Curiosità | 04 gennaio 2022, 09:58

Quando i manifesti Fiat erano di Codognato

Un manifesto di Codognato per la Fiat

Un manifesto di Codognato per la Fiat

di Francesco Amadelli

Plinio Codognato nacque a Verona il 13 aprile 1878 e alla città natale rimase sempre fedele nonostante il lavoro lo avesse portato a stabilirsi altrove. Nella città scaligera frequentò l’Accademia di Belle Arti, diretta fin dal 1899 dal pittore Mosè Bianchi. Non fu la pittura ad attrarlo, sebbene vi si dedicasse saltuariamente, ma il disegno, ovvero quell’arte in pieno sviluppo chiamata cartellonistica rivolta alla grafica e alla pubblicità.

Dimostrò subito le sue capacità nel 1906, in occasione dell’Esposizione Internazionale, tenutasi a Milano, per il traforo del Sempione, in cui vinse una medaglia per una reclame (allora si definiva così la pubblicità) dei Magazzini Mele di Napoli.

La sua naturale ironia emerge anche nelle prime opere in cui prevale una visione da belle epoque, leggera e scanzonata, come per i manifesti di alcune operette. Nel 1913, in occasione del centenario di Giuseppe Verdi, disegnò la locandina dedicata alla prima dell'Aida, all’Arena di Verona.

Attratto dalle tematiche care ai futuristi non entrò mai a far parte di quel movimento, ma ne assorbì lo spirito innovativo rivolto alla velocità, alle macchine e agli aeroplani; questi ultimi due mezzi costituivano al tempo delle vere novità causa la loro recente nascita.

Nel 1918, si stabilisce a Milano ove darà inizio al periodo più prolifico della sua arte, durante la quale vedranno la luce bozzetti rimasti famosi nei quali farà esaltare uno spirito lieve contraddistinto da colori vivaci. Nel 1923 inizia a collaborare con le maggiori industrie del Paese. fra le quali la Fiat, utilizzando spesso figure mitologiche, fantastiche, abbinate al prodotto da reclamizzare, in un contrasto storico-mitologico che lo rese famoso.

Nel manifesto adottato dalla Fiat in occasione dell’uscita del modello 509 appaiono evidenti questi elementi nei quali risaltano la vettura, il centauro (simboli di modernità e velocità) e il nuovissimo stabilimento del Lingotto dalle cui ciminiere si eleva il fumo simbolo di operosità, non già di inquinamento, che verrà più tardi.

Il suo stile tenderà ad appassire con l’avvento di un’arte indirizzata alla maestosità dell’antico impero romano, alla gloria del Duce, agli stilemi classici divenuti distintivi del tempo. Si spegnerà a Milano il 28 settembre 1940. Molte sue opere sono esposte nella civica raccolta Bertarelli di Milano, spesso dimenticata dai normali circuiti turistici.



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