Curiosità | 06 maggio 2022, 19:00

Quella Balilla diventata spider per i "figli di papà"

Quella Balilla diventata spider per i "figli di papà"

di Francesco Amadelli*

Nel 1933, lanciata la Balilla 508 berlina l’anno precedente, vede la luce il modello sportivo. Si tratta di uno spiderino, leggero e simpatico, in grado di soddisfare le richieste dei cosiddetti “gagà” ovvero tutti coloro considerati “figli di papà” con capacità finanziarie al di sopra della media e poca voglia di lavorare.

Ben presto si intuisce che la vettura può riservare qualche soddisfazione nelle competizioni grazie a un motore robusto e una maneggevolezza inusuale. Ne verranno costruite due versioni, la prima delle quali monta il propulsore e cambio della Balilla 3 marce e nel 1934 quello della Balilla 4 marce, a tutto vantaggio della potenza che passa da 30 CV a 36 CV; la cilindrata è di 995 cc.

La carrozzeria, ideata da Ghia, verrà leggermente ritoccata in fase di produzione finale dotandola di una “pinna” posteriore posta sul cofano bagagli che se non contribuisce a una maggiore aerodinamica ha però il pregio di conferire alla vettura un look squaliforme, cattivo quanto basta per illudere l’acquirente di essere seduto su qualcosa di grintoso. Le ruote sono a raggi della misura 4.00X17 analoga alla berlina.

I due modelli Spider a due posti secchi verranno definiti “Mille Miglia” con parafanghi a mezza-luna di tipo motociclistico e “Coppa d’Oro” con parafanghi anteriori in tutt’uno con la predella centrale e i parafanghi posteriori. Nel volgere di alcuni anni la predella, ereditata dalle vetture di epoca anteriore, perderà sempre più valore estetico fino a scomparire totalmente; bisognerà attendere però gli anni ’50 e le nuove tendenze stilistiche se si pensa che la Topolino C del 1953 ne era ancora dotata.

La lunghezza inizialmente sarà di poco più di tre metri, si allungherà con la seconda serie fino a raggiungere i 3,730 metri, per una velocità massima di 110 Km/h. Notevole se si pensa alla posizione di guida completamente scoperta e priva di qualsiasi protezione, dotata di due piccole porte esteticamente ineccepibili ma pressoché inutili: i concetti di sicurezza attiva e passiva applicati alle vetture moderne avranno bisogno di molti decenni ancora perché vengano presi in considerazione.

La vettura mostrava una particolarità: le sospensioni anteriori e posteriori erano analoghe cioè ad assale rigido, balestre longitudinali e ammortizzatori meccanici a frizione. Il confort era di là da venire.

A ovviare a queste manchevolezze ci pensa la Fiat nel 1933 con la Berlinetta aerodinamica, splendida vettura dalla linea filante, simile alla Bugatti Atlantic. Pare uscita dalla matita di Revelli di Beaumont, l’insigne maestro del design.

E adesso permettetemi una nota personale: negli anni ’60 del secolo scorso mio padre acquistò una rossa Balilla 508 Spider o almeno ciò che rimaneva di quella vettura trasformata in camioncino e percorrente le strade di Torino. La fece rimettere a nuovo e con essa percorremmo la strada che conduce tuttora in Liguria passando dal San Bernardino. Si comportò egregiamente su per i tornanti, arrivammo a Loano con le ossa rotte e sotto una leggera pioggia data la mancanza di una capote, secondo le regole imposte dalla produzione.

Fu una gita d’altri tempi, aria fra i capelli, odore di benzina di un motore dalla carburazione imperfetta, moscerini e zanzare appiccicati sugli occhialoni modello Nuvolari. Solo allora ci accorgemmo che era appartenuta negli anni trenta all’ex-Federale di Torino, Piero Gazzotti. Questo pensiero ci accompagnò per tutto il percorso di ritorno, poco confortevole quanto l’andata. Un mese dopo mio padre la vendette.

* Scrittore, storico dell'auto



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