Curiosità | 01 maggio 2022, 08:45

Acquedotti: oltre il 36% ancora disperso

Acquedotti: oltre il 36% ancora disperso

L'acqua e l’insieme dei servizi correlati sono elementi imprescindibili per la sostenibilità ambientale, il benessere dei cittadini e la crescita economica. Non per nulla, la salvaguardia delle risorse idriche e la gestione efficace, efficiente e sostenibile dei servizi idrici rientra tra gli obiettivi del Pnrr e tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu.

I cambiamenti climatici e l’inquinamento, infatti, stanno accrescendo la pressione su corpi idrici e infrastrutture, già fortemente sollecitati dai processi di urbanizzazione e dallo sviluppo economico che hanno avuto, negli anni, un impatto diretto sull’aumento della domanda di acqua. Occorre, dunque, rafforzare la resilienza del sistema idrico, rendendo i processi più efficienti, soprattutto nei territori che presentano una maggiore vulnerabilità a situazioni di criticità idrica.

Per la Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e celebrata ogni anno il 22 marzo, l’Istat ha pubblicato un focus tematico che offre una lettura integrata delle statistiche sulle acque con riferimento agli aspetti legati al territorio e alla popolazione.

Prima evidenza: nel 2020, il servizio di distribuzione dell’acqua potabile nei 109 Comuni italiani capoluogo di provincia (dove risiedono 17,8 milioni di abitanti, il 30% circa della popolazione italiana) è in carico a 95 gestori. In 100 Comuni (17,2 milioni di residenti) la gestione del servizio è specializzata, mentre nei restanti nove (600mila residenti) è prevalentemente in economia. In quest’ultimo caso è il Comune che ha la responsabilità del servizio.

La rete di distribuzione dei Comuni capoluogo si sviluppa complessivamente su oltre 57mila chilometri. Complessivamente, i gestori hanno immesso in rete 2,4 miliardi di metri cubi di acqua (370 litri per abitante al giorno) ed erogato 1,5 miliardi di metri cubi per usi autorizzati agli utenti finali, pari a 236 litri per abitante al giorno. I volumi movimentati nelle reti dei capoluoghi rappresentano il 33% circa dei volumi complessivamente distribuiti in tutta l'Italia. Rispetto al 2018, i volumi immessi in rete si riducono di oltre il 4% e dell'1,6% i volumi erogati.

L’intensità dell’erogazione dell’acqua è fortemente eterogenea sul territorio perché legata alle caratteristiche infrastrutturali e socio-economiche dei Comuni. Tra i 109 capoluoghi, volumi superiori ai 300 litri al giorno per abitante si riscontrano nelle città di Milano, Isernia, Cosenza, L’Aquila, Pavia e Brescia. Di contro, sotto i 150 litri per abitante si trovano Barletta, Arezzo, Agrigento, Andria e Caltanissetta.

Non tutta l’acqua immessa viene effettivamente erogata agli utenti finali. Nel 2020, infatti, sono andati dispersi 0,9 miliardi di metri cubi, pari al 36,2% dell’acqua immessa in rete (37,3% nel 2018), con una perdita giornaliera di 41 metri cubi per km di rete (44 nel 2018). Proseguendo la tendenza già segnata nel 2018, le perdite totali di rete si riducono di circa un punto percentuale.

Le perdite totali di rete hanno importanti ripercussioni ambientali, sociali ed economiche, soprattutto per gli episodi di scarsità idrica sempre più frequenti. Sono da attribuire a fattori fisiologici presenti in tutte le infrastrutture idriche, alla vetustà degli impianti, prevalente soprattutto in alcune aree e a fattori amministrativi, riconducibili a errori di misura dei contatori e ad allacci abusivi, per una quota che si stima pari al 3% delle perdite.

In più di un capoluogo su tre si registrano perdite totali superiori al 45%. Le condizioni di massima criticità, con valori superiori al 65%, sono state registrate a Siracusa (67,6%), Belluno (68,1%), Latina (70,1%) e Chieti (71,7%). All’opposto, una situazione infrastrutturale decisamente favorevole, con perdite idriche totali inferiori al 25%, si rileva in circa un Comune su cinque. In sette capoluoghi i valori dell’indicatore sono inferiori al 15%: Macerata (9,8%), Pavia (11,8%), Como (12,2%), Biella (12,8%), Milano (13,5%), Livorno (13,5%) e Pordenone (14,3%).

L'Istat ha anche rilevato che nei 21 Comuni capoluogo di Regione e Provincia autonoma (dove vivono 9,7 milioni di abitanti) il 94,7% della popolazione residente risulta allacciata alla rete fognaria pubblica, indipendentemente dalla disponibilità di successivi impianti di trattamento delle acque reflue urbane. Il servizio pubblico di fognatura è invece assente per 514mila residenti nei capoluoghi. In questi casi, le acque reflue urbane vengono convogliate generalmente verso sistemi autonomi di smaltimento, soprattutto nelle aree con case sparse e zone difficilmente raggiungibili.

Una copertura del servizio pubblico di fognatura pari ad almeno il 95% dei residenti si riscontra in 15 capoluoghi di regione. Nei restanti sei Comuni le percentuali sono comprese tra il 94,9% di Ancona e l’87,8% di Catanzaro. Una presenza quasi completa del servizio si registra a Bologna, Cagliari, Torino e Trento, con percentuali pari ad almeno il 99%.

Però, non tutti i reflui collettati dalla rete fognaria pubblica sono convogliati verso impianti di depurazione delle acque reflue urbane, infrastrutture indispensabili per ridurre l’inquinamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei. Comunque, l'Istat stima che nel 2020 il 93,7% della popolazione residente nei Comuni capoluogo di regione e provincia autonoma abbia usufruito del servizio pubblico di depurazione delle acque reflue urbane; mentre sono 605mila residenti sono risultati privi del servizio e hanno utilizzato sistemi privati di smaltimento e trattamento dei reflui oppure si sono collegati a una rete fognaria pubblica che convoglia le acque di scarico direttamente in corsi d’acqua superficiale o a mare tramite condotta sottomarina.

Ti potrebbero interessare anche: