Curiosità | 28 aprile 2022, 07:36

Quella Superfiat prodotta in soli sei esemplari

La Superfiat

La Superfiat

di Francesco Amadelli*

Archiviata la parentesi bellica della I Guerra Mondiale, molte Case automobilistiche, approfittando del momento di euforia e degli elevati proventi generati dalle forniture militari, pensarono bene di porre mano a progetti di vetture di lusso destinate soprattutto ai mercati esteri, inglesi e americani in particolare.

Breve il periodo di produzione, 1921 – 1922, ma sufficiente per far comprendere a Giovanni Agnelli come fosse dispendioso mettere in cantiere, produrre e mettere in vendita una vettura 12 cilindri a V di 60° di 6.800cc per una potenza di 90 Cv. Il progettista fu quel Giulio Cesare Cappa proveniente dall’Aquila Italiana, chiusa nel 1917 perché incapace di far fronte agli impegni finanziari ma capacissima di competere con le altre marche nelle gare sportive. Negli anni della guerra dovette ridimensionarsi e convertirsi alla produzione bellica, inoltre il mancato supporto finanziario bancario nel momento di maggiore sforzo le fu fatale.

Anche le competizioni sportive erano dispendiose, nonostante la Fiat disponesse di piloti validi, di vetture veloci e capitali adeguati.

La vettura messa in campo si chiamò Fiat 520 subito ribattezzata Superfiat; nel 1928 l’azienda mise in vendita una nuova vettura denominata sempre 520 ma con altri obiettivi, dato che era destinata a una clientela benestante ma non ricca e facoltosa come quella alla quale si rivolgeva la Superfiat.

Con il fiuto del vero imprenditore, lontano dalle officine nelle quali ci si sporcava le mani ma molto vicino alle sedi bancarie, Giovanni Agnelli comprese con anticipo che il futuro del mercato dell’auto puntava alla grande produzione, non ancora definita di massa, ma sicuramente più allargata secondo gli insegnamenti e i consigli impartitigli da Henry Ford inventore della catena di montaggio e della Ford T la cui fama rimane imperitura, vera pietra miliare dell’industria automobilistica.

Nel 1926, nonostante i successi, Agnelli deciderà di uscire dal mondo sportivo, appassionante sì ma vero inghiottitoio di capitali.

Ma torniamo alla nostra Superfiat. Doveva essere il compendio di tutta l’esperienza, la saggezza e la capacità di cui potesse disporre una fabbrica di automobili. Sebbene non sia mai stato riportato dalle biografie, Agnelli in cuor suo si sarà ripetuto più volte “esageruma nen” non esageriamo, ma ormai i compiti erano stati assegnati e i capitali investiti per poter tornare sui suoi passi senza creare sconquassi deleteri per tutti.

Nel 1922 Vincenzo Lancia getterà sul mercato il suo capolavoro, la Lambda, con motore a V e la struttura portante, ma il target della clientela alla quale è rivolta la vettura è benestante quindi in grado di sostenerne il costo d’acquisto.

La Superfiat pesava oltre 20 quintali, il motore sviluppava 90 Cc, la velocità massima i 120Km/h, la lunghezza superava i cinque metri: naturale che la frizione fosse a dischi multipli onde sopportare uno strappo alla partenza di notevole potenza, il cambio a tre marce, i freni erano comandati da un servofreno. All’interno i tecnici avevano previsto tutto: altimetro, amperometro, tachimetro, orologio, termometro e qualsiasi altro strumento potesse essere d’aiuto durante la guida. Non conosciamo la capienza del serbatoio carburante, sicuramente ampio dati i forti consumi. Ma per condurre e seguire un mastodonte del genere ci volevano ben due chauffers.

Esternamente sul radiatore fece la sua prima comparsa il marchio Fiat rotondo con scritta rossa circondato da alloro, utilizzato fino a quel momento sulle vetture sportive della marca. Pare che i modelli prodotti siano stati soltanto sei dopodichè la Fiat si dedicò alla produzione di altri veicoli: il modello 509 era alle porte.

* Storico dell'auto, scrittore



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