Storia & storie | 20 marzo 2022, 10:51

Birago e "Coconas", due grandi piemontesi in Francia

Renato di Birago

Renato di Birago

di Gustavo Mola di Nomaglio*

Lungo itinerari tra loro diversissimi si sono riuniti in uno degli angoli più suggestivi di Parigi due antichi personaggi legati alla storia piemontese. Il nome di Renato di Birago (= de Birague), campeggia sulla targa di una breve ma centralissima via che inizia da rue de Rivoli e sfocia nella splendida place des Vosges. Il cardinale de Birague, presidente del parlamento di Pinerolo durante la cinquecentesca occupazione francese del Piemonte, è rievocato dalla toponomastica parigina per essere stato, dopo il suo rientro in Francia, gran cancelliere del regno e uno degli uomini più potenti del suo tempo. Si può dire che s'inaugurò con lui la serie dei cardinali-ministri. che ebbe in Richelieu e Mazzarino i suoi esponenti più celebri.

Negli ultimi metri di rue de Birague si apre la porta di un piccolo e raffinato ristorante, le cui vetrine si affacciano sulla piazza. L'insegna porta la scritta “Coconas”, mentre un volto dipinto rinvia a un personaggio del passato. Questo nome ai parigini d'oggi, non esclusi i dipendenti del locale, dice assai poco.

Una curiosa coincidenza ha riunito qui, attraverso percorsi differenti, la memoria di due uomini dal destino diverso, ma non privi di punti in comune. Due uomini che certamente si conobbero bene. Entrambi erano italiani ma radicati in Francia dove, nel loro tempo, fecero molto parlare di sé; entrambi ebbero un ruolo non marginale nell'attuazione e nell'esecuzione della "Notte di San Bartolomeo", nell’epoca delle sanguinose lotte che costarono molte vite a cattolici e protestanti; entrambi, infine, appartenevano a grandi famiglie feudali.

Il Birague è ricordato con tutti i crismi dell'ufficialità e con una certa larghezza (altrove anche lapidi e monumenti ne tramandano il ricordo). Coconas sarebbe invece del tutto dimenticato se non fosse per il ristorante che trae da lui la propria denominazione. Dietro il francesizzato nome Coconas si celava Annibale Radicati, conte di Cocconato, appartenente a una gran famiglia piemontese. Nato attorno al 1530 egli aveva abbracciato assai giovane il mestiere delle armi. Nel 1561 era gentiluomo di bocca di Emanuele Filiberto e capitano di una compagnia di duecento soldati. Risulta che pochi anni dopo cadde in disgrazia, ma non ne conosciamo il motivo. Probabilmente aveva a corte nemici potenti che istigavano il principe contro di lui. Pur proclamandosi vittima di maldicenze non poté più ottenere il favore sovrano e, sul finire degli anni sessanta, passò al servizio del Re di Francia, quale capitano di una compagnia di fanti italiani.

Nel maggio del 1569 fu lui a guidare le truppe in aiuto di Dun-Le-Roi, assediata dai protestanti e l'anno seguente si distinse nella difesa di Marennes-en-Saintonge. Furono però le eccezionali doti di coraggio e abilità dimostrate nell'assedio di La Rochelle del 1573, che gli consentirono di avere relazioni privilegiate e intime con i grandi di corte, con i principi del sangue e di godere del favore reale.

Hélène Michaud, autrice di un cenno biografico che lo riguarda afferma tuttavia che Cocconato era un uomo senza scrupoli e pronto a tradire per denaro i suoi sovrani. Il suo nome ricorre in effetti in varie congiure che misero in subbuglio la Francia. Nel 1573 svolse attività di spionaggio per gli spagnoli, tentando di favorire, contro gli interessi della corona francese, la candidatura al trono di Polonia del moscovita Ivan il Terribile. Nel 1574 congiurò per liberare il duca d’Alençon, il più giovane dei fratelli del Re, che era stato arrestato perché sospettato di cospirare con gli ugonotti. Non ebbe fortuna. La congiura fu scoperta a causa di una spiata e, dopo un breve processo, egli fu dichiarato colpevole del reato di lesa maestà insieme con Bonifacio de La Mole e condannato alla decapitazione. Andò al patibolo con una noncuranza che fece dire a re Carlo IX che egli, pur essendo malvagio, era uno degli uomini più coraggiosi del regno.

Il momento finale delle sue avventure riecheggia in Stendhal, in Le rouge et le noir: la duchessa di Nevers avrebbe preso il lutto per lui e ne avrebbe fatto trafugare il corpo, conservandone la testa, dopo averla fatta imbalsamare. Come si è visto fu inviso ad Emanuele Filiberto, fu spia degli spagnoli e cospirò contro il Re di Francia. Qualcuno tuttavia congetturò che egli fosse rimasto fedele ai Savoia e che operasse in realtà a loro favore, a danno di tutte le altre potenze.

* Scrittore, storico, vice presidente del Centro Studi Piemontesi



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