Storia & storie | 04 dicembre 2021

Ardea, quella Lancia bella ma sfortunata

La Lancia Ardea prima serie (da wikipedia)

La Lancia Ardea prima serie (da wikipedia)

di Francesco Amadelli*

Il successo commerciale di un oggetto è strettamente legato al momento in cui viene presentato al pubblico e questo vale ancor più per l’automobile. Se l’automobile si chiama poi Lancia Ardea, la fine del 1939, anno della sua presentazione (la commercializzazione avverrà all’inizio dell’anno seguente), si dimostrerà senza dubbio il momento peggiore per questa vettura piccola, accattivante, scattante e dalle tante novità.

L'Ardea era nata nella vulcanica mente di Vincenzo Lancia presumiamo già nel 1937, anno del suo decesso e il progetto era stato portato avanti da Vittorio Jano, il grande progettista passato nel 1938 dall’Alfa Romeo alla Lancia e nel novembre del 1939 (la Germania aveva scatenato la Guerra solo due mesi prima) era stata presentata a Mussolini. Sicuramente i dirigenti della Casa di Borgo San Paolo a Torino, tenuti all’oscuro dei piani del Governo, si saranno chiesti quante possibilità di successo avrebbe avuto quell’auto dalla deliziosa linea e ritenuta erroneamente sorella minore dell’Aprilia. Esso verrà, ma si dovrà aspettare la fine del conflitto durante il quale comunque la produzione non si arrestò, venendo spostata nello stabilimento Lancia di Bolzano, ritenuto più sicuro dalle incursioni aeree.

Dell'Ardea verranno prodotte quattro serie fino al 1953, per un totale di poco più di 30.000 esemplari. Il motore è un 903 cc , 4 cilindri a V stretto di quasi 20°, leggero (80Kg circa) in ghisa, con 29 CV ed un consumo di circa 8 lt./per 100 Km., velocità max 108 Km/h, propulsore posto anteriormente, trazione posteriore con ponte rigido e balestre longitudinali, anteriormente con ruote indipendenti, lunghezza cm.245, ovvero 30 in meno dell’Aprilia e peso 800 Kg, struttura portante. Insomma l’esperienza derivata dall’Aprilia era servita a qualcosa.

Che speranze può avere un modello come l’Ardea riconosciuto all’avanguardia per la meccanica e filante nella linea in un paese alle prese con il razionamento di cibo e di benzina? Comunque, la Lancia si dimostra coraggiosa come ai tempi in cui era vivo il fondatore e continua per la sua strada.

Le caratteristiche di questa prima serie che maggiormente saltano all’occhio sono: apertura totale delle 4 porte con la possibilità di sfruttare al meglio l’ingresso nell’abitacolo (la medesima soluzione era stata adottata sull’Aprilia ed aveva riscosso successo). Nella parte posteriore, il lunotto era stato sdoppiato per far posto ad una “costolatura” nella parte superiore della carrozzeria in grado di rendere la vettura sicuramente più rigida e meno soggetta alle spinte torsionali. Il vano bagagli era accessibile dall’interno (agevolato dall’apertura priva di intralci delle porte), la ruota di scorta era posta in un piccolo vano, accessibile dall’esterno, sul quale era applicata la targa con la luce di posizione.

Nessun’altra vettura come l’Ardea soffrì tanto le conseguenze del conflitto, la produzione cadde ai minimi storici e le versioni fuoriserie carrozzate esternamente furono poche, diversamente dalla Aprilia che godette di un’accoglienza entusiastica da parte dei carrozzieri dell’epoca. Grazie alle dimensioni ridotte e ai parchi consumi nel 1940 venne prodotto il taxi modello Roma (il passato storico come riferimento è sempre vivo) in 500 esemplari. Della Ardea prima serie verranno costruiti circa 2.200 esemplari, molti se si considera il periodo durante il quale, entrata in guerra anche l’Italia, la produzione è quasi esclusivamente rivolta alle forniture belliche.

Nell’ottobre del 1941, cioè a poco più di un anno dall’entrata in guerra, la Lancia presenta la seconda serie dell’Ardea, sintomo chiaro che l’azienda vuole continuare la produzione di questa vettura in previsione di una pace ancora lontana. La vettura presenta delle novità; però, bisognerà aspettare il 1948 perché l’impianto elettrico venga portato a 12 volt dai 6 volt iniziali. La produzione nello stabilimento di Bolzano arriva a cessare nel 1944, per riprendere lentamente alla fine del 1945 con l’uscita di una versione furgoncino seguita, tre anni dopo, dalla versione camioncino. Gli italiani pensano al lavoro più che al divertimento e le versioni commerciali sono le privilegiate. Dati i tempi, questa seconda serie non può certo permettersi l’adozione di novità di rilievo rispetto alla prima: ogni restyling comporta costi assolutamente non sostenibili dalla Lancia. Comunque, la seconda serie ha una particolarità, visibile a occhio nudo, di un ampio portello posteriore per accedere più facilmente al bagagliaio evitando, come avvenuto nella serie precedente, che i passeggeri siano costretti a scendere dalla vettura per le operazioni di scarico/carico delle valigie. Nello stesso vano viene riposta la ruota di scorta, mentre il lunotto appare sempre doppio. Insomma l’accessibilità al bagagliaio e al vano passeggeri viene notevolmente facilitato. Nonostante le difficoltà derivanti dal conflitto, le Ardea seconda serie prodotte saranno quasi 4.500, cioè il doppio della serie precedente.

Al Salone dell’Auto di Torino nel settembre del 1948 è la volta della terza serie, in produzione fino al novembre del 1949. E' tutta un’altra musica. Il cambio è a 5 marce + RM, gli ammortizzatori nuovi rendono più confortevole il viaggio, la meccanica viene rivista senza modificare la sostanza del motore, il lunotto si amplia edora risulta unico, la vettura ne guadagna in silenziosità e prestazioni, la clientela nel dopo-guerra si fa esigente e la Lancia è in prima linea per accontentarla. Saranno quasi 12.000 le Ardea terza serie a essere prodotte, nonostante il breve tempo di produzione di poco più di un anno.

Seguirà una quarta serie, che completerà il lungo e travagliato iter di questa piccola e graziosa vettura, meritevole di miglior fortuna qualora non avesse sofferto i ritardi di natura bellica di cui fu vittima. La potenza del motore sale a 30 CV, la testata motore è in alluminio anziché in ghisa, il carburatore Zenith viene sostituito con il più parsimonioso Solex, rapporto al differenziale modificato onde rendere la vettura più economica nei consumi, migliorata la frenata. All’interno un nuovo volante e nuova pomelleria, tutti di colore bianco, paraurti con sottile protezione in gomma. Quando nel 1952 l’Ardea uscirà definitivamente di produzione avrà raggiunto la maggiore età e sarà pronta per passare il testimone alla sua erede diretta: la Lancia Appia. L’Ardea vedrà nascere anche delle versioni sportive in quantitativi minimi, se non addirittura esemplari unici, con un motore brillante e gagliardo ma penalizzato da una cilindrata di 903cc, mentre gli avversari si avvalgono di cilindrate fino 1100cc, ammesse alle competizioni sportive nella medesima categoria di quella simpatica vettura.

* Scrittore, storico dell'auto



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