Notizie | 05 dicembre 2021, 17:13

Componentistica auto, il Piemonte perde quote

Gli italiani amano le auto straniere, ma i costruttori stranieri comprano sempre di più componenti italiani. Nel primo semestre di quest'anno, infatti, l’export della componentistica made in Italy per autoveicoli è cresciuta del 38,8% rispetto a gennaio-giugno 2020, ammontando così a 11,45 miliardi e consentendo che la bilancia commerciale del settore chiudesse con un saldo positivo di 3,06 miliardi a fine giugno, grazie a un avanzo di 1,44 miliardi di euro nel primo trimestre e 1,62 miliardi nel secondo.

Invece è risultato negativo il saldo relativo agli autoveicoli completi. Infatti, anche se l’export italiano nel primo semestre 2021 vale 8,62 miliardi ed è aumentato del 53,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, l’import, cresciuto del 39,2%, vale 13,95 miliardi. Ne deriva un disavanzo della bilancia commerciale pari a circa 5,3 miliardi, contro i 4,3 miliardi del 2020; come di consueto, determinato dall’elevata quota di penetrazione dei costruttori esteri nel mercato italiano, a differenza di quanto accade in Paesi come la Francia e la Germania.

Tornando al settore componenti, l'Anfia, l'associazione dell'industria nazionale dell'automotive, evidenzia che le relative esportazioni rappresentano il 5,2% di tutto l’export italiano (5,7% al netto dell’energia), mentre le importazioni valgono il 3,4%. E ricorda che il 2020, per la componentistica, si era chiuso con l’export a -15,3%, per un valore di 18,37 miliardi e con un saldo della bilancia commerciale positivo per 5,48 miliardi.

Il Piemonte, con le sue 737 imprese del settore rappresenta il 33,5% del totale della componentistica automotive italiana, che è ancora la quota più alta, benché nell’ultimo quinquennio la sua incidenza si sia ridotta di oltre due punti percentuali (la Lombardia, con oltre 600 imprese, rappresenta il 27,4% dell’universo, mentre cinque anni prima vale il 25,7%). Nel 2020 i fornitori piemontesi hanno fatturato 15,8 miliardi di euro (il 35,8% del totale nazionale), con un calo del 13,8% rispetto all’anno precedente. Inoltre, per la prima volta negli ultimi cinque anni, il settore ha denunciato una flessione degli addetti in regione (-2,7%), diventati così 56.700, pari al 35,2% del totale nazionale.

Comunque, dall'inizio di gennaio alla fine di giugno 2021, l’export del comparto componentistica è risultato in aumento verso tutti i Paesi Ue-Efta, con la sola eccezione della Slovenia (-24,7%). In particolare, è stata registrata la crescita del 28,8% nei confronti della Germania, che si conferma primo mercato di destinazione, del 37,1% verso la Francia, secondo Paese di esportazione e del 47% verso la Spagna, che si colloca al terzo posto, mentre nei confronti del Regno Unito, al quinto posto come mercato di destinazione, la variazione positiva è stata del 14,1%.

La ripresa del comparto post-pandemia rappresenta senza dubbio un segnale positivo per tutta la filiera, ma i numerosi fattori di perturbazione che continuano a condizionare la produzione e il commercio europei e mondiali – dalle difficoltà generate dalla Brexit, alla crisi delle materie prime, in particolare i semiconduttori e della logistica, a cui si sono recentemente aggiunte anche la possibile ulteriore stretta sulle emissioni di CO2 del ‘Fit for 55’ e la crisi energetica cinese – creano incertezza e sono di ostacolo all’avvio di una vera ripartenza dell’intera filiera produttiva.

Secondo alcuni analisti, lo shortage di microchip, ad esempio, provocherà una contrazione della produzione mondiale di autoveicoli almeno fino al 2023. Tra il 2021 e il 2022 si rischia una perdita di 13,5 milioni di vetture in termini di produzione globale (5 milioni di nuove auto nel 2021 e 8,5 milioni nel 2022).

La componentistica automotive conta in Italia oltre 2.200 imprese, un fatturato annuo di 44,8 miliardi e 161.465 addetti diretti (compresi gli operatori del ramo della subfornitura). Inoltre, mentre la bilancia commerciale dell’intero settore automotive italiano ha un saldo negativo, guardando alla sola componentistica il saldo è positivo da oltre 20 anni (6,4 miliardi la media annua dal 2008 al 2020).

Sempre in riferimento al primo semestre 2021, l’export della componentistica verso i Paesi UE27 vale 7,39 miliardi (+34,3%) e pesa per il 64,5% di tutto l’export componenti, con un avanzo commerciale di 1,63 miliardi. L’export verso i Paesi extra UE è di 4,06 miliardi (+47,7%) e produce un saldo positivo di 1,43 miliardi. La classifica dell'export per Paesi di destinazione vede al primo posto sempre la Germania, con 2,38 miliardi (+28,8% la variazione tendenziale) e una quota del 20,8% sul totale. Il secondo Paese di destinazione dell’export italiano è la Francia (10,2% di quota), seguita dagli Usa (8,2%) che sorpassano la Spagna (7,6%), e poi UK (5,4%), Polonia (5,2%), Turchia (4%), Brasile (3,7%), Austria (3,2%), Belgio (2,5%).

Le aziende italiane hanno esportato verso il Nord America componenti per un valore di 1,23 miliardi, in aumento del 68,5%, con un saldo attivo di 888 milioni. Il valore dell’export cresce del 64,5% verso gli Usa, del 92,7% verso il Messico e del 40,1% verso il Canada. Sempre nel primo semestre 2021, le esportazioni italiane di componenti verso l'area Mercosur valgono 471 milioni, in crescita del 157% e con un saldo positivo per 351 milioni (il 157% in più rispetto allo stesso periodo del 2020).

Come già nel quadriennio 2017-2020, il primo mercato asiatico per l'export della componentistica italiana è la Cina (173 milioni, il 26,1% in più rispetto a gennaio-giugno 2020, ma con un saldo negativo di 467 milioni, dato che la Cina è il quarto Paese di origine delle importazioni italiane del settore), seguita dal Giappone (118 milioni, +19,5% ma con un saldo negativo di 58 milioni).

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