Storia & storie - 12 febbraio 2022, 09:46

Grandi Motori Fiat, dalle origini alla fine

La nave Giulio Cesare

La nave Giulio Cesare

di Francesco Amadelli*

La Fiat, sebbene nel suo acronimo nasconda il termine “automobili”, nella sua lunga vita non è stata esclusivamente produttrice di vetture. Sappiamo che nacque nel 1899 a Torino ma, nonostante la città non sia toccata dal mare, riuscì a produrre motori, potenti ed enormi, per uso prevalentemente marino.

Forse nella mente dei fondatori non esisteva l’intenzione di andare a occupare quello spazio produttivo, lasciando ad altri questo compito molto impegnativo.

La genesi dello stabilimento, divenuto in seguito Grandi Motori, probabilmente nacque nella mente di Camillo Cavour il quale, mosso dal desiderio di ampliare le capacità belliche del piccolo Regno di Sardegna, acquisì nel 1852 i cantieri navali Taylor&Prandi fondati nel 1846 a Sampierdarena e incaricati di fornire i materiali necessari per la costruzioni della ferrovia Torino–Genova. Nel 1853 i cantieri vennero acquistati dalla società Giovanni Ansaldo e il legame fra Genova e Torino si rafforzò ulteriormente. inducendo a sua volta l’imprenditore genovese a impiantare una fabbrica di vetture a Torino.

Nel 1884, il canavesano Michele Ansaldi decide di venire a Torino e fondare uno stabilimento per la costruzione di macchine utensili nella zona di via Cuneo. Dovrà respingere le opposizioni di gran parte del Consiglio comunale contrario all’edificazione di un impianto voluminoso contrario alle norme del Piano Regolatore della Città, ma alla fine ci riuscirà. Negli enormi locali dello stabilimento, previo accordo fra Ansaldi e la Fiat, verranno costruite vetture con il marchio Fiat-Ansaldi a partire dal 1905 fino al 1908, nonostante nel 1906 Ansaldi avesse lasciato la società per contrasti con i soci. La società venne rifondata nel 1909 con il titolo di Fiat-Brevetti, ma anch’essa ebbe vita brevissima.

Nel 1905 la Fiat acquisì i cantieri navali di Muggiano (La Spezia) con il ben preciso scopo di andare a coprire nel più breve tempo possibile tutte le lavorazioni meccaniche e siderurgiche atte a portare l’azienda al vertice del comparto produttivo italiano specie nel settore Difesa. I venti di guerra hanno sempre spirato sulla nostra penisola e Giovanni Agnelli comprese come fosse indispensabile non farsi trovare impreparato in caso di conflitto. Il conflitto ci fu nel 1911 con lo sbarco delle nostre truppe a Tripoli mentre ci si preparava per una guerra più ampia nella quale si sarebbero utilizzate armi nuove e distruttive come il sommergibile e l’aereoplano. Tutto andò come previsto, perché la guerra scoppiò nell’agosto del 1914, la Marina Italiana completò l’armamento delle navi da battaglia e ne varò di nuove.

Nello stabilimento di via Cuneo si procedette alla produzione di motori e tubi di lancio per sommergibili mentre nel cantiere Fiat-San Giorgio di Muggiano si provvedeva al montaggio di questi ultimi sugli scafi prodotti e varati in loco.

Nello stabilimento di via Cuneo la produzione iniziò con motori diesel a 4 tempi da installare sui sommergibili, ma in un secondo tempo, ovvero a ridosso del conflitto mondiale, per merito dell’ingegnere Giovanni Chiesa si procedette all’ampliamento dello stabilimento e alla produzione di motori diesel a due tempi di grande potenza e proporzione. Era l’atto di nascita della Grandi Motori, che ufficialmente avvenne nel 1923. Ben presto la potenza passò da 800 CV a 1.200 CV, si trattava di motori lenti se confrontati con i piccoli propulsori delle vetture ma capaci di spingere una nave da guerra oltre i 20 nodi.

Nel 1916 la Fiat constatò come i costi di produzione nel cantiere di Muggiano fossero esorbitanti e in previsione di un futuro smobilizzo alla fine della guerra pensò bene di cederlo all’Ansaldo: divenne così Ansaldo-SanGiorgio le cui maestranze sapevano come far rientrare i costi del nuovo cantiere in una economia di scala in comunione con i cantieri già esistenti a Sampierdarena. La vicinanza di una città come La Spezia votata interamente alla Marina Militare Italiana sarebbe stata inoltre una garanzia per la continuazione della produzione. Dopo un ulteriore passaggio di proprietà nelle mani dell’imprenditore Odero i cantieri vedranno nuova vita divenendo Oto Melara. per la cui importanza, strategica per lo Stato italiano, verranno incorporati nel 1933 nell’Iri (istituto Ricostruzione Industriale).

Intanto i motori prodotti a Torino aumentavano ulteriormente di potenza passando da 18.000 CV, montati sulle motonavi Saturnia e la gemella Vulcania, fino a 50.000 CV e pesanti 700 tonnellate. Le due motonavi furono utilizzate come navi passeggeri e nella seconda Guerra mondiale utilizzate come navi ospedale. Lo stabilimento fu ampliato diverse volte fino a coprire un’estensione di 130.000 mt/quadri nel 1935 e i dipendenti diventarono 5.000.

Insomma se Lingotto e poi Mirafiori rappresentavano i quartieri a sud di Torino specializzati nella produzione di autovetture, Barriera Milano era divenuto il centro per la produzione di motori marini o con applicazione fissa per la generazione di energia elettrica.

Come tutti gli impianti industriali, anche la Grande Motori Fiat soffrì i pesanti bombardamenti degli aerei alleati nella seconda guerra mondiale. Dopo la furia bellica furono varati nuovi piani di investimento e la fabbrica tornò a rifiorire, fu ampliata rispetto al periodo ante-guerra e arrivò a dare lavoro a 4.000 dipendenti. Le splendide navi gemelle Augustus e Giulio Cesare della Società di Navigazione Italia furono impostate nell’immediato dopo-guerra e varate a metà degli anni ’50 esse montavano motori da 25.000 KW (pari a 34.000 CV) costruiti dalla Grandi Motori Fiat, l’unica in Italia a mettere in cantiere propulsori di questa potenza. L’azienda di via Cuneo (e non solo in quanto nel corso degli anni si ampliò anche nelle vie vicine) continuò a produrre per buona parte degli ’60.

Nel 1966 (ultimo anno di attività sia per la fabbrica sia per Vittorio Valletta presidente della Fiat) fu siglato un accordo in virtù del quale tutta la cantieristica navale italiana veniva ridimensionata. L’attività della Grandi Motori di Torino passò alla Grandi Motori Trieste, città nella quale forte era la disoccupazione, inglobata anch’essa nell’Iri.

Nel quartiere Barriera di Milano i forti colpi di maglio non si udirono più sostituiti da rumori più affievoliti dovuti alle nuove attività installatesi nella vecchia fabbrica fra le quali la T.T.G. (Turbomeccanica Turbogas settore energia).

* Scrittore, storico dell'auto



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