Libri - 24 febbraio 2022, 08:45

L'attentato alla Sindone secondo Laura Mancinelli

L'attentato alla Sindone secondo Laura Mancinelli

di Francesco Amadelli

Il 12 aprile 1997 un forte incendio scoppiò all’interno della Cappella del Guarini, in pieno centro a Torino, all’interno della quale era custodita una reliquia sacra dall’alto valore storico e religioso. Per un attimo si temette il peggio cioè che il Sacro Lenzuolo, leggenda vuole abbia avvolto il Corpo di Gesù, potesse andare in fumo, stavolta definitivamente, dopo l’incendio che parzialmente lo danneggiò nel Medioevo.

Le drammatiche scene fecero il giro del mondo, anche quello non strettamente cristiano/cattolico, finendo per farci tirare poi un sospiro di sollievo quando i Vigili del Fuoco, spaccata la teca, riuscirono a portarlo in salvo.

Fin qui la cronaca. Laura Mancinelli, profonda conoscitrice del Medioevo, germanista e storica si riaggancia a quel lontano episodio, del quale ricorrono i 25 anni, per raccontarci una storia ( “Attentato alla Sindone”, Einaudi tascabili) in bilico fra realtà e immaginazione. Non così immaginaria per cadere nella pura fantasia, non altrettanto reale per non lasciare spazio alla finzione, la scrittrice torinese (1933-2016) costruisce, con la grazia e l’eleganza che le erano consone, il racconto di un vero e proprio attentato ordito ai danni della Sindone, riprendendo quel filo misterioso che lega l’antico e il moderno.

La Mancinelli si muove da vera esperta della materia quando ci descrive la Torino sotterranea fatta di cunicoli, passaggi segreti ormai abbandonati e preda dei topi, all’interno dei quali si muovono due loschi figuri legati al remoto passato della reliquia. In un gioco di rimando fra nuovo e antico, fra reale e irreale i due protagonisti della vicenda, il professor Carmine Bauducco e la giovane ricercatrice e germanista Priscilla si improvviseranno investigatori. La buona riuscita delle indagini, proprio come si aspetta il lettore, porterà a galla la verità ottenuta con la complicità di un giornalista troppo opportunista per lasciarsi sfuggire il “prelibato boccone”.

Nella figura di Priscilla non possiamo non intravvedere la stessa Mancinelli, dotta e appassionata ricercatrice dell’antica Torino, pronta altresì a scagliare i propri strali graffianti verso un giornalismo, del quale, immaginiamo, abbia saggiato in più occasioni l’opportunismo e l’arrivismo, mettendolo in rilievo in questo romanzo del 2000 edito da Einaudi. Troppo presto ella ci ha lasciato, troppo tardi vengono riconosciute le sue capacità di ricercatrice storica.


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