Notizie - 09 gennaio 2022, 10:48

Mercato dell'arte: i risultati e le nuove sfide

Artissima a Torino

Artissima a Torino

Qual è il reale impatto economico dei player dell’arte, considerando non solo i settori direttamente coinvolti – gallerie d’arte, antiquari e case d’asta – ma anche gli altri operatori che collaborano in maniera organica e continuativa (logistica, assicurazioni, fiere, restauratori, artigiani, istruzione, pubblicazioni)? Nomisma ha risposto con la stima di un complessivo giro di affari di 1,46 miliardi di euro nel 2019 che, grazie a un effetto moltiplicatore pari a 2,60, arriva a 4 miliardi.
Questo il risultato più importante che emerge dalla ricerca “Arte, il valore dell’industry in Italia”, realizzata da Nomisma per il gruppo Apollo e con la collaborazione di Intesa Sanpaolo.

Nel periodo 2011-2019, il fatturato dei player dell’arte – rientranti tra le società di capitali – è cresciuto del 118%, nonostante un sensibile calo del numero dei player coinvolti in questo mercato. Un dato che evidenzia il virtuosismo delle imprese e degli operatori, i quali, nel corso dell’ultimo decennio, sono stati capaci di organizzarsi per assecondare l’evoluzione della domanda. Tuttavia, la pandemia e i lockdown del 2020 hanno impattato negativamente sul fatturato, generando una richiesta di credito, che ha coinvolto il 33% delle imprese.

Nel 2019, le gallerie d’arte in Italia erano 1.667, quindi 610 in meno rispetto al 2011. Scenario simile per gli antiquari, che scendono da 1.890 (nel 2011) a 1.593 (nel 2019). Più stabili, invece, le case d’asta: 79 nel 2019 contro le 85 del 2011. Si tratta, in generale, di attività che hanno saputo cogliere le nuove opportunità di mercato generate dalla centralizzazione e concentrazione dell’offerta nei segmenti dell’arte moderna e contemporanea. 

Nonostante il calo complessivo del numero di operatori, nel 2019 si è registrato, per i player dell’arte – organizzati in società di capitali – un fatturato di 367,8 milioni di euro, contro i 168,9 milioni di euro del 2011 (+118%). Peraltro, in controtendenza, gallerie, antiquari e mercato d’arte hanno più che raddoppiato il loro giro di affari (+132%) dal 2011 al 2019, superando i 279 milioni di euro, mentre la crescita è stata minore per le case d’asta (+82%), che hanno raggiunto quota 88,7 milioni.

La ricerca di Nomisma sui player dall’industry, gallerie, case d’asta e antiquari – organizzati sia in società di persone che società di capitali – ha permesso di definire il profilo e il volume d’affari degli operatori di questo settore: il 28% ha un fatturato annuo riconducibile al range compreso tra i 65 e i 200 mila euro, mentre poco meno di un quinto dei soggetti ha dichiarato un fatturato superiore al milione di euro.

Positivo il dato relativo alle vendite agli stranieri in Italia, che nel 2020 sono ammontate al 25% del totale. La contrazione è stata contenuta rispetto al 2019 (28% del totale), segnale che le restrizioni imposte all’organizzazione di mostre e eventi fisici hanno solo in parte compromesso la proiezione del settore sui mercati internazionali. Stabili, infine, le transazioni, probabilmente agevolate dall’accelerazione digitale che ha riguardato il settore: ogni operatore, nel 2020, ha mediamente realizzato 221 transazioni, contro le 224 del 2019.

Il mercato dell’arte è una macchina complessa che dà lustro e visibilità ai suoi player, nonché all’Italia, sia in ambito nazionale che internazionale. Per funzionare, però, deve attivare numerosi servizi quali la logistica, le assicurazioni, le fiere di settore.

