Libri | 24 dicembre 2021, 09:11

Potpourri di libri da leggere nelle feste

L'AMORE TORINESE DEL GIOVANE MOZART - LA STREGA GIAPPONESE DI NISHIKI - QUELLA PORTA MISTERIOSA DI HAMID

Potpourri di libri da leggere nelle feste

di Francesco Amadelli

L'AMORE TORINESE DEL GIOVANE MOZART

Laura Mancinelli (1933-2016) è stata una fervida e prolifica scrittrice, germanista, medievista, letterata e docente; insomm,a è stata tutto questo e molto di più senza che fosse mai insignita del termine di intellettuale, che avrebbe meritato e del quale si appropriarono tanti immeritevoli. Nonostante le sue origini friulane, a Udine vi rimase pochissimo dopo la nascita, dovendo seguire la famiglia a Torino, che considerò sempre come la sua città.

La modestia e la profonda conoscenza di un certo mondo antico la spinse a scrivere racconti, novelle e romanzi con rigore storico e dedizione d’animo senza che ciò le venisse riconosciuto ufficialmente dagli organismi preposti alla cultura cittadina. Molto le fu riconosciuto a livello nazionale e da parte di altre municipalità con premi e onorificenze, forse se i suoi genitori avessero scelto Milano o Roma avrebbe guadagnato in prestigio.

Uno dei suoi primi scritti si intitola “Amadè” (L'Argonauta editore) in onore a quel Wolfgang Amadeus Mozart che, nel XVIII° secolo, fece una breve visita nella nostra città con il padre Leopoldo. Adolescente, si innamorò di una ragazza povera e di umile estrazione, alla quale non rivelò mai la propria identità; solo alla fine riuscì a regalarle un mazzo di rose, quanto mai preziose e introvabili a Torino in pieno dicembre, grazie all’aiuto di un abate.

Come ogni amore adolescenziale, ritenuto profondo e immortale, donerà i suoi fiori all’amata presentandosi con un soprannome breve e semplice: Amadè.

Scritto in maniera quanto mai lineare e pura, il racconto si svolge in maniera pudica, catturando i lettori con stile casto e sobrio. Non sottovalutiamolo pensando si tratti di un racconto per educande (figura ormai scomparsa) perché esso cela una profondità di spirito e una conoscenza di luoghi, fatti e abitudini scomparsi e per questo maggiormente graditi. Pochi tratti di penna da parte della Mancinelli e ci ritroviamo calati nell’atmosfera di quel secolo che una filmografia troppo commerciale (mi riferisco a Amadeus di Milos Forman del 1984) ci ha tramandato in maniera divistica e holliwoodiana. Sarà un piacere inatteso e una dolce scoperta di un genio della musica e di una scrittrice di profonda cultura. Presto riparleremo di Lei.

LA STREGA GIAPPONESE DI NISHIKI

Accostarsi alla cultura giapponese presuppone accortezza e una certa conoscenza dei costumi e delle tradizioni di quell’antico popolo, altrimenti si rischia di cadere nell’inganno di aspettative esorbitanti rispetto al vero spirito dell’animo nipponico. La letteratura non fa eccezione, allorchè procediamo all’approccio di un qualsiasi romanzo di uno scrittore del Sol Levante, in questo caso si tratta di una scrittrice, Kaho Nishiki, molto nota in patria per aver scritto saggi e libri per bambini.

“Un estate con la strega dell’ovest” (Feltrinelli Narratori) potrebbe apparire come una fiaba da leggere con piacevolezza, in quanto scorrevole e amena; ma alla fine della lettura la sensazione è quella di essersi immersi nella tradizione giapponese apprendendone alcuni misteri.

Va detto innanzitutto che le streghe in Giappone giocano un altro ruolo rispetto a quelle della cultura occidentale; non sono né brutte né cattive e non ricercano il male anzi esse sono le portatrici di un’educazione millenaria che in Occidente non viene esercitata. Esercitano la loro sapienza verso grandi e piccini con naturalezza tanto da indurci a credere che i loro insegnamenti siano puerili e troppo elementari per un pubblico adulto cadendo nella presunzione dell’inconsapevole lettore pronto a giudicare unicamente sulla base del proprio sapere.

