Libri | 19 gennaio 2022

Quella Fiat 850 Spider rossa di Fabio Volo

Quella Fiat 850 Spider rossa di Fabio Volo

di Francesco Amadelli*

Fabio Volo, scrittore, attore, conduttore televisivo e radiofonico, con il suo nuovo libro (“Una vita nuova”, Mondadori editore) ci regala una galoppata nella sua infanzia. Come spesso capita ai cinquantenni, Paolo, il protagonista, tira le somme della sua vita e del suo matrimonio. L’occasione gliela offre il ricordo delle scorribande con il padre a bordo della Fiat 850 Spider rossa acquistata in quell’epoca d’oro nella quale gli italiani sognavano la libertà, le scampagnate, la vita all’aria aperta.

Essa costituiva il punto d’arrivo della sua e della paterna felicità in una Milano ancora priva del traffico che la soffocherà in seguito e l’espressione “salvaguardia dell’ambiente” doveva essere coniata.

Cresciuto nel culto e nell’amore del padre, Paolo si illude che quella felicità potrebbe ritornare se solo riuscisse a ritrovare la vettura rossa oggetto delle sue fantasticherie e dell’affetto per il genitore. Come nelle migliori favole il miracolo si avvera. Accompagnato dal suo amico Andrea, anticonformista e sognatore ma ricco di inventiva e sincerità, si recherà fino in Puglia dall’ultimo proprietario della vettura e ripercorreranno a ritroso la strada che da Ceglie Messapica li riporterà a Milano.

Potremmo considerarlo un road-book all’italiana, niente di analogo con quelli lasciatici dalla letteratura americana sulla NR66 lunga, interminabile, attraverso il paesaggio nord-americano costellato di motel di quart’ordine, cittadine tutte uguali e personaggi talora mentalmente disturbati o deviati. Sarà un viaggio molto più breve, più casareccio che permetterà a entrambi di ripensare alla propria vita con tutto il corollario di errori, tradimenti e desideri di riscatto.

Andrea e Paolo effettueranno una sosta a San Benedetto del Tronto per riabbracciare Nicola, fratello di quest’ultimo, artista con un matrimonio fallito alle spalle. Le loro esperienze coniugali si assomigliano ma differiscono sostanzialmente dal diverso rapporto instauratosi con le rispettive mogli. Andrea e Paolo soffrono per le loro relazioni coniugali contrassegnate da una certa conflittualità mentre Nicola scopre che la separazione ha esaltato un affetto insperato per la moglie. 

Il vero protagonista del romanzo, semplice, schietto e genuino, rimane però la Fiat 850 Spider rossa che Paolo sta riportando al padre per renderlo felice negli ultimi suoi anni. Tutto nell’auto è rimasto come una volta; si risveglia il ricordo dei due amici per quel periodo trascorso senza che in essi rinasca il rimpianto. Sarà l’incapacità di entrambi di invecchiare, come spesso accade agli uomini, a far comprendere loro come non siano stati in grado di accettare le proprie responsabilità. Si ritroveranno fianco a fianco nella vettura come due giovani e si confesseranno vicendevolmente gli errori.

Il viaggio si dimostrerà meglio di una seduta terapeutica. Paolo prenderà coscienza dei propri errori e dei motivi che lo hanno portato al fallimento del proprio matrimonio. La presenza del figlio Tommaso darà una spinta poderosa alla decisione finale, che verrà e nella maniera più imprevista, nella maniera che il lettore vorrebbe per chiudere in bellezza con un po’ di tristezza il racconto di un viaggio, di un esame di coscienza, di un amore rimasto sopito e risbocciato. Niente sentimentalismo, per favore, è la vita che continua della quale dobbiamo essere consapevoli.

Quanto alla Fiat 850, il compito che spettava a Dante Giacosa era gravoso e pieno di rischi: occorreva trovare la degna erede della Fiat 600. Nata nel 1955, la 600 cominciava a mostrare i segni del tempo. L’ingegnere Giacosa avrebbe dovuto mettere in piedi una struttura di progettisti, designer e collaboratori dalla mente dei quali sarebbe nata una vettura all’altezza dei valori tecnici e stilistici di quella utilitaria che aveva motorizzato l’Italia e ora, dopo quasi dieci anni, andava sostituita. La 600 era stata il banco di prova dal quale Giacosa aveva tratto notevole esperienza, occorreva che la nuova creatura ne imitasse il successo e le prestazioni.

