sulle vetture sportive, come nel caso della Fulvia e della Flavia, porterà a rivedere questo sistema.

Dalla nuova D23 scompaiono gli ammortizzatori a frizione ritenuti obsoleti, oltre al motore da 2.693cc sovralimentato, entrambi presenti sulla D20 in occasione della 24 Ore di Le Mans.

La novità che maggiormente salta all’occhio è la carrozzeria, non più Berlinetta ma Barchetta ovvero priva della parte superiore. Essa si trasforma in una spider in cui il sedile passeggero potrà essere coperto con un leggero coperchio di alluminio. Sotto la diretta supervisione dei tecnici Pininfarina, la vettura perde peso a scapito della linea non altrettanto filante e armonica della Berlinetta.

I risultati sportivi non saranno esaltanti: secondo posto con Felice Bonetto al Gran Premio dell’Autodromo di Monza il 29 giugno 1953, secondo e nono posto rispettivamente con Piero Taruffi e Felice Bonetto alla Coppa d’Oro della Dolomiti il 12 luglio 1953; vittoria assoluta di Felice Bonetto sul circuito stradale del Portogallo con l’unica D23 rimasta in gara, dopo che Gonzales e Taruffi sono stati costretti a ritirarsi per incidente e per guasto meccanico. La vittoria è ancora più significativa se si pensa che il secondo posto se lo aggiudicherà Stirling Moss a un giro di distanza.

Il 30 agosto 1953 all’entusiasmo per la vittoria in Portogallo segue lo sconforto per il ritiro delle tre vetture Lancia: due D24 nuove di zecca condotte da J.M. Fangio e Taruffi e la D23 di Castellotti. Un semplice, identico inconveniente elettrico le pone fuori gara.

Comincia ad apparire la stella di Eugenio Castellotti che vince la Catania-Etna il 20 settembre 1953 mentre si piazza soltanto 5° nella Pontedecimo-Passo dei Giovi il 4 ottobre: entrambe le gare vengono disputate su Lancia D23. 

Il trionfo totale la Lancia lo otterrà nella Carrera Panamericana del 1953. L’ingegnere Gianni Lancia invia in Messico un team di oltre 30 persone con un dispiegamento di mezzi unico nella storia della Marca torinese, vuole tornare in Italia con la certezza che il nome che porta orgogliosamente sarà sulla bocca di tutti, specie all’estero il marchio Lancia riconquisterà il posto che merita.

La D23 di Eugenio Castellotti arriverà terza; ma la vittoria e la piazza d’onore al secondo posto saranno rispettivamente di J.M. Fangio e Piero Taruffi entrambi sulla nuova, potentissima, bellissima D24. Il percorso, impegnativo e massacrante della Carrera di oltre 3000 Km. ripartiti su 8 tappe, donerà fama e gloria a tutti: corridori, tecnici, operai. Di più non si sarebbe potuto ottenere.

* Scrittore, storico dell'auto

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