Curiosità | 01 maggio 2022, 08:06

"Giardiniera", l'ingegnosa Fiat 500 degli anni 60

La Fiat 500 Giardiniera

La Fiat 500 Giardiniera

di Francesco Amadelli*

Nell’Italia che va dal 1960 al 1977, in quel periodo cioè nel quale gli italiani sentono consolidata la loro posizione economica guardando al futuro con ottimismo, e una nuova generazione post-bellica si ritiene pronta a sostituire la vecchia con idee innovative, semplici ed economiche, ecco saltare fuori dalle catene di montaggio (allora ancora esistevano) vetture più pratiche, in grado di soddisfare le esigenze dei piccoli artigiani e di tutti coloro che percepiscono come il lavoro sia abbondante e a portata di mano. Non è il benessere quanto la certezza che esso è alle porte, basterà un ultimo sforzo, una spallata e anche noi potremo definirci una nazione ricca e industriale.

E’ il 1960, l’anno delle Olimpiadi di Roma, e la Fiat, sempre attenta ai mutamenti sociali, sforna dallo stabilimento di Mirafiori la 500 Giardiniera.

Molti la ritengono la versione “Giardinetta” – definizione applicata alla Topolino 500 post-bellica e subito ripresa per l’occasione – mutandola in “Giardiniera”. Contiene delle innovazioni molto ingegnose, a partire dal motore definito “a sogliola”, ovvero ripiegato orizzontalmente e posizionato nella parte posteriore della vettura, cioè direttamente dentro il vano-bagagli. Non è un elemento di poco conto dato che i progettisti, con a capo l’ingegnere Dante Giacosa, sono dovuti scendere al giusto compromesso fra capienza del vano, dimensione del motore, peso e prestazioni: un vero rompicapo!.

Il risultato è più che soddisfacente. Con poco più di 15 Cv di potenza, una cilindrata di 499,5cc ad aste e bilancieri e 2 cilindri orizzontali, la vettura viene ricordata per la robustezza e per una capacita di carico insospettate per le dimensioni totali esterne (lunghezza mt.3,182 – larghezza mt.1,323, peso a vuoto Kg. 555) velocità max 95 Km/h per un consumo di 5,2 litri per 100 km, portiere controvento (inammissibili oggigiorno). A partire dal 1966 la vettura verrà prodotta dall’Autobianchi.

Oggi può far sorridere pensare che gli italiani utilizzassero vetture così piccole e spartane, lente e rumorose per il lavoro e per la famiglia, considerando che una famiglia media italiana, secondo le statistiche del tempo, era composta di 4 persone (2 genitori e 2 figli). Eppure ce l’abbiamo fatta, con l’ulteriore piacere di aprire la lunga capote di cui era dotata la vettura in occasione del viaggio agostano delle ferie. Peccato che le nuove generazioni non possano provare la medesima gioia e le medesime soddisfazioni di allora: ci accontentavamo di poco ma quel poco ci dava la felicità.

* Storico dell'auto, scrittore



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