Libri - 09 febbraio 2022, 08:16

Quando a scrivere di un cane è Virginia Woolf

Quando a scrivere di un cane è Virginia Woolf

di Francesco Amadelli

Diciamo subito che Flush è un cane, uno spaniel, e sarebbe limitativo aggiungere che questo romanzo breve è la sua biografia. Fu scritto nel 1933 e Virginia Woolf mostra fin da subito la sua genialità evitando di “umanizzare” troppo la bestia con il rischio di trasformarla in un personaggio disneyano. Il protagonista non parla, non scrive, non si comporta umanamente, in compenso permette alla sua creatrice di descrivere le sue azioni e i suoi pensieri. Ne esce quindi una vera biografia, non tanto dell’animale quanto della società vittoriana nella quale si muove.

Di essa non apprezza la rigidezza sebbene la debba accettare a malincuore, proprio egli che è consapevole della purezza della sua razza e dell’educazione ricevuta.

Dalla giovinezza spensierata finirà nella casa della poetessa Elisabeth Barrett Browning, la quale, per motivi di salute, è costretta a passare gran parte della giornata a letto. Dimostrerà la sua tristezza unita a una forte impazienza per le fughe all’aria aperta.

Il momento triste della sua esistenza sarà allorquando, in occasione di una passeggiata con la sua padrona, verrà rapito, ignaro del mercanteggiamento che si svolge a Londra con i cani di razza rapiti da un’organizzazione facente capo a un famoso e intoccabile criminale. Elisabeth Barrett si metterà sulle sue tracce, pagherà il riscatto dopo settimane di vere torture fisiche.

Il riscatto sarà totale e insperato dato che la padrona lo porterà con sé in Italia, a Pisa e a Firenze, permettendogli di godere del sole e dell’allegria del popolo toscano, non ancora italiano, a metà dell’800.

Il breve romanzo (“Flush, una biografia”) è semplicemente delizioso per come la geniale Virginia Woolf riesce a dipingere uno spaccato della Londra e delle città toscane di quel lontano periodo. A lei la nostra gratitudine per l’amore dimostrato nei confronti dell’Italia e per la capacità di tramutare i nostri vizi in virtù, per le deliziose descrizioni dei luoghi e dei borghi italiani. Flush, l’affezionato cane, è il tramite attraverso il quale il romanzo si dipana con la leggerezza e l’incanto di colei che fu vera artista. Il libro inizialmente non fu ben accolto dalla critica ma la sua rivalutazione postuma è sicuramente ben meritata. Da leggere e, volendo, da rileggere.



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