Nel maggio del 1964 esce dalle linee di Mirafiori la nuova 850. Giacosa non vuole sbagliare quindi ripropone lo schema meccanico della precedente vettura: berlina due porte, motore posteriore a 4 cilindri, 4 posti, ruote indipendenti. E’ un compito tutt’altro che facile, ma l’ingegnere, nonostante i vincoli di spesa imposti da Valletta, vi riesce. La vettura avrà enorme successo in tutte le sue versioni, costerà poco, avrà bassi consumi, sarà robusta e soprattutto resterà in produzione fino al 1971 con oltre 2,2 milioni di esemplari.

Inizialmente viene proposta alla clientela in due versioni: normale e super, con potenze differenti, rispettivamente di 34 e 37 CV grazie a un diverso rapporto di compressione, cilindrata 843 cc, cambio 4 marce+RM (tutte sincronizzate) ruote indipendenti con balestra trasversale anteriore e barra stabilizzatrice trasversale posteriormente, impianto elettrico a 12 volt con dinamo che presto scomparirà sostituita dall’alternatore, peso a vuoto 670Kg, freni a tamburo sulle 4 ruote, lunghezza mt. 3,57 larghezza mt.1,42, velocità 120 Km/h per la normale e 125 per la super.

In poche parole, la 850 è la naturale evoluzione della 600: semplice, economica, spaziosa e riparabile ovunque. Verrà proposta anche nella versione idroconvert, poco apprezzata dalla clientela ma si dimostrerà innovativa in quanto permetterà a molti, impossibilitati a mettersi alla guida di un’auto per ragioni diverse, di condurre un’auto.

Il successo commerciale è immediato e l’anno seguente vengono messe in vendita le due versioni sportive: Coupé e Spider, entrambe con il medesimo motore da 843cc ma con due potenze diverse (47 CV per il coupé e 49 CV per lo spider). La prima verrà progettata dal Centro Stile Fiat mentre la seconda sarà ideata e prodotta dalla carrozzeria Bertone. La versione Spider verrà molto apprezzata dagli americani.

Nel 1968, la Fiat provvede a ritoccare la berlina: la Super diventa Special con molti miglioramenti interni alla carrozzeria e altri nella meccanica. I cerchi passano da 12 pollici a 13. La potenza è di 47 CV, velocità 135 km/h e freni a disco sulle ruote anteriori. La versione Normale rimane pressoché invariata alla precedente.

Anche il coupé viene modificato: esteriormente con un nuovo frontale a 4 fari, nella cilindrata che passa da 843 a 903cc con 52 CV anziché 47, anche la coda subisce una modifica estetica, freni a disco anteriori. Nel 1971 il coupé subirà un lieve ritocco al frontale nel quale la doppia fanaleria verrà rialzata e tutta la carrozzeria risulterà più lunga arrivando a mt.3,68 anziché 3,65. Il modello verrà sostituito dalla 128 coupè che debutterà al Salone di Torino del 1971. La versione spider viene modificata nei fari, non più carenati ma leggermente rientranti in ossequio alla normativa statunitense sul cui mercato la vettura riscuoterà successo, la meccanica è la medesima del coupé. Le versioni sportive si chiameranno d’ora in avanti Sport Coupé e Sport Spider. 

La vettura Sport Spider rimane a tutt’oggi uno dei modelli meglio riusciti di Bertone. Soffermatevi a guardare quello riprodotto sulla copertina del libro di Fabio Volo “Una vita nuova”, si tratta di una Sport Spider (genericamente definita “secondo tipo”) protagonista del romanzo, appassionante quanto la vettura.

Permettetemi un ricordo personale: a bordo di una Sport Spider del mio amico Eugenio partecipai a una caccia al tesoro organizzata dall’Aci (a quell’epoca andavano tanto di moda). Correvamo da una parte all’altra di Torino con il vento fra i capelli. Oggi non potremmo più partecipare a una caccia al tesoro per due motivi ben precisi: non abbiamo più la vettura e anche i capelli sono scomparsi.

* Scrittore, storico dell'auto



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