Curiosità | 11 dicembre 2021

Quell'alessandrino dello jus primae noctis

Quell'alessandrino dello jus primae noctis

di Gustavo Mola di Nomaglio*

Gli enciclopedisti, Voltaire in testa, e, in genere, i costruttori delle premesse ideologiche della rivoluzione francese, amavano dipingere il medioevo come un'era tetra e dura, teatro di quotidiani abusi e violenze nobiliari. L'interpretazione negativa dell'epoca medievale fu a lungo l'unica ammessa dalla cultura dominante. Documenti alla mano, molti medievisti dell'800 tentarono, ma con scarsi risultati, di dimostrare che il medioevo meritava una più obiettiva rilettura. Occorse attendere sino alla metà del '900 per registrare l'inizio di una nuova tendenza. I numerosi studi che hanno incrinato e poi rovesciato la visione ostile, soprattutto dopo l'uscita di Luce del Medioevo di Régine Pernoud, ci esimono dal ripetere quanto fosse errata e tendenziosa la lezione dell’enciclopedismo.

Nonostante vari studiosi ne abbiano già documentato l'inconsistenza, almeno uno degli orrori medievali inventati dagli illuministi “così facili a costruire e combattere -come scrisse il giurista Guido Astuti- gli abusi feudali di un Medioevo di fantasia” è ancora vivo nell'immaginario collettivo: il ius primae noctis. Se i giacobini francesi diedero ampia pubblicità a questa credenza popolare, facendone uno dei loro cavalli di battaglia nella lotta antinobiliare, non meno significativo fu, nel diffonderla, il ruolo di un'opera di un gesuita piemontese, Giulio Cesare Cordara di Calamandrana, appartenente a una famiglia della piccola nobiltà, con sede in Nizza Monferrato e Alessandria.

A fianco di lavori di ben maggiore impegno, Cordara (Alessandria, 1704-1785), scrisse infatti un poemetto satirico intitolato Il Fodero, ossia il jus utile sulle spose degli antichi Signori..., che, uscito a Parigi nel 1788, fu più volte ripubblicato nel periodo rivoluzionario, sia in Francia sia in Piemonte. All'autore sono state mosse critiche poiché vi é chi ritiene che la sua opera abbia avuto un ruolo nell'accentuare l'odio dei giacobini e le violenze che ne derivarono. In realtà, quando comparve la prima edizione, Cordara era già morto da qualche anno e non può essere considerato responsabile di un'opera che, sinché fu in vita, non diede alle stampe e la cui prima edizione si configurò addirittura come un atto di brigantaggio letterario da parte di un truffaldino editore. Inoltre, è difficile valutare, nell'intreccio tra realtà e fantasia, dove si situi il confine tra la finzione del poeta e l'adesione dello storiografo. Comunque siano andate le cose, il nome dell'autore nicese è ancor oggi chiamato in causa da molti quando si vuole attestare la fondatezza del ius primae noctis.

Occorre dire, però, che la storica inconsistenza del preteso diritto mal si concilia con i frequenti riflessi che questo ebbe in campo letterario e nelle leggende popolari (in Piemonte se ne trova qualche menzione anche nella storia di Ivrea, Cuneo, Mondovì e Savigliano). Probabilmente le leggende un fondamento l'avranno, ma, piuttosto che in un "diritto" questo va ricercato in qualche isolato misfatto.

Per quanto riguarda in particolare Nizza, Cordara trasse spunto da romanzesche vicende degli abitanti di alcuni luoghi della Valle Belbo. Qui, secondo quanto egli scrive, “Le intatte spose...nel primo giorno” dovevano dare ai conti d'Acquesana “...Il fior primiero”.

Ma a un certo momento (nel 1225 o 1235) i sudditi si sarebbero ribellati ai tiranni e ne avrebbero distrutto i castelli e fatto strage, dando poi vita non lontano, a un insediamento da cui sarebbe nata Nizza della Paglia. Negli anni rivoluzionari tutto ciò dovette davvero costituire un'incitazione all'odio di classe. In realtà, sappiamo che le origini di Nizza sono ben anteriori al '200, mentre la -reale- distruzione dei castelli degli Acquesana deve inquadrarsi alla luce di un conflitto che aveva quali attori questi ultimi, gli alessandrini e gli astigiani.

* Scrittore, storico, vice presidente Centro Studi Piemontesi



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