Mia, la protagonista della storia, è un’adolescente condotta dalla madre in campagna nell'abitazione della nonna (la Strega), inglese trapiantata in Giappone da molti anni dalla quale apprenderà come la Natura non sia soltanto il fiore che sboccia o l’animale selvatico che corre quanto un coacervo di forze in perenne competizione fra loro e nel contempo in continuo equilibrio. Sarà un percorso di vita più che naturalistico dal quale la nostra Mia uscirà arricchita e adulta secondo quel pensiero semplice ed efficace impartitole dalla nonna/strega: “per ottenere le cose che per te hanno valore, quelle che desideri di più, può darsi che tu debba superare le prove più difficili”. Parole banali per noi occidentali, spesso troppo supponenti, ma non così scontate per quel lontano popolo abituato a sostenere prove le più ardue, come la Storia ci ha indicato.

La nonna le proporrà di affrontare il duro addestramento per divenire strega a sua volta, Mia accetterà senza esitazioni. Nonna e nipote passeranno insieme settimane meravigliose, lontane dalla frenesia della città dedicandosi alla raccolta delle erbe selvatiche e a cucinare in una natura inviolata dell’antico Giappone. I tre racconti brevi con cui termina il libro  sono la continuazione ideale degli insegnamenti della “strega”-

Kaho Nashiki, classe 1959, laureata all’Università di Kyoto esordì con questo romanzo e da allora ha avuto molto successo tanto che i suoi romanzi sono stati adattati per la televisione e il cinema. La sua produzione di romanzi continua in maniera incessante e sorprendente.

QUELLA PORTA MISTERIOSA DI HAMID

Nadia e Saed si amano platonicamente dopo una conoscenza fortuita. Vivono in due zone differenti di una non citata città, presumibilmente medio-orientale. E’ una città vittima della guerra civile, con posti di blocco e militari pronti a sparare, ma il loro amore è invulnerabile, seppur tormentato.

Saed, più tradizionalista, rimanda l’approccio sessuale a dopo il matrimonio; Nadia si ritiene più moderna, lo guarda e stupisce. Ma l’incantesimo del libro inizia nel momento in cui comprendono che l’attraversamento di una porta li avrebbe condotti in un’altra parte del mondo.

Quella porta concede loro l’opportunità di aprire una falla nella loro anima alla strenua ricerca di una dimensione nuova, rinnovatrice e sicura ove trovare tranquillità. Soggetto nuovo, interessante quello ideato da Mohsin Hamid. La porta misteriosa non è lo specchio attraverso il quale Alice nel Paese delle Meraviglie scopre un mondo fantastico. Quello di Nadia e Saed si dimostra il mondo reale, duro, dal quale si viene respinti perché migranti cioè reietti.

Trovato il coraggio di attraversare la porta si ritrovano in un altro luogo: Mykonos, la famosa isola greca e poi a Londra, sempre nella speranza di trovare quel benessere e quella tranquillità tanto desiderata. A Londra il loro soggiorno si prolunga con momenti di paura, di lotta, di lavoro fra nativi e migranti. E’ un cammino della speranza il loro, che il lettore percepisce come viaggio interiore dell’essere umano.

L’amore fra Saed e Nadia pare non avere scosse, esitazioni proprio come dovrebbe essere il vero amore, seppur minacciato da corpi estranei, nel nostro caso i migranti. Le migrazioni epocali sono motivo di angoscia oggi come ieri per l’Umanità intera come già nel libro “Il Campo dei Santi” di Jean Raspail nel quale i migranti appaiono come una invasione, una nuova peste.

La lettura del romanzo di Mohsin Hamid (Exit West, Einaudi) non lascia indifferenti; è un viaggio nel tempo e nello spazio di due giovani amanti desiderosi di abbattere la porta, cioè l’ostacolo che impedisce il raggiungimento dei loro sogni e ambizioni. Neppure la California sarà loro di conforto nell’attesa che la promessa fatta molti anni prima si avveri e nella consapevolezza che le promesse valgono solo per i giovani, per il resto della nostra vita siamo tutti migranti attraverso il tempo.

Mohsin Hamid, scrittore pachistano, classe 1971, figlio di genitori facoltosi ha studiato a New York e a Londra; i suoi libri sono stati tradotti in molte lingue e utilizzati come sceneggiature cinematografiche.




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