Notizie | 25 novembre 2021

La femminista Clara Luce e quella lettera a Valletta

La femminista Clara Luce e quella lettera a Valletta

di Francesco Amadelli*

“Al Presidente della Fiat, Vittorio Valletta, chiedo gentilmente di non dare pubblicità ai giornali comunisti, di escludere i comunisti dal novero dei tecnici e del management, di precisare mensilmente a quale sindacato siano iscritti e di organizzare un fondo di sicurezza interna.” “Il principale obiettivo degli aiuti militari ed economici americani all’Italia è di difendere il mondo libero dal comunismo”. Il Maccartismo aveva bussato forte alle porte degli Stati Uniti e Clara Booth Luce aveva prontamente recepito il richiamo dell’anticomunismo lanciato dal senatore del Winsconsin, Joseph McCarthy, repubblicano come lei. Si trattava di tenere lontano il comunismo dall’Italia, ove il Partito Comunista diretto da Palmiro Togliatti risultava essere il primo nell’Europa occidentale.

Clara Booth era nata a New York nel 1903 e dopo un’infanzia difficile, durante la quale aveva partecipato ad alcune pellicole come attrice-bambina, si era sposata una prima volta con George Tuttle Brokaw, ricco erede di una catena di abbigliamento e dal quale avrà una figlia: Ann.

Donna di forte temperamento, Clara Booth dopo il divorzio si dedica al giornalismo fino ad arrivare alla direzione della rivista Vanity Fair. Imprenditrice intelligentissima, sarà giornalista, scrittrice, attrice, politica, sceneggiatrice e infine ambasciatrice dal 1953 al 1956 proprio in Italia, influenzerà pesantemente la politica dei governi italiani sui quali pesa l’onere della ricostruzione post-bellica in chiave filo-americana.

La lettera scritta a Vittorio Valletta riportata all’inizio dimostra la sua volontà non disgiunta da classe, cultura e amore per la moda, specie quella delle Sorelle Fontana a Roma. Nel 1935 aveva sposato Henry Luce, proprietario delle riviste Time e Life, prendendo il via in una carriera che la porterà a livelli politici elevati. Nel 1946 si era convertita al cattolicesimo (tornatole utile in occasione della sua nomina di Ambasciatrice in Italia proprio a Rom, a breve distanza dal Vaticano) causa la morte della figlia.

Alla fine del suo mandato di diplomatica a Roma si ammala gravemente e torna negli Usa. Alle elezioni del 1964, l’anno seguente la morte di Kennedy, appoggerà il candidato repubblicano Barry Goldwater, avversario di Lyndon Johnson. In tempi più recenti avrebbe partecipato alla corsa alla Casa Bianca in prima persona dato che possedeva le doti e l’intelligenza per divenire presidente degli Stati Uniti: i tempi non erano maturi. Morirà nel 1987, a 84 anni.

Come molte donne americane ricche, affascinanti e talvolta spregiudicate fu l’antesignana delle femministe (il termine nacque diversi anni dopo) in una nazione, l’Italia, troppo tradizionalista e arretrata per essere accettata specie dalle donne.

E’ proprio alle donne che Clara Booth Luce si rivolge, nel 1935, con il suo romanzo “The Women” portato a Broadway per quasi due anni e adattato per il cinema nel 1939.

Le femministe di oggi saranno felici di apprendere che in fondo il movimento al quale appartengono ha mosso i primi passi grazie a una donna consapevole del ruolo femminile nella società moderna. La donna è in grado di ricoprire tutte le cariche affidate agli uomini - diceva con orgoglio - non vedo perché ciò non debba avvenire: siamo nel 1935 e nessuno avrebbe sospettato un’evoluzione del femminismo di tale portata.

A dirigere il film nel 1939 sarà George Cukor, abile regista, conoscitore dell’animo femminile in grado di svolgere un ruolo di intermediario pacificatore fra le tre prime donne interpreti principali del film: Norma Shearer, Joan Crawford e Rosalind Russel. Qual è la particolarità del lavoro di Cukor? Il film non ha interpreti maschili, solo femminili e in Italia verrà presentato con il semplice titolo di “Donne”.

Certo la trama mal si adatterebbe alle aspirazioni e alle battaglie sociali delle donne del giorno d’oggi, dato che l’azione si svolge negli Usa, alla vigilia della II Guerra Mondiale, in un ambiente facoltoso, non percorso da problemi familiari e/o lavorativi delle femministe attuali. George Cukor, esperto ricamatore di trame ambientate nella ricca borghesia americana, condurrà a termine il film con la perizia da tutti riconosciutagli.

Pettegolezzo, tradimento, divorzio costituiscono la storia d  una donna sempre innamorata del marito divorziato e sposatosi a una commessa di un Grande Magazzino ma da quest’ultima non amato. Ci vorranno due anni prima che la moglie, fedele, possa recuperare il marito, infedele e, immaginiamo, pentito: la giusta conclusione di un rapporto matrimoniale pervaso di amore e fedeltà, sentimenti all’epoca ritenuti essenziali per la buona riuscita del rapporto coniugale nonostante il ricorso al divorzio stipulato a Reno, cittadina del Nevada, creata appositamente per risolvere casi del genere, il tutto in un ambiente ove il denaro permette di risolvere ogni problema. Abbiamo detto che la pellicola oggi apparirebbe datata e fuori luogo, ma un pregio ce l’ha e non di poco conto: il mondo viene visto esclusivamente dalla parte delle donne e esse soltanto saranno in grado di prendere le decisioni giuste per consigliare e risolvere il problema di coppia. E’ Il giusto riconoscimento all’altra metà del cielo, fortemente voluto dalla Produzione per soddisfare le aspettative degli spettatori, completato però a opera di un uomo: George Cukor.

Il film apparve nelle sale cinematografiche americane il 1° settembre 1939, data di inizio della Guerra Mondiale, mentre in Italia arrivò nel dopo-guerra. Al film parteciparono in parti minori anche Paulette Goddard, prima moglie di Charlie Chaplin e Joan Fontaine.

* Scrittore, storico dell'automobile


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