Notizie | 12 dicembre 2021, 17:45

Quasi 16.000 le controllate dalle multinazionali in Italia

Le multinazionali estere sono attive in Italia con 15.779 controllate (dato 2019). Seppur con un numero limitato di imprese, pari allo 0,4% del totale delle imprese italiane, le multinazionali estere contribuiscono in modo molto significativo ai principali aggregati economici nazionali dell’industria e dei servizi con l’8,7% degli addetti, il 19,3% del fatturato, il 16,3% del valore aggiunto e il 26% della spesa in Ricerca e sviluppo. Di particolare rilevanza è l’apporto agli scambi di merci con l’estero, con quote del 32,1% per le esportazioni e del 50,7% per le importazioni.

Le multinazionali italiane sono presenti in 173 Paesi con 24.765 controllate, occupano quasi 1,8 milioni di addetti e fatturano circa 567 miliardi. Le affiliate estere attive nell'industria (9.652 unità, un numero molto minore rispetto alle 15.113 affiliate attive nei servizi) confermano una maggiore rilevanza economica; impiegano, infatti, oltre un milione di addetti (56,8% del totale) e realizzano un fatturato di quasi 321 miliardi (56,6% del totale).

La dimensione media delle imprese appartenenti a gruppi multinazionali è elevata sia per le controllate estere in Italia (95,8 addetti) che per le controllate italiane all’estero (71,4 addetti), soprattutto se confrontata con quella delle imprese dell’industria e dei servizi residenti in Italia (3,7 addetti).

Gli Stati Uniti sono il Paese con il più elevato numero di addetti a controllo estero in Italia (quasi 305 mila); seguono Francia (oltre 289 mila) e Germania (oltre 203 mila). Gli Stati uniti conservano il primato anche come principale Paese di localizzazione degli investimenti italiani all’estero (oltre 161mila addetti nell’industria e quasi 71mila nei servizi); al secondo posto la Romania per l’industria, con quasi 93mila addetti impiegati e il Brasile per i servizi, con oltre 69mila addetti.

Le multinazionali estere contribuiscono in modo significativo all’interscambio commerciale italiano: realizzano il 32,1% delle esportazioni nazionali di merci e attivano il 50,7% delle importazioni. Per le esportazioni, i settori manifatturieri più coinvolti sono: fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (79,9%), fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (49,4%) e chimica (48,9%). Per le importazioni, le quote maggiori di presenza delle multinazionali si registrano nella fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (89,4%) e nella fabbricazione di prodotti chimici (56,3%). Le affiliate italiane all'estero realizzano il 28,6% del loro fatturato tramite vendite su mercati diversi dal Paese di localizzazione.

Le controllate estere delle multinazionali italiane attive nei settori tradizionali del Made in Italy confermano quote notevoli di fatturato nelle esportazioni verso l’Italia: industrie tessili e confezione di articoli di abbigliamento, di articoli in pelle e pelliccia (53%), fabbricazione di articoli in pelle e simili (40,9%) e fabbricazione di mobili e altre industrie manifatturiere. La quota di fatturato destinata al Paese estero in cui è realizzata la produzione continua a essere particolarmente rilevante nella fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (74,2%) e nella fabbricazione di materiali non metalliferi (64,5%).

Nella strategia di sviluppo delle multinazionali estere in Italia per il biennio 2021-2022, il 57,3% delle controllate estere attive nell’industria e il 65,2% di quelle attive nei servizi hanno programmato di consolidare la presenza in Italia senza rilevanti modifiche ai livelli di attività. Il 28,3% delle imprese industriali a controllo estero e il 18,9% di quelle dei servizi prevedono un incremento dei livelli di attività, mentre il 6,1% delle controllate estere industriali e il 5,9% di quelle dei servizi hanno in programma una diversificazione delle attività senza rilevanti modifiche dei livelli di attività. Infine, il 2 % delle imprese prevede una parziale riduzione dei livelli di attività e un altro 2% una forte ridimensionamento.

Nelle scelte di programmazione economica delle multinazionali estere attive nell’industria sono fondamentali la presenza di conoscenze o competenze tecniche specializzate della forza lavoro (83,8%) e la capacità manageriale e di adattamento al cambiamento (82,3%). Poca o nessuna influenza è attribuita alla dotazione di infrastrutture materiali (strade, ponti), ai fattori di costo (costo del lavoro, altri costi d’impresa, tassazione e rilevanza degli incentivi) e alle limitazioni poste dalla regolamentazione. Le controllate estere attive nei servizi considerano invece molto influente il presidio del mercato nazionale (80,1%) e la capacità manageriale e di adattamento al cambiamento (76,7%). Giudizi di poca o nessuna influenza vengono espressi dalle controllate estere attive nei servizi rispetto ai problemi connessi con la qualità della dotazione di infrastrutture materiali (strade, ponti) e ai fattori di costo (tassazione e incentivi fiscali).

Il 52,5% dei principali gruppi multinazionali italiani attivi nell’industria e il 44,1% di quelli dei servizi hanno realizzato o progettato per il biennio 2020-2021 un nuovo investimento di controllo all’estero. La Ue15 si conferma la principale area di localizzazione dei nuovi investimenti di controllo delle multinazionali italiane all'estero sia nell’industria (20,8%) sia nei servizi (32%); seguono, per l’industria, Stati Uniti e Canada (18,4%). Per i gruppi attivi nei servizi, dopo l’area Ue15, si posizionano Stati Uniti e Canada.

I nuovi investimenti di controllo all’estero realizzati o progettati nel 2020-2021 sono finalizzati, tanto per le imprese industriali che per quelle attive nei servizi, soprattutto alla produzione di merci e servizi (31,4% e 33,1% rispettivamente), alla distribuzione e logistica (25,4% e 18,6%). Seguono, per le imprese attive nell’industria, il marketing, vendite e servizi post vendita, inclusi i centri assistenza e i call center (21%), e, per le imprese attive nei servizi, i Servizi informatici e di telecomunicazione ed engineering e altri servizi tecnici (12,%).

Per l’81,3% dei gruppi multinazionali italiani dell’industria la motivazione prevalente alla base dei nuovi investimenti all’estero nel periodo 2020-2021 è la possibilità di accedere a nuovi mercati. I gruppi industriali ritengono determinanti altri due fattori: accesso a nuove conoscenze o competenze tecniche specializzate (18,9%) e l’aumento della qualità e lo sviluppo di nuovi prodotti (17,0%). Il costo del lavoro interessa, invece, soltanto il 12,3% dei gruppi.

Anche per i gruppi multinazionali attivi nei servizi la motivazione prevalente per i nuovi investimenti è l’accesso a nuovi mercati (81,9%), seguono l’aumento della qualità e lo sviluppo di nuovi prodotti (33,9%) e l’accesso a nuove conoscenze o competenze tecniche specializzate (22,7%). Anche per le imprese attive nei servizi il costo dei lavoro non è considerato una motivazione importante (2,9%).

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