Notizie | 28 novembre 2021, 11:57

Entro il 2050 over 65 anni il 35% degli italiani

Entro il 2050 over 65 anni il 35% degli italiani

Il protratto regime di bassa fecondità che ha caratterizzato l’Italia negli ultimi 40 anni, combinato con i traguardi raggiunti sul versante della sopravvivenza, hanno fatto sì che già oggi si possa parlare di Paese a elevato processo di invecchiamento. La popolazione di 65 anni e più rappresenta il 23,2% del totale, quella fino a 14 anni di età il 13%, quella nella fascia 15-64 anni il 63,8%, mentre l’età media si è avvicinata al traguardo dei 46 anni.

“Cosicché – scrive l'Istat - è certo che le future prospettive saranno in gran parte governate dall’attuale articolazione per età della popolazione e solo in parte minore dai cambiamenti immaginati circa l’evoluzione della fecondità, della mortalità e delle dinamiche migratorie. In base a un rapporto di importanza, all’incirca, di due terzi e un terzo rispettivamente”.

Entro il 2050, le persone di 65 anni e più potrebbero rappresentare il 35% del totale, secondo lo scenario mediano. Comunque vada, sarà pertanto necessario adattare ancor più le politiche di protezione sociale a una quota così crescente di popolazione anziana. I giovani fino a 14 anni di età, sebbene nello scenario mediano si preveda una fecondità in recupero, potrebbero rappresentare l’11,7% del totale entro il 2050, registrando quindi una lieve flessione. Rimane aperta, tuttavia, la questione che a tale data il rapporto tra ultrasessantacinquenni e ragazzi risulterà in misura di 3 a 1. L’impatto dell'invecchiamento va evidenziato anche nei confronti della probabile evoluzione della popolazione in età lavorativa. Nei prossimi trent’anni, infatti, la popolazione di 15-64 anni è la componente che sarà più soggetta a repentina variazione (scenderebbe dal 63,8% al 53,3% in base allo scenario mediano). Come nel caso della popolazione anziana, quindi, anche qui un quadro evolutivo certo del quale non solo vanno valutati gli effetti sul mercato del lavoro e sulla programmazione economica futura, ma anche la pressione che il Paese dovrà affrontare nel cercare di mantenere l’attuale livello di welfare.

Un parziale riequilibrio nella struttura della popolazione, anche se nel lungo termine, potrebbe aversi via via che le generazioni nate negli anni del baby boom (nati negli anni ’60 e nella prima metà dei ’70) tenderanno a estinguersi. Tali generazioni oggi occupano le tarde età adulte e si accingono a transitare integralmente tra gli over65 nel giro di venti anni. Secondo lo scenario mediano i 15-64enni potrebbero perciò riportarsi al 54,1% entro il 2070 mentre gli ultrasessantacinquenni ridiscendere al 34,3%. Stabile, invece, la popolazione giovanile con un livello dell’11,6%.

Tra le molteplici dinamiche che conducono alla trasformazione delle strutture familiari, vi è quella che porta all’incremento delle persone sole, delle vere e proprie micro-famiglie cui si deve principalmente la crescita assoluta del numero totale di famiglie. Gli uomini che vivono da soli passeranno da 3,6 milioni nel 2020 a 4,3 milioni nel 2040 (+17%). Le donne sole sarebbero invece destinate ad aumentare da 5 a 6,1 milioni (+23%). Questo tipo di famiglie, in ragione soprattutto della loro composizione per età, ha una ricaduta sociale importante; è, infatti, principalmente nelle età avanzate che aumentano molto le persone sole. Fra gli individui di 65 anni e più, nel ventennio in esame si riscontrerebbe un aumento di ben 640mila uomini soli e di 1,2 milioni di donne sole. “L’aumento della sopravvivenza delle persone anziane e, tra queste, di quelle sole, potrebbe comportare un futuro aumento dei fabbisogni di assistenza – sottolinea l'Istat - Ma l’aumento delle persone sole anziane comporta anche risvolti positivi: l’aumento della sopravvivenza in quantità di anni di vita vissuti e, si presuppone, anche in qualità della vita, potrebbe consentire a queste persone di svolgere un ruolo attivo nella società. Ad esempio, come, già accade oggi e più verosimilmente un domani, supportando le famiglie dei propri figli nella cura dei nipoti e garantendo loro sostegno economico, partecipando al ciclo economico non solo come consumatori di servizi assistenziali ma anche come investitori di capitali”.

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