Notizie | 16 gennaio 2022, 10:51

Cento obiettivi da centrare per avere 40 miliardi

L’Italia ha passato il primo esame e ha ricevuto, l’anno scorso, la prima rata da 25 miliardi di euro sui 221,5 miliardi totali del Recovery Fund. Nel 2022, il nostro Paese deve ricevere la seconda e la terza rata: in totale altri 40 miliardi. Tuttavia, per incassare questa somma, l’Italia deve raggiungere 102 obiettivi: 47 nel primo semestre e altri 55 tra luglio e dicembre, mentre i 51 obiettivi programmati e concordati con l’Europa per l’anno scorso sono stati tutti centrati. Quest’anno ci sono anche 66 riforme da approvare: appalti, lotta alla corruzione, fisco, pubblica amministrazione, tagli alla spesa pubblica.

È quanto segnala il Centro studi di Unimpresa in un’analisi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), secondo il quale 42,5 miliardi sono destinati a digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, 57 miliardi a rivoluzione verde e transizione tecnologica, 25,3 miliardi alle infrastrutture per una mobilità sostenibile, 31,9 miliardi per istruzione e ricerca, 19,1 miliardi per inclusione e coesione, 15,6 miliardi per la salute.

“Sul Recovery Fund incombe l’ombra della corsa al Quirinale che potrebbe distogliere l’attenzione dei partiti e del governo anche dalle emergenze economiche, cioè inflazione e aumento dei prezzi delle materie prime - commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora - Per il nostro Paese, inoltre, quella del Pnrr è una sfida nuova: perché l’Italia non ha mai dovuto seriamente occuparsi di un programma di investimenti che richiede, contemporaneamente, monitoraggio, valutazione dei risultati e prospettiva di più anni”.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, il 2022 impone al governo, in una fase non agevole sul piano degli equilibri all’interno della maggioranza, anche a motivo della imminente elezione del nuovopPresidente della Repubblica, uno sforzo significativo per l’attuazione della tabella di marcia sul Pnrr. Il piano condiviso e in qualche modo “dettato” dall’Unione europea all’Italia stabilisce, per l’anno in corso, il raggiungimento di 102 obiettivi e l’approvazione di 66 riforme strutturali. Obiettivo è “incassare” altre due rate del Recovery Fund, pari a complessivi 40 miliardi, molti di più dell’anticipo da 25 miliardi ricevuto nel 2021.

Si tratta di traguardi ambiziosi proprio alla luce del contesto politico che caratterizzerà i prossimi mesi: superata la fase dell’elezione del Capo dello Stato, si avvicinerà, infatti, l’inizio della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento. Tale appuntamento è previsto per l’inizio del 2023 (febbraio/marzo), tuttavia potrebbe essere anticipato all’anno in corso qualora la “partita” del Quirinale cagionasse scossoni in Parlamento, con lo scioglimento anticipato delle Camere e il conseguente voto dei cittadini.

Questo secondo scenario pregiudicherebbe significativamente il completamento del percorso di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con effetti anche sul pagamento delle rate del Recovery Fund, in particolare per quanto riguarda i 40 miliardi assegnati al 2022. 

Sul totale dei 102 obiettivi previsti per quest’anno, 47 sono per il primo semestre e altri 55 per il secondo semestre. Si va da progetti per il sistema produttivo (digitalizzazione, innovazione e competitività) e per la pubblica amministrazione (digitalizzazione, innovazione e sicurezza), a iniziative su turismo e cultura oltre che economia circolare e agricoltura sostenibile; sono previsti, inoltre, progetti sull’energia rinnovabile e sulla mobilità sostenibile, sull’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici; sono programmati, poi, investimenti per la tutela del territorio, per la rete ferroviaria, per la logistica integrata, per potenziare l’istruzione e c’è un piano che dovrà favorire il collegamento tra ricerca e impresa. Spazio, poi, alle politiche del lavoro, alle infrastrutture sociali e a interventi speciali per la coesione territoriale.

Il Pnrr, poi, punta a implementare le reti di prossimità e la telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale, con attenzione, in generale pe il servizio sanitario nazionale, per l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione.

Quanto alle risorse, sul totale di 221,5 miliardi complessivi del Recovery Fund, 42,5 miliardi sono destinati a digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, 57 miliardi a rivoluzione verde e transizione tecnologica, 25,3 miliardi alle infrastrutture per una mobilità sostenibile, 31,9 miliardi per istruzione e ricerca, 19,1 miliardi per inclusione e coesione, 15,6 miliardi per la salute


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