Notizie | 12 maggio 2022, 18:43

Italia cenerentola nella spesa per l'istruzione

Italia cenerentola nella spesa per l'istruzione

L’Italia spende per l’istruzione 8.514 euro per studente, il 15% in meno della media delle grandi economie europee (10.000 euro). Lo ha segnalato Unimpresa, aggiungendo che se si guarda alla spesa pubblica, il nostro Paese investe per scuola e università poco più dell’8% del budget statale, a fronte del 9,9% medio registrato nell’Unione europea (la Francia è al 9,6%, la Germania al 9,3%, la Svezia al 14%). Anche rispetto al Pil, quella italiana è la spesa più contenuta: 4% contro la media Ue del 4,7%.

Per l'intero sistema scolastico, più dell'Italia spendono anche Paesi come Giappone, Stati Uniti, Canada e Brasile e se è vero che la spesa di uno stato aumenta al crescere dell’istruzione, è altrettanto evidente che in Europa siamo davanti solo alla Romania come numero di laureati rapportati all’intera popolazione.

Il rapporto di Unimpresa fotografa un quadro del sistema formativo impietoso per il nostro Paese. Il divario, però, potrà essere colmato con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr); infatti, sui 191,5 miliardi assegnati dall’Ue al nostro Paese con il Pnrr, 30,6 miliardi (il 16%) sono destinati a istruzione e ricerca (“missione 4”).

Fra l'altro, l'Italia deve colmare anche il divario del numero degli studenti universitari, che in Europa sono 17,5 milioni: in Germania è pari al 17,9% della popolazione, in Francia il 15% e in Spagna l'11,7%); invece, l’Italia e la Polonia si trovano gli ultimissimi posti nella classifica europea, con percentuali del 10,8% e 8,5% rispettivamente. E solo il 17% della nostra popolazione raggiunge un titolo di istruzione universitario, contro il 33% della Francia e il 40,1% del Regno Unito.

Inoltre, ogni anno circa 30.000 studenti con laurea hanno difficoltà nel passaggio dal mondo dell’istruzione a quello del lavoro: ciò provoca non solo una fuga all’estero, ma anche un buco annuo di oltre 3,5 miliardi allo Stato italiano. “Per ogni cervello in fuga, infatti – sottolinea Unimpresa - il Paese perde circa 138.000 euro, cifra equivalente alla spesa pubblica per la sua formazione”.

E a chiudere il cerchio del “buco nero” dell’istruzione italiana sono i dati preoccupanti della “disaffezione” allo studio. I tassi di abbandono scolastico variano in misura considerevole, passando dal 16,7% medio nel Sud al 9,6% del Nord-Est. Le percentuali di abbandono in Liguria e Piemonte si attestano tra il 12% e il 15% mentre nella Provincia di Trento meno del 7,5% decide di non proseguire gli studi.

Subito dopo la sanità, l'istruzione costituisce la parte più rilevante della spesa pubblica per molti Stati europei, con percentuali sul totale che variano dal 15,8% dell’Estonia, passando attraverso il 14% della Svezia, fino ad arrivare appunto all’8,2% dell’Italia, all'ultimo posto, quasi a pari merito con la Grecia.

Dal quadro quantitativo emerge che a fronte di una spesa europea di 742 miliardi di euro per il sistema scolastico (nel 2018), l’Italia ha stanziato 70 miliardi scarsi e con oltre tre quarti (76%) destinati alla retribuzione dei docenti (media europea del 65%) e solo il 3% agli investimenti (media europea del 7%). Il dato colloca il nostro Paese tra gli ultimi posti in Europa, molto distaccata da Germania (139 miliardi) e Francia (120 miliardi).

Il rapporto tra la spesa in istruzione e la ricchezza nazionale (prodotto interno lordo) evidenzia, dunque, grandi differenze tra tutti i Paesi europei. La Svezia e la Danimarca vantano il primato della maggior attenzione al sistema scolastico complessivo, rispettivamente con il 6,9% e il 6,4% del Pil, seguiti da Belgio ed Estonia (entrambi il 6,2%). A fine 2018, nella classifica Ue l’Italia precede solo Grecia (3,9%), Irlanda (3,2%), Romania (3,2%) e Bulgaria (3,5%).

L’Italia spende meno del resto d’Europa nell’ istruzione di livello superiore a causa di una forte contrazione degli investimenti. Tra il 2010 e il 2018, mentre le risorse pubbliche per l’istruzione si sono ridotte complessivamente del 7%, nello stesso periodo la spesa per l’istruzione superiore è stata ridotta del 19 %.