Notizie | 15 gennaio 2022

Caro energia, le pmi sono più penalizzate

Caro energia, le pmi sono più penalizzate

Il caro energia sta colpendo indistintamente tutte le nostre imprese, anche se le piccole, ben prima degli aumenti boom registrati negli ultimi mesi, subiscono un trattamento di “sfavore” rispetto alle grandi. Secondo gli ultimi dati Eurostat relativi al primo semestre 2021, infatti, le piccole aziende pagano l’energia elettrica il 75,6% più delle grandi e il gas addirittura il 133,5% in più delle grandi. Questo differenziale, a scapito dei piccoli, colpisce anche le imprese di pari dimensioni nel resto d’Europa, sebbene negli altri Paesi questo gap sia più contenuto del nostro.

“Se ancora ce ne fosse bisogno – commenta la Cgia - questa è un’ulteriore dimostrazione che il nostro Paese non è a misura di piccole imprese. Sebbene queste ultime costituiscono oltre il 99% delle aziende in Italia, diano lavoro a oltre il 60% degli addetti del settore privato e siano la componente caratterizzante il made in Italy nel mondo, continuano a essere ingiustificatamente discriminate”.

In questa prima settimana di rientro dopo le vacanze, ad esempio, molte di queste imprese hanno deciso di introdurre o di potenziare il turno di notte per abbattere i costi energetici. Pertanto, tra assenze legate al Covid e la necessità di rimodulare il ciclo produttivo per tagliare il costo delle bollette, non sono poche le attività che hanno organici ridotti all’osso e grosse difficoltà a garantire processi produttivi efficienti.

Per abbattere i costi delle bollette di luce e gas il Governo Draghi a messo a punto una serie di interventi che sono entrati in vigore nella seconda parte del 2021, per un importo complessivo pari a 8,5 miliardi di euro. I principali sono: a) la conferma dell'azzeramento degli oneri generali di sistema applicato alle utenze elettriche domestiche e alle utenze non domestiche in bassa tensione, per altri usi, con potenza disponibile fino a 16,5 kW e la sostanziale riduzione degli oneri per le restanti utenze elettriche non domestiche; b) per tutte le utenze la riduzione dell'Iva al 5% del gas naturale; c) l'annullamento degli oneri di sistema per il gas naturale, per tutte le utenze, domestiche e non domestiche; d) il potenziamento del bonus applicato ai clienti domestici del settore elettrico e del gas naturale in condizione economicamente svantaggiata e ai clienti domestici in gravi condizioni di salute.

In merito alle tariffe dell’energia elettrica, ad aver aumentato lo storico differenziale tra piccole e grandi imprese ha contribuito l’entrata in vigore, dal primo gennaio 2018, della riforma degli energivori. L’effetto prodotto da questa novità legislativa, che prevede un costo agevolato dell’energia elettrica per le grandi industrie, di fatto ha azzerato a queste ultime la voce “Oneri e Imposte”, ridistribuendola a carico di tutte le altre categorie di imprese escluse dalle agevolazioni. E’ altresì vero che a seguito delle misure messe in campo dal Governo Draghi nella seconda parte del 2021, questo gap si è leggermente ridotto.

Per quanto concerne il gas, invece, il divario tariffario è riconducibile al fatto che tutte le grandi imprese ricevono dai fornitori delle offerte personalizzate con un prezzo stabilito su misura e sulla base delle proprie necessità. Pertanto, in sede di trattativa, il peso dei consumi è determinante per “strappare” al fornitore una tariffa molto vantaggiosa. Possibilità che, ovviamente, alle piccole imprese è preclusa. Va altresì ricordato che nel mercato libero le offerte di prezzo possono interessare solo la componente energia; le altre voci di spesa - come le spese di trasporto, gli oneri di sistema, la gestione del contatore - sono stabilite periodicamente dall’Autorità per l’Energia e sono uguali per tutti i fornitori.

Concentrando l’attenzione solo sulle piccole imprese, dal confronto con i produttori europei di pari dimensione emerge che in Italia i costi energetici sono tra i più elevati. Tra tutti i paesi dell’Area euro, infatti, solo rispetto alla Germania le nostre imprese pagano in meno (del 12,6%). Rispetto alla media europea, invece, i nostri piccoli imprenditori pagano mediamente il 15% in più.

Quando analizziamo il costo del gas, invece, tra i Paesi dell’Area euro le pmi italiane sono al terzo posto (dopo Finlandia e Portogallo) per la tariffa più elevata. Se quella mediamente applicata nel nostro Paese per ogni MWh (Iva esclusa) consumato è pari a 53,7 euro, registriamo una variazione di prezzo superiore del 7,6% rispetto alla media dei Paesi che utilizzano la moneta unica.

Assieme all’andamento del costo della materia prima – continua la Cgia - in Italia la componente fiscale è l’altra voce che contribuisce in maniera determinante a innalzare il costo delle tariffe. Sempre nel primo semestre 2021, per la bolletta elettrica, ad esempio, in riferimento alle piccole imprese il 40,7% del costo totale è riconducibile a tasse e oneri: la media dell’Area euro, invece, è del 35,7%. Per quella del gas, invece, se in Italia l’incidenza percentuale della tassazione sul costo totale a carico delle piccole aziende è del 27%, nell’Area euro si attesta attorno al 25%.

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