Notizie | 14 giugno 2022, 18:39

L'economia ligure fotografata da Banca d'Italia

Nel 2021 crediti alle imprese quasi pari a quelli concessi alle famiglie - In dieci anni dieci banche in meno e numero degli sportelli quasi dimezzato

Uno scorcio di Genova

Uno scorcio di Genova

Nel 2021 l'economia ligure ha beneficiato dell'avanzamento della campagna vaccinale e del progressivo allentamento delle misure restrittive della mobilità introdotte per contrastare la diffusione della pandemia. La ripresa dell'attività, già iniziata in alcuni settori nella seconda parte del 2020, si è estesa a tutti i principali comparti produttivi regionali e la condizione economica di imprese e famiglie è complessivamente migliorata.

Lo scrive la Banca d'Italia nel Rapporto 2021 su L'economia della Liguria, aggiungendo subito che però negli ultimi mesi dell'anno il quadro congiunturale ha cominciato a risentire negativamente degli effetti dei rincari dell'energia e delle difficoltà di approvvigionamento di alcuni fattori produttivi. Inoltre, da febbraio l'esplosione del conflitto russo-ucraino ha acuito tali problemi, determinando una maggiore incertezza sulle prospettive per il 2022.

La produzione delle imprese industriali è aumentata, anche se le vendite in termini reali sono rimaste sostanzialmente stabili: vi ha contribuito la rilevanza locale di comparti con cicli produttivi lunghi, per i quali la fatturazione può seguire con molto ritardo l'esecuzione delle lavorazioni. La ripresa del settore edile si è rafforzata, beneficiando della prosecuzione dei lavori alle principali opere infrastrutturali e delle agevolazioni fiscali connesse con gli interventi di ristrutturazione edilizia.

Tra i comparti del terziario i flussi turistici sono cresciuti significativamente; nella seconda metà dell'anno, i pernottamenti sono tornati su livelli prossimi a quelli precedenti la pandemia. Sono ripresi i transiti crocieristici, che si erano quasi completamente azzerati nel 2020. I traffici mercantili marittimi sono cresciuti; tuttavia, dall'ultimo trimestre del 2021 quelli containerizzati hanno risentito delle disfunzioni delle catene logistiche internazionali. Nell'intermediazione immobiliare è proseguito il recupero delle compravendite, sia nella componente abitativa, sia in quella non residenziale.

Il miglioramento del quadro economico si è riflesso sulla redditività aziendale: la quota di imprese che hanno dichiarato di aver conseguito un risultato di esercizio positivo è aumentata, portandosi su livelli solo di poco inferiori alla media del triennio precedente la pandemia. I maggiori flussi di autofinanziamento e il sostenuto ricorso al credito bancario (favorito ancora dalla possibilità di accedere alle garanzie pubbliche) hanno determinato un ulteriore incremento della liquidità delle imprese, molto elevata nel confronto storico.

Sulle prospettive dell'anno in corso pesano le conseguenze economiche del conflitto bellico. Gli scambi commerciali diretti con la Russia, l'Ucraina e la Bielorussia rappresentano una quota contenuta delle esportazioni e delle importazioni regionali, inferiore alla media nazionale. Tuttavia le imprese liguri, in particolare quelle che appartengono ai settori ad alta intensità energetica, risentono degli effetti del rincaro dei prezzi dell'energia e di alcuni input produttivi.

Nel 2021 la ripresa dell'attività economica si è riflessa sul mercato del lavoro, determinando, oltre che un minore ricorso agli strumenti di integrazione salariale, un incremento dell'occupazione, trainato da quella dipendente; i lavoratori autonomi hanno continuato invece a diminuire. Sono tornate a crescere le assunzioni nette a tempo determinato, che avevano risentito in modo particolare degli effetti della pandemia, anche per la rilevanza che in regione rivestono le attività caratterizzate da forte stagionalità (come quelle legate alla ricezione turistica). Il miglioramento congiunturale ha sostenuto l'offerta di lavoro: ne è derivato un aumento del tasso di attività.

Il recupero dei redditi da lavoro si è riverberato positivamente sulla dinamica dei consumi; questi ultimi, tuttavia, risentono dei rincari dei beni energetici e alimentari, la cui incidenza è maggiore nel paniere di spesa dei nuclei meno abbienti.

Le conseguenze dell'emergenza sanitaria non hanno condizionato significativamente la ricchezza media delle famiglie liguri, il cui livello in termini pro capite è rimasto più elevato rispetto alla media nazionale. Il credito erogato da banche e società finanziarie alle famiglie ha ripreso a crescere a ritmi sostenuti, in connessione con l'accentuato incremento delle compravendite di abitazioni e con la ripresa dei consumi. Grazie all'aumento del reddito disponibile, il grado di indebitamento è comunque leggermente diminuito, rimanendo su un livello inferiore rispetto al Nord Ovest e all'Italia.

La crescita dei prestiti bancari al settore privato non finanziario si è rafforzata. Le condizioni di accesso al credito sono rimaste accomodanti, grazie sia all'orientamento espansivo della politica monetaria, sia alla possibilità di accedere alle garanzie pubbliche. Il progressivo venire a scadenza delle moratorie non ha determinato, al momento, particolari criticità sulla capacità di rimborso dei prestiti di imprese e famiglie; i flussi di nuove posizioni deteriorate si sono leggermente ridotti. In prospettiva, tuttavia, la qualità dei finanziamenti al settore produttivo potrebbe risentire dell'aumento dei prezzi dei beni energetici, che si riflette sui costi operativi delle imprese.

Al 31 dicembre scorso, i prestiti bancari in Liguria ammontavano a 32,714 miliardi (20,435 miliardi in provincia di Genova, 3,193 nell'Imperiese, 5,061 nel Savonese e 4,025 nello Spezzino). I prestiti alle famiglie consumatrici erano pari a 15,051 miliardi e a 15,300 miliardi quelli alle imprese.

Sul lato del risparmio finanziario, le preferenze della clientela hanno continuato a orientarsi soprattutto verso le componenti più liquide (come i depositi bancari) e quelle che assicurano una maggiore diversificazione del rischio (come i fondi comuni di investimento). A fine 2021, i depositi bancari in Liguria erano pari a 43,231 miliardi, dei quali 26,041 nella provincia di Genova, 4,651 in quella di Imperia, 7,159 nel Savonese e 5,380 nello Spezzino.

Il numero delle banche attive in Liguria sono scese a 44, delle quali solo 2 con sede in regione: Nel 2011 le banche presenti 54, sei delle quali con sede in Liguria. Gli sportelli sono diventati 595 dai 969 del 2011.

Nel 2021 la spesa degli enti pubblici liguri è aumentata, in particolare quella destinata agli investimenti; quest'ultima trarrà giovamento dalle risorse assegnate nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), finalizzate prevalentemente a interventi destinati al trasporto pubblico, alle abitazioni, all'edilizia scolastica e al rafforzamento dell'offerta sanitaria.

L'azione degli enti territoriali ha continuato a beneficiare degli ingenti trasferimenti da parte dei livelli superiori di governo, volti a contrastare gli effetti della pandemia.


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