Notizie | 05 dicembre 2021

Penalizzata la flotta italiana della pesca

Penalizzata la flotta italiana della pesca

La drastica riduzione delle giornate di pesca a 109 giorni all’anno imposta dall’Unione Europea per il 2022 mette a rischio il futuro della flotta a strascico italiana, il segmento più importante per occupazione e produzione ittica. A lanciare l’allarme è il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, che ha scritto una lettera al sottosegretario alla Pesca, Francesco Battistoni, chiedendo un impegno del Governo per difendere un settore che conta 12mila pescherecci e 28mila posti di lavoro, che si moltiplicano peraltro considerando l’indotto della ristorazione e del turismo.

Il problema è legato al fatto che – spiega Coldiretti – l’Ue stabilisce ogni anno limiti di catture e limiti di tempo per raggiungere l’obiettivo di arrivare a una riduzione del 40% dello sforzo di pesca nel Mediterraneo fissato per il 2026. Per fare ciò si è scelta, però, la strada di tagliare drasticamente l’effettiva operatività dei segmenti di punta della nostra flotta, in areali strategici come l’Adriatico, il Tirreno e il Canale di Sicilia, a un numero di giornate al disotto del “punto di pareggio economico”. La misura, decisa in base alle valutazioni del Consiglio della Pesca nel Mediterraneo è stata peraltro assunta sulla base di dati risalenti a un anno fa, quindi senza sapere se l’effettiva consistenza degli stock ittici giustifica un così drastico taglio.

L’obbligo inoltre va a interessare solo i Paesi Ue che operano nel Mediterraneo – ricorda Coldiretti Impresapesca - mentre quelli extraeuropei, dall’Egitto alla Libia, dalla Tunisia fino alla stessa Turchia, che insistono sullo stesso areale non devono rispettare le stesse norme. Una situazione paradossale dove il crack della flotta Italia farebbe sparire il pesce italiano dalle tavole per fare posto a quello straniero.

Tra l'altro, il consumo di pesce pro capite degli italiani è tra l’altro di circa 28 kg all’anno – conclude Coldiretti -,superiore alla media europea ma decisamente basso se confrontato con quello di altri Paesi che hanno un’estensione della costa simile, come ad esempio il Portogallo, dove se ne mangiano quasi 60 kg, oltre il doppio.

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