Libri - 05 marzo 2022, 08:28

Jules, Jim e la "scandalosa" Catherine

Jules, Jim e la "scandalosa" Catherine

di Francesco Amadelli

Il romanzo di Henti Pierre Roché “Jules e Jim” (Adelphi) è uno dei pochi casi nei quali il film da cui fu ricavato è trainante rispetto al libro. Francois Truffaut se ne innamorò fin dalla sua prima edizione nel 1953 e lo portò sullo schermo nel 1962 ritenendolo degno di una trasposizione che non lo stravolgesse nella descrizione più intima dei personaggi. L’autore quando lo scrisse aveva già 74 anni e ritenne di riportare sensazioni provate in gioventù con il candore e la schiettezza con le quali le aveva vissute.

La trama potrebbe essere riportata semplicemente come il triangolo amoroso fra una ragazza, Catherine, e due ragazzi, Jules e Jim, la cui amicizia è profonda ma non così intima come il lettore potrebbe pensare; fra loro rimane sempre un certo distacco fatto di rispetto ed educazione, consapevoli entrambi che una mossa sbagliata rischierebbe di nuocere alla loro amichevole relazione.

Possiamo definirlo un romanzo proto-femminista in quanto, nonostante le numerose vicende raccontate, pare girare attorno ai due personaggi maschili: ma non è così. E’ invece l’animo femminile delle diverse ragazze che lo popolano e di una in particolare, Catherine, a primeggiare su tutti.

Apparentemente volubile e capricciosa, Catherine saprà catturare l’amore di Jules, tedesco vivente in Francia e Jim, francese e a farli ruotare attorno a lei non in un gioco amoroso fine a se stesso quanto pervaso di vero sentimento, lo stesso che ella riversa spesso in altri uomini senza che ciò procuri gelosia o dolore nei nostri due comprimari. Tutti tradiscono tutti in una girandola continua che viene accettata da ciascuno di loro per amore dell’altro. 

E’ il dopo-guerra e in Francia si è già presentato il fenomeno Francoise Sagan con il suo “Buongiorno tristezza”, che tanto fece parlare la critica sugli opposti versanti. Ora è la volta di Roché e non è un caso che questo pensiero nuovo, questo movimento nasca proprio in Francia, culla di pensatori, ove la donna detiene un primato di supremazia sull’uomo impensabile in altre nazioni. 

Il movimento femminista – retaggio di pensieri rivoluzionari più antichi -  nascerà lì e verrà esportato in tutta Europa spesso con cattive imitazioni.

Ma torniamo alla nostra Catherine. Il lettore, nel prosieguo del romanzo, continuerà a domandarsi quale sarà l’ulteriore mossa della ragazza e fino a che punto i suoi due amanti sono disposti ad accettare un menage a trois che pare non avere fine, fatto di avvicinamenti e allontanamenti continui nonchè di provvidenziali reciproci perdoni. Quello di Catherine è un carattere dolce ma non ingenuo pronto a legarsi in maniera apparentemente indissolubile ora con l’uno ora con l’altro finendo per sciogliersi con semplicità così come era nato a dimostrazione di come la sua sia una personalità forte, invasiva e mai prepotente, fatta semmai di innamoramenti e infatuazioni tali da far gridare allo scandalo quando il libro fu posto in vendita. Anche la fine ci sarà e sarà tragica, l’unico finale possibile per tre esseri umani pervasi di amore.

 

Nel 1962, come abbiamo detto, Francois Truffaut ne trasse un film che rispecchia abbastanza fedelmente il principio ispiratore dell’opera cioè l’amore di Catherine per gli uomini perché desiderosa a sua volta di amore. Una ricerca di se stessi, potremmo dire. Il regista francese, alto esponente della Nouvelle Vague, della Nuova Onda cioè, comincerà a rompere schemi abitudinari della società francese del tempo e si riverserà sugli scogli del conformismo dei benpensanti. Quell’Onda sarà destinata a infrangersi su di loro con il peso di un pensiero nuovo fino a divenire un moto ondoso travolgente i cui risultati notiamo solo oggi a distanza di molti anni. Truffaut arricchirà la colonna sonora con una canzone cantata da Jeanne Moreau (interprete perfetta con la sua misteriosità nonché fisicità) intitolata “Tourbillon la vie”: definizione perfetta per quella storia d’amore. Ma si sa, è la Nuova Onda, la Nouvelle Vague a imprimerle una forza nuova e Truffaut, diversamente da tanti altri, lo aveva intuito.


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