Storia & storie | 28 maggio 2022, 08:47

"Ave Maria" l'agente segreto dalle origini fossanesi

Gustavo Mola di Nomaglio

Gustavo Mola di Nomaglio

di Gustavo Mola di Nomaglio*

Alexandre de Marenches stava per compiere 74 anni quando, all’inizio del giugno 1995, la sua vita fu spezzata da un’improvvisa crisi cardiaca. I suoi ufficiali lo chiamavano Porthos per la corporatura massiccia, 1 metro e 92 per cento chili. Nel mondo degli agenti segreti, era conosciuto col nome in codice di “Ave Maria” ma altri soprannomi gli furono attribuiti dai giornali, come quello, che probabilmente non gli dispiaceva, di “colosso dai guanti di velluto”.

De Marenches era stato, sotto Pompidou e Giscard d’Estaing, direttore generale e capo carismatico del controspionaggio francese (SDECE), che era riuscito a mantenere indenne – al contrario dei servizi segreti europei e statunitensi- dalle infiltrazioni sovietiche. Si era dimesso nel 1981, dopo l’avvento di Mitterand, motivando le dimissioni ai collaboratori con la frase “io servo il mio Paese, non un altro; il governo è ora formato anche da ministri comunisti, quindi non posso che andarmene”.

Alcune sue memorie furono pubblicate in un libro che vendette nella sola Francia oltre 500 mila copie. A 25 anni era già stato insignito della Legion d’onore e di varie decorazioni al valor militare. Tra il 1946 e il 1970 portò a termine numerose missioni segrete. Personaggio di indubbio fascino, ha condotto una vita avventurosa e misteriosa. I cenni biografici con cui i giornali di tutto il mondo hanno accompagnato la notizia della sua morte, hanno rafforzato attorno a lui un alone di mistero.

I de Marenches discendevano dai Marenco di Fossano e Alexandre era fiero delle proprie origini piemontesi. Curiosamente tutti i giornali, nonostante il distacco dal Piemonte risalisse a oltre cinque secoli or sono, hanno riferito la notizia relativa alle radici come una tra le più significative.

Sin dal medioevo si è assistito a uno scambio tra la nobiltà francese e quella piemontese. Ora per alleanze matrimoniali, ora per scelte di carriera o motivi economici, numerose famiglie hanno lasciato la Francia per stabilirsi in Piemonte; altrettanto hanno fatto importanti casate subalpine, partendo, per rimanere, alla volta del Regno di Francia.

I de Marenches hanno mantenuto vivo il ricordo delle loro origini piemontesi più di altri. I Marenco sono una delle dodici famiglie di Fossano dette “di piazza”, che contribuirono nel 1236 alla fondazione del Comune e che possedettero diritti feudali sulla città. Sono ritenuti ramo dei signori di Romanisio, gran casata feudale, derivata dai visconti d’Auriate. Tra il ‘200 e il ‘400 la famiglia si divise in parecchie linee. A causa della frammentazione del patrimonio avito alcune caddero - afferma lo storico Antonio Manno - “in povertà né lasciarono tracce sicure di discendenza”. Altre linee sono tuttora rappresentate negli elenchi sia della nobiltà italiana, sia – è il caso dei de Marenches- di quella francese. 

L’origine del ramo francese è ben documentata. Verso la metà del ‘400 era professore dell’Università di Torino, dove insegnava Diritto, Anselmo Marenco. La sua fama giunse al duca di Borgogna, Filippo il Buono che, avendo da poco fondato l’Università di Dole, andava reclutando in varie scuole europee professori di chiara fama. L’originale delle lettere patenti del duca è tuttora conservato.

Nel giro di breve tempo il giurista piemontese ebbe nella corte borgognona notevole influenza. Fu consigliere di Filippo il Buono e poi di Carlo il Temerario. Il favore ducale, le cariche importanti e ben remunerate, il matrimonio con Etiennette de Chassey (appartenente ad una nota famiglia locale) lo trattennero al di là dalle Alpi. I suoi discendenti ebbero ruoli non privi di rilievo nella storia del ducato e poi della Francia.

Nell’albero genealogico figurano giuristi, religiosi, soldati (tra i quali non mancano i caduti in battaglia). Merita un ricordo particolare Claude-Laurent, professore dell’Università di Dole nel ‘600, vicepresidente del parlamento dolese nel 1658 e più volte sindaco della città: si deve a lui il riordino - con metodo e sensibilità degni di un moderno archivista - dell’archivio familiare, giunto sino ad oggi in condizioni d’integrità definite eccezionali.

Con la morte di Alexandre la linea dei de Marenches è estinta nei maschi poiché il suo unico figlio perse la vita in un incidente. Il patrimonio e gli archivi della casata sono stati destinati alla “Fondation Comte de Marenches” che promuove attività culturali, politiche e sociali che contribuiranno a mantenere viva la memoria del leggendario “Porthos” e dei suoi antenati piemontesi e francesi.

* Storico, scrittore, vice presidente del Centro Studi Piemontesi

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