Notizie | 24 novembre 2021

Le nostre leadership nella transizione verde

Le nostre leadership nella transizione verde

L’Italia è il principale destinatario europeo delle risorse del Recovery Plan e anche per questo è chiamata a un ruolo da protagonista nella transizione verde. Lo sostengono gli autori del dodicesimo Rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, con la collaborazione del Centro Studi Tagliacarne e con il patrocinio del ministero della Transizione ecologica. Rapporto nel quale si sottolinea che la sostenibilità, oltreché necessaria per affrontare la crisi climatica, riduce i profili di rischio per le imprese e per la società tutta, stimola l’innovazione e l’imprenditorialità, rende più competitive le filiere produttive.

La ricerca evidenzia che il Covid non ha fermato gli investimenti green, perché sempre più imprenditori sono consapevoli dei vantaggi competitivi derivanti dalla transizione ecologica. “Ma ancora oltre la metà delle aziende manifatturiere percepisce questo passaggio più un vincolo che una opportunità” ha sottolineato Andrea Prete, il presidente di Unioncamere.

In Italia, l'anno scorso, il 37% dei consumi elettrici è stato soddisfatto da fonti rinnovabili, con una produzione di circa 116 TWh. Tuttavia, la potenza installata è ancora distante dai target di neutralità climatica previsti per il 2030. A fine 2020, comunque, nel nostro Paese risultavano in esercizio circa 950.000 impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, per una potenza complessiva di oltre 56 GW. Di questi impianti, quasi 936.000 sono fotovoltaici, circa 5.700 eolici, mentre i restanti sono alimentati dalle altre fonti (idraulica, geotermica, bioenergie).

Il Rapporto GