Notizie | 14 gennaio 2022

Regioni "più dolci": Piemonte lontano dal podio

Un panettone della Maina di Fossano

Un panettone della Maina di Fossano

E' la Lombardia la regione “più dolce” Italia, mentre al secondo posto si trova la Campania e al terzo la Sicilia. Emerge da una fresca analisi di Cribis sul settore dolciario, composto da produzione di pasticceria fresca (12,9%); produzione di fette biscottate/biscotti e di prodotti di pasticceria conservati (5,8%); commercio all'ingrosso di zucchero, cioccolato, dolciumi e prodotti da forno (6,6%); commercio al dettaglio di torte, dolciumi, confetteria (9,4%); gelaterie e pasticcerie (65,4%). La Lombardia è prima per numero di imprese attive nel settore dolciaria con la quota del 12,8% del totale nazionale, seguita da Campania (12%) e Sicilia (10,1%).

Un po' a sorpresa si scopre che il Piemonte, patria del cioccolato, della Ferrero e sede di grandi e prestigiose industrie di panettoni e colombe pasquali, è indietro, potendo vantare soltanto la quota del 6,8%, inferiore anche a quelle del Lazio (9,4%), del Veneto (7,5%) e dell'Emilia-Romagna (7,1%). La quota della Liguria è del 2,9% e dello 0,2% quella della Valle d'Aosta. 

Ma c'è una spiegazione, fornita da Niccolò Zuffetti, marketing manager Cribis: “Vista l’artigianalità della produzione italiana di dolci, non sorprende constatare che, nella maggior parte dei casi, le forme giuridiche scelte per svolgere questa antica e tradizionale attività sono l’impresa individuale (51,8%) e la società di persone (27,5%). Queste tipologie di aziende sono fortemente legate al territorio in cui sorgono. Non a caso, se si valuta il livello di internazionalizzazione delle aziende dolciarie, emerge che è basso nel 72,5% dei casi. Anche sul fronte dell’innovazione e della digitalizzazione si nota come il settore conservi il suo spirito tradizionale: lo score è basso sia per quanto riguarda la propensione all’innovazione (56,6%), sia per quel che riguarda la digital attitude (80,4%)”.

Quello dolciario, comunque, è un settore in espansione e con ritorni in crescita, almeno fino a prima che la pandemia facesse sentire i suoi effetti negativi in tutti i campi. Il fatturato del 2019 è stato infatti di oltre 9 miliardi di euro, in netta crescita rispetto a quello del 2018 , che è stato di 8,2 miliardi. Stesso andamento per quel che riguarda il numero di dipendenti che lavorano nel settore: nel 2018 era di 42.617, salito a 46.367 nel 2019, ma che ha visto poi una contrazione a 43.696 nel 2020.


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