La logistica è un servizio nevralgico per qualsiasi attività e, nel settore dell’arte, occupa una nicchia misurabile in 70 milioni di euro (nel 2019), rispetto agli 80 miliardi di euro generati dalla logistica in generale. Andando maggiormente nello specifico, la logistica italiana dell’arte nel 2019 ha registrato 1,2 miliardi di movimenti (Italia ed estero), coinvolgendo 500 dipendenti diretti e 4.000 clienti domestici, fra musei e fondazioni. La pandemia, però, ha comportato un crollo di fatturato per le imprese della logistica, penalizzate dalle chiusure di mostre e musei, misurabile fra il 70% e il 90%.

La pandemia ha rallentato anche gli obiettivi di crescita delle imprese attive nell’ambito delle polizze assicurative in ambito artistico, posticipandoli di 12 mesi. Comunque, se da un lato la cancellazione degli eventi ha ridotto la necessità dei trasferimenti, dall’altro l’art insurance market, contando su uno stock di opere stabili da assicurare, ha risentito in misura minore della pandemia. Si è registrato un calo solo nel circuito delle mostre, che rappresentano il 20-25% del mercato assicurativo.

Le principali fiere dell’arte in Italia hanno generato nel 2019 un indotto diretto di 68,1 milioni di euro, grazie alle due edizioni di Mercanteinfiera–Parma, Miart–Milano, Arte Fiera–Bologna, Artissima–Torino, Modenantiquaria–Modena e Biaf–Firenze, la mostra italiana di arte antica più importante al mondo. Il settore è stato uno dei più colpiti dalla pandemia a causa della cancellazione di tutti gli eventi nel 2020, ma l’edizione autunnale 2021 di Mercanteinfiera – con un indotto complessivo di 14,8 milioni di euro, superiore di 1,5 milioni rispetto all’edizione del 2019 – ha evidenziato la voglia di ripresa.

In Italia esistono 32 accademie e istituti d’eccellenza, 2.200 studenti diplomati ogni anno e si registrano investimenti per 7,3 milioni di euro in scuole e università per l’ampliamento delle competenze in ambito artistico. Le tipiche professioni coinvolte – operatori di case d’asta, galleristi, antiquari, mercanti d’arte, restauratori – vedono nella connoisseurship, ovvero nella capacità di riconoscere, attribuire e valutare un’opera e di introdurla sul mercato, un requisito indispensabile. Appaiono dunque imprescindibili una formazione storico-artistica, l’aggiornamento sull’evoluzione del panorama dell’arte e la capacità di interpretare target di domanda e gusti degli acquirenti in un mondo in rapida evoluzione.
Al pari di questi requisiti, il decentramento amministrativo e il coinvolgimento dei privati nelle attività di gestione del patrimonio artistico hanno fatto emergere una nuova professione, quella del manager culturale, la cui formazione deve riguardare sia gli aspetti tecnico-culturali che quelli amministrativo-gestionali. Un ruolo delicato che assume la responsabilità di gestire gli eventi, cooperando con altri professionisti qualificati (architetti, ingegneri, conservatori, archeologi e così via), con una logica non più esclusivamente “culturale”, ma anche economico-aziendale.

Al pari del manager culturale, l’evoluzione della società e dei modelli di entertainment ha visto comparire nuove figure, con competenze specifiche in ambito tecnologico e digitale, funzionali al raggiungimento di un target di pubblico smart, più vasto e iperconnesso: sviluppatore di app, web developer, e-commerce manager, seo e sem specialist, data scientist ed esperto di blockchain, esperto di AI, realtà virtuale e aumentata, il fotografo e videomaker, grafico e illustratore digital.

Le nuove sfide che si presentano oggi per il mercato dell’arte riguardano la vendita ad acquirenti stranieri (per il 72% degli operatori), la necessità di stringere nuove relazioni commerciali (per il 69%) e la possibilità di competere con il sistema fiscale dell’arte di altri Paesi europei ed extra-europei. Il sistema fiscale, infatti, e, più in generale, la libera circolazione delle opere d’arte sono i principali elementi che limitano lo sviluppo del mercato per l’82% delle imprese, seguito dall’incertezza del quadro normativo sulla tutela e l’eccessiva burocrazia (79%), l’assenza di una strategia di lungo periodo pianificata a livello nazionale (73%) e l’imposizione fiscale per il “sistema arte” (68%).


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