| 02 gennaio 2022, 08:57

Quei pirati islamici che saccheggiavano la Liguria

Il pirata Uccialì (da wikipedia)

Il pirata Uccialì (da wikipedia)

di Gustavo Mola di Nomaglio*

La memoria delle vessazioni cui le potenze islamiche hanno per secoli sottoposto gli abitanti di vasti tratti costieri d'Italia, Spagna e Francia si è quasi del tutto assopita. Non servono a tenerla viva neppure gli edifici fortificati che fu necessario costruire sul mare, immediatamente a ridosso delle spiagge. Anche in Liguria, che fu nel medioevo una delle mete privilegiate delle scorrerie dei saraceni e, in seguito, tra il XV secolo e i primi decenni del '600, dei turchi e barbareschi (denominazione con cui si indicavano indistintamente i pirati provenienti dal Marocco, Algeria, Tunisia e Tripolitania), furono realizzate numerose opere difensive che tuttora si conservano.

Dopo il quasi totale annientamento della flotta turca a Lepanto (1571), la frequenza degli episodi di pirateria a danno degli insediamenti liguri si ridusse nettamente. Ai torrioni, come quelli di Laigueglia, Alassio, Bussana, ai fortini come quello di Albenga, ai castelli costieri - Rapallo, Portofino, Paraggi, Pietra Ligure, Camogli...- restò la funzione d'evocare, a beneficio di generazioni che in progresso di tempo divenivano sempre meno interessate alla questione, le violenze terribili di cui furono testimoni: gli stupri, i saccheggi e le deportazioni, con riduzione in schiavitù di molti abitanti (così numerosi da obbligare il governo genovese a creare addirittura un ufficio destinato a occuparsi esclusivamente del riscatto dei liguri trattenuti come schiavi in varie città dell'Islam, quali Algeri, Tunisi, Costantinopoli).

Se i discendenti delle popolazioni che subirono le cinquecentesche angherie ne hanno quasi del tutto rimosso il ricordo (e la chiesa cattolica addirittura recita un mea culpa rivolto anche ai musulmani, che meriterebbe di non essere unilaterale), nel mondo islamico accade il contrario. La memoria dei più feroci pirati, che maggiormente si distinsero nelle persecuzioni contro i cristiani è tuttora conservata e onorata, come accade, ad esempio, per Ucciali, ricordato a Costantinopoli, nel quartiere di Topkhane, dalla splendida moschea da lui stesso fondata e fatta costruire nel tardo '500. Le gesta di Ucciali (o Occhiali, Occhialì, deformazione dal turco Ulug 'Alì) hanno d'altronde lasciato ampia traccia nella storia della Turchia. Nato attorno al 1507 a Castelli. in Calabria, Ucciali fu rapito dai Turchi quand'era ragazzo. Convertitosi all'islamismo divenne, sotto la guida di altri pirati famosi, ammiraglio dell'impero ottomano e uno dei corsari più temuti del suo tempo. Lungo le coste liguri attaccò o saccheggiò molti paesi: Giorgio Fedozzi, nel volume Corsari e pirati in Liguria (1998), ne elenca non meno di una quindicina. Alla battaglia di Lepanto guidò l'ala sinistra della flotta turca e fu l'unico ammiraglio ottomano che si salvò dalla completa disfatta, riuscendo a trarre in salvo parecchie navi.

Altro celebre corsaro fu Caireddin (Khair ad-Din), soprannominato Barbarossa (circa 1466-1546). Sceicco d'Algeri e conquistatore di Tunisi per la Turchia, fu sconfitto da Andrea Doria. Si calcola che abbia condotto dall'Italia a Costantinopoli, in stato di schiavitù, non meno di settemila persone.

Altro pirata che desolò e saccheggiò le coste italiane fu Dragùt (corruzione di Dorghut). Dopo avere sparso il terrore lungo le coste di Spagna e Sicilia questi fu catturato, nel 1540, da Giannettino Doria e restò incatenato al remo su una galera per alcuni anni. Riscattato con un'ingente somma dal Barbarossa (pare con l'impegno di non esercitare ulteriormente la pirateria) riprese in realtà, appena liber,o a terrorizzare le popolazioni costiere, ponendo la base dei suoi traffici in Africa settentrionale, a el-Mahdiyyah. Alla morte di Barbarossa divenne lui il più potente tra i corsari musulmani, ottenendo per qualche tempo, con un accordo segreto, l'appoggio della Francia. Rimase ucciso nel 1565 durante l'assedio turco di Malta. Secondo alcuni una palla di cannone gli staccò di netto la testa mentre combatteva senza alcun riparo, altri sostengono invece morì in seguito a una ferita a un orecchio provocata da una pietra del muro dietro il quale si riparava, scheggiata da una cannonata.

L'ultima incursione in Liguria si registrò nel 1646 a Recco, dove la violenza ancora una volta non risparmiò né i bambini né le donne. La migliorata efficienza navale degli Stati costieri costrinse in seguito i barbareschi a limitarsi a battere i mari su navi armate in corsa, impedendo loro, per lungo tempo, di avventurarsi sin sulle coste italiane.

* Storico, scrittore, vice presidente Centro Studi Piemontesi

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