Notizie | 29 aprile 2022, 16:03

Anagrafe imprese: Imperia unica provincia in positivo

Un'immagine di Imperia

Un'immagine di Imperia

Di tutte le province delle tre regioni del Nord Ovest unicamente quella di Imperia ha chiuso il primo trimestre 2022 con un numero di imprese superiore a quello del 31 dicembre. Dal primo giorno di gennaio all'ultimo di marzo, infatti, nella provincia dell'estremo Ponente ligure è stata registrata la nascita di 524 aziende, mentre sono state 459 quelle che hanno cessato definitivamente l'attività. Il saldo è così risultato positivo, al contrario di tutte le altre province del Nord Ovest, che, complessivamente hanno perso 964 imprese (le nuove iscrizioni alle Camere di commercio sono state 10.714 a fronte delle 11.728 che hanno chiuso i battenti.

In particolare, le nuove iscrizioni nel primo trimestre sono state 7.774 in Piemonte, 189 in Valle d'Aosta e 2.801 in Liguria; mentre sono state contate 8.647 cessazioni in Piemonte, 213 in Valle d'Aosta e 2.868 in Liguria. Così, a fine marzo il Piemonte aveva 427.023 aziende iscritte alle locali Camere di commercio, la Liguria 160.584 e la Valle d'Aosta 12.231.

Questo, in sintesi, lo scenario che emerge dai dati Movimprese elaborati da Unioncamere – InfoCamere.

A livello nazionale, a distanza di due anni dall’irrompere dell’emergenza sanitaria, i numeri del Registro delle imprese delle Camere di commercio segnalano un primo, parziale assestamento della natalità e della mortalità imprenditoriale, senza tuttavia recuperare ancora i livelli pre-pandemia. Alle 101.955 iscrizioni di nuove attività economiche rilevate tra gennaio e marzo (in linea con il dato dello scorso anno, dopo la brusca frenata del 2020) si sono contrapposte 103.104 cessazioni, per la prima volta in ripresa verso valori più normali dopo la forte contrazione legata all’attesa dei ristori governativi per la forzata riduzione delle attività.

Il saldo risultante dai due flussi (-1.149 unità) fotografa un sostanziale “stallo” nella dinamica complessiva del tessuto imprenditoriale che va qualificato come un risultato “tecnico” soprattutto per il livello di cancellazioni, ancora lontano da un’evoluzione fisiologica. A questo si aggiunge la debole dinamica delle iscrizioni che, pur in ripresa rispetto al minimo del primo trimestre del 2020, comincia a registrare il clima d’incertezza conseguente agli squilibri geo-politici innescati dal conflitto Russo-Ucraino. A conferma della correlazione dell’andamento del flusso di scrizioni ai registri camerali con il clima di fiducia delle imprese che, nel primo trimestre dell’anno, ha fatto segnare un deterioramento di circa sette punti (passando dai 112,3 punti del dicembre 2021 ai 105,4 di marzo 2022).

Con le cautele anzidette – e tenendo presente gli aspetti stagionali che influenzano il bilancio del primo trimestre dell’anno, con il peso delle chiusure comunicate sul finire dell’anno precedente e rilevate statisticamente a gennaio - i dati del primo trimestre del 2022 restituiscono il profilo di un sistema imprenditoriale che allarga il proprio perimetro soprattutto grazie alla filiera dell’edilizia e dei servizi a essa collegati (servizi immobiliari e attività professionali, tecniche e scientifiche) e dei servizi alle imprese.

Presi insieme, questi settori determinano infatti un saldo di 10mila imprese in più nel periodo (il 58% del quale attribuibile alle sole costruzioni), confermando la spinta determinata dagli incentivi in favore delle famiglie per gli interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare. Sul fronte opposto, gli altri grandi settori tradizionali mostrano dinamiche negative, con andamenti diversificati rispetto all’ultimo quinquennio.

Il saldo più negativo del commercio (-8.271 unità nel trimestre) riflette la chiusura definitiva di attività colpite dalla pandemia che, probabilmente, avevano atteso la fine del 2021 per ottenere i ristori governativi; quelli di agricoltura (-4.259) e turismo (-1.610 per alloggio e ristorazione) segnalano un ritorno a valori più fisiologici del recente passato, mentre il bilancio delle attività manifatturiere (-2.230) conferma il dato dello scorso anno.

Sotto il profilo organizzativo, infine, si conferma la forza della formula della società di capitali per quanti decidono oggi di lanciarsi in un’iniziativa imprenditoriale. Tra gennaio e marzo sono nate 31.830 società di capitali a fronte di 17.341 che hanno chiuso i battenti, per un saldo nel periodo pari a 14.489 società in più. A fronte di queste, si è ulteriormente ridotto il perimetro delle imprese individuali, diminuite di 11.573 unità.
Tornando al Piemonte, Gian Paolo Coscia, presidente di Unioncamere regionale, ha commentato: “Nei primi tre mesi del 2022 il Piemonte arranca in tutti i settori e in tutte le province: gli imprenditori, soprattutto delle realtà meno strutturate, vivono l’incertezza del momento dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime e al trend dell’inflazione. La guerra in Ucraina e l’andamento della disponibilità di gas stanno condizionando le scelte aziendali. Statisticamente, comunque, in questo trimestre, si presentano in modo regolare saldi negativi: a fine anno si concentrano, infatti, la maggior parte delle cessazioni di attività, il cui riflesso si registra nel Registro imprese delle Camere di commercio nelle prime settimane del nuovo anno”.

La debole contrazione evidenziata dal tessuto imprenditoriale regionale risulta il frutto di variazioni negative di lieve entità segnate in tutte le province: Verbania (-0,65%) e Alessandria (-0,56%) mostrano i dati peggiori, seguite da Cuneo (-0,41%), Biella (-0,38%), Asti (-0,24%) e Vercelli (-0,22%). Novara (-0,15%) registra un dato migliore rispetto a quello medio regionale, mentre Torino, con un tasso di crescita piatto (-0,04%), evidenzia la performance meno peggiore.

 

Quanto alla Liguria, Genova ha registrato nel primo trimestre 1.368 nascite di imprese e 1.443 chiusure, La Spezia rispettivamente 385 e 414 e Savona 524 e 552. 

 

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