Libri | 26 dicembre 2021, 09:02

Perché rileggere "Il confromista" di Moravia

Perché rileggere "Il confromista" di Moravia

di Francesco Amadelli

Cominciamo subito col dire che il protagonista del romanzo di Moravia (Il conformista) non è tanto Marcello Clerici quanto il suo conformismo. Il suo non è un atteggiamento di sudditanza o servilismo, quanto un adattamento psicologico che cura fin da ragazzo allorquando schiva le avances ambigue dell’autista Lino.

Sarà questa sua capacità di piegarsi agli avvenimenti, come una canna palustre mossa da un vento impetuoso, incapace di spezzarla o sradicarla, a condizionare la sua vita, improntata al conformismo che egli manovra a suo piacimento fino a giungere a dissimulare, ingannare perfino la donna appena sposata lasciando a quest’ultima il piacere di considerarlo buono, nonostante la rivelazione, in viaggio di nozze, di una relazione tempestosa e talvolta violenta con un uomo più anziano di lei.

Marcello non ama niente e nessuno e pare venga ricambiato dal mondo intero. L’incarico affidatogli dalla polizia fascista di uccidere il suo ex-docente, ora fuoriuscito vivente a Parigi, lo porta a indagare sul suo stesso carattere grazie al quale affronta gli incarichi con apparente tranquillità e noia (parola ricorrente nel lessico del grande scrittore romano) mosso dalla consapevolezza che solo così sfuggirà all’attenzione e alla curiosità del prossimo. Nascondere i propri sentimenti, occultare qualsivoglia gesto o azione che possa tradire la sua vera personalità. La ricerca della “normalità”: ecco il suo scopo.

Il viaggio di nozze a Parigi gli conferirà l’occasione per muoversi non già da connivente della polizia quanto da personaggio privo di quegli impulsi tipici dell’uomo normale, da vero conformista adattabile a qualsiasi avvenimento con imperturbabilità, fosse anche la morte.

L’esistenza di Marcello si dipana su tre periodi precisi della vita, durante i quali affina questa sua arte dell’adattabilità fatta di silenzio e ascolto. Sin dalle prime pagine, si dimostra ragazzo particolare, strano potremmo definirlo sbrigativamente, mentre lo seguiamo muoversi nel suo mondo. Qual è il suo mondo che ci aspetteremmo adolescenziale, semplice, normale se non fosse per quel suo comportamento deviato? Si muove in un contesto silenzioso, calmo, rotto soltanto da quella muta follia che lo porta a girovagare fra le mura domestiche o nell’ampio giardino di casa. Ma è dal rapporto apparentemente indecifrabile, con la madre che il lettore percepisce l’origine del suo malessere vissuto come atto espiatorio. E’ da ella che nasce un sentimento di turbamento che lo accompagnerà per la vita. Il racconto si arricchisce di un’atmosfera segreta, quasi cupa ricca di aspettative.

Il conformismo al quale Marcello si è sempre adattato, talvolta assoggettato, fino a renderlo costante e abituale nella vita emerge imperioso 13 anni dopo, allorché scopre come Lino, l’ambiguo autista sia morto non per sua colpa ma per un colpo ritenuto accidentale. Il giovane Marcello scevro di colpe saprà fare del conformismo la norma di vita, spontanea e fluente, alla quale d’ora in poi obbedirà ritenendola unica opzione di vita. Anche uccidere rientrerà per lui nella più tranquilla normalità.

L’ultimo periodo temporale del romanzo ci porta al 25 luglio 1943, giorno drammatico per la storia d’Italia, durante il quale Marcello percorrerà le strade di Roma invase dalla gente in tripudio nell’illusione di una guerra finita. La caduta del regime segnerà la resa dei conti per tutti oltreché per Marcello al quale il conformismo non farà scudo nella caduta. Il finale imprevedibile non lo riveliamo per donare maggior gusto alla lettura.

Il romanzo apparve nelle librerie all’inizio degli anni ’50 e destò scalpore per alcune descrizioni, mai volgari, alle quali i lettori e la critica del tempo non erano assuefatte. Ma come i vini di gran pregio nel tempo il romanzo ha mantenuto il proprio valore, premonitore di significati e pensieri divenuti attuali e validi e convertendolo in uno dei migliori di Moravia. Sicuramente in esso si concentrano elementi autobiografici dell’autore ancor oggi di sicuro effetto.

Nel 1970, Bernardo Bertolucci trasse dal romanzo la sceneggiatura per il film omonimo con Jean Luis Trintignat nella parte di Marcello e Stefania Sandrelli in quella della moglie Giulia (in un primo tempo la scelta cadde su Florinda Bolkan). La pellicola non è fedele al libro, anzi il regista volle aggiungere dei personaggi e delle scene che stravolgono l’atmosfera descritta da Moravia trasformandola in un’opera di sapore politico antifascista contrariamente a quanto avrebbe voluto l’autore focalizzando l’attenzione sul personaggio di Marcello ed il suo “conformismo” mentre si muove negli anni pre-bellici fino a quel tragico 25 luglio.

Il fascismo, secondo Moravia, sarebbe dovuto essere lo sfondo naturale del racconto e non l’elemento essenziale come appare nel film. La critica comunque apprezzò il lavoro di Bertolucci affermando come “la qualità criticamente conscia e raffinata del suo linguaggio figurativo abbia dimostrato chiaramente di aver raggiunto la pienezza delle proprie capacità espressive”. Vinse il David di Donatello nel 1971 assieme a molti altri riconoscimenti internazionali.

Consigliamo la lettura del romanzo, la visione del film non aggiunge nulla all’opera, anzi va a detrimento di quest’ultima.


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