Libri | 10 dicembre 2021, 09:02

"Hanno ucciso Babbo Natale in Borgo San Paolo"

"Hanno ucciso Babbo Natale in Borgo San Paolo"

di Francesco Amadelli

Michele Paolino, classe 1966, è un Sanpaolino purosangue, non certo in senso spregiativo come potrebbe essere per Sanbabilino a Milano, esclusivamente perché in Borgo San Paolo a Torino ci è nato e cresciuto. Conosce a menadito quel quartiere, sebbene il termine Borgo meglio si adatta a descrivere quell’intrico di vie e viuzze spesso sghimbesce, storte, così inusuali per una città come Torino, in cui le strade corrono diritte. Era una zona operaia, un tempo, e una certa atmosfera d’antan le è rimasta addosso, là ove vecchi caseggiati rimangono, ingrigiti dall’inquinamento e dal disinteresse degli inquilini che la abitano, ove la pavimentazione è costituita da un acciottolato levigato dalla pioggia e dal quale ci aspetteremmo che parlasse per raccontarci la storia e le storie di coloro che lo hanno calpestato.

Il romanzo (“Hanno ucciso Babbo Natale in Borgo San Paolo”, edizione del Capricorno per la Stampa, 2021) ha fondamentalmente due pregi. Se conoscete quel borgo potrete chiudere gli occhi e rivedere con la mente i luoghi, gli angoli, le imperfezioni descritte con sentimentalismo da Michele Paolino. Ogni volta che girerete l’angolo vi apparirà proprio ciò che stavate aspettando di vedere. Non una sensazione di dejà vue quanto piuttosto un incontro piacevole con un dettaglio la cui presenza vi darà la conferma che quel Borgo esiste ancora, nonostante la presenza di volti diversi e lingue nuove, giunte fin lì da Paesi lontani.

La seconda è la consapevolezza che Torino esiste, è pulsante, è alla ricerca di una sua personalità dopo gli sfasci e il disinteresse di una classe politica inadeguata, oltre che incapace, e la fine di quell’industria che fu l’anima primaria della città in generale e del Borgo in particolare.

L’uccisione di Tito Visentin costringe gli ispettori Izzo e Marcari detti “I Gemelli” a iniziare le indagini che li porteranno in tante direzioni, anche fuori dal Borgo, inconsapevoli che altri si stanno muovendo con il medesimo intento ma con ben altre “armi” a loro disposizione. Frankie, Sergio, Beppe, Enzo e Gino costituiscono la cosiddetta “Banda dei 4+1”.

Il delitto del povero Visentin, travestito da Babbo Natale, è avvenuto a pochi giorni dal Natale ma non sarà certo per curiosità o spirito di emulazione che la Banda inizierà a svolgere indagini. L’omicidio è avvenuto a pochi passi dalla Chiesa di San Bernardino ed essi, tutti Sanpaolini, sentono fortemente il dovere di scoprire l’assassino perché quello “è il loro territorio” e nessuno deve insozzarlo, tanto meno con il sangue.

Saranno indagini serrate e ricche di colpi di scena a portare i nostri amici e gli ispettori a identificare il colpevole passando attraverso avvenimenti e avventure recentissimi, fino a toccare il virus che tutto ammorba.

Nella prosa di Paolino abbiamo avvertito il senso della familiarità che i protagonisti della vicenda (ed egli stesso) detengono con il luogo, divenuto vero palcoscenico del delitto con una soffusa ispirazione ai gialli dello scrittore greco Petros Marcaris, con il suo commissario Kostas Charitos in giro per le strade di Atene.

Il noir di Paolino è viva testimonianza di una Torino che vogliamo non scompaia, rimanga con noi e per noi lettori poco abituati a leggere storie ambientate nella nostra città. Volete un ultimo consiglio per scovare il killer? Al prossimo Festival di Sanremo gettate la vostra attenzione sul pubblico. Non vi diciamo altro.

Vogliamo concludere con le parole dello scrittore:”Vorrei rasserenare i bambini di ogni età. Il Babbo Natale che mi sono immaginato, rinvenuto ucciso in Borgo San Paolo, è soltanto una comparsa, un figurante. Se preferite, un impostore. Quello vero gode di ottima salute ed è pronto a tornare a trovarvi, come ogni anno, se vi sarete comportati bene.

BUON NATALE (aggiungiamo noi).



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