Libri | 01 aprile 2022, 09:15

"Bionde erano le messi dell'Ucraina" di Gagarine

"Bionde erano le messi dell'Ucraina" di Gagarine

di Francesco Amadelli

Esiste un fortissimo e antico legame fra la Russia e l’Ucraina che l’Europa ignora, o finge di ignorare, per puro opportunismo politico al quale occorre fare riferimento ogni qual volta si pone mano a esso. Da un mese a questa parte molti sono stati gli interventi da parte di politici, storici, giuristi, tutti compatti nel difendere la posizione dell’Ucraina depositaria, a loro dire, di un’autonomia decisionale prossima all’indipendenza della quale ignoravano l’esistenza, forti di una visione, spesso di natura esclusivamente opportunistica, incapace di comprendere come la storia sia reggitrice delle sorti di un popolo se non di un’intera nazione.

Il caso dell’Ucraina non sfugge a tale regola che la vede unita alla Russia da tempo immemorabile in un vincolo che i fatti storici hanno rinsaldato. Gli episodi storici ci dicono come nel medioevo fu spartita fra Polonia e Lituania fino a divenire parte integrante della Rivoluzione Bolscevica dopo secoli di dominazione zarista. Essa fu parte determinante della rivoluzione contadina tanto cara ai Soviet che puntarono principalmente sulla rivolta delle campagne per espandersi in seguito nei territori urbani.

Il crollo degli imperi centrali con la disfatta nella I Guerra Mondiale e la susseguente entrata sulla scena politica del Comunismo (Kruschov, segretario politico del Pcus alla morte di Stalin, era nato a Kiev) segnò la dipendenza dello Stato ucraino dal potere politico centrale.

Ora, dopo la pesante sbornia comunista durata circa 80 anni, quella vasta regione ha ripreso in mano il desiderio mai sopito di un’indipendenza che la porti verso occidente dimenticando proprio il ruolo di Stato cuscinetto fra Est e Ovest consono alla sua posizione geografica e cancellando quella storia alla quale accennavamo.

Leggere ovvero rileggere il libro “Bionde erano le messi dell’Ucraina” di Marie Gagarine (Longanesi) ci riporta ai tempi tragici durante i quali la nobiltà russa fu perseguitata dai contadini nelle loro abitazioni di campagna nell’Ucraina granaio d’Europa.

Marie Gagarine, con la sua nobile famiglia, ci racconta l’odissea per raggiungere una nazione che potesse dar loro rifugio. Il racconto si snoda lungo un percorso giovanile fatto di dolci ricordi interrotto improvvisamente dalla brutalità dei diversi eserciti al cui comando spesso si trova un rozzo comandante pronto a uccidere.

Alla mercè di gente disperata e senza il supporto di un governo, la vasta zona diventa oggetto dell’occupazione dei molti gruppi armati pronti ad autoproclamarsi Stato indipendente fra Ucraina, Polonia, Bessarabia, Podolia. La povera Marie perderà il contatto con la famiglia e in compagnia del fratello riuscirà a raggiungere la Romania, ma le loro traversie non saranno finite.

Racconto struggente, patetico, quanto mai umano in grado di catturare il lettore con le parole decise, tragiche, mai vendicative perché piene di speranza della giovane Marie. Dovrà vedersela con un Commissario politico comunista disposto a sposarla e al quale riuscirà a sfuggire; non sfuggirà però alla prigione, alla fame finendo per essere privata di un’anellino, unico ricordo del suo passato nella terra, l’Ucraina appunto, che lei reputa la sua patria nonostante i suoi natali moscoviti.

Gesti brutali si alterneranno a gesti di umana pietà destando l’apprensione del lettore per una giovinetta pronta a difendersi con le uniche armi a disposizione: la grazia e la perseveranza.

Legame storico e umano fra Russia e Ucraina come dicevamo, l’unico al quale fare riferimento per comprendere lo spirito di quelle lontane contrade e al quale mirare per un riappacificamento osteggiato dai molti Stati stranieri desiderosi di compiere lucrosi affari sulla pelle delle popolazioni mal governate e mal consigliate. Marie Gagarine ce lo ricorda.

Il racconto delle oltre 300 vivide e suggestive pagine è preceduto dalla prefazione dell’attrice francese Macha Meril, figlia di Marie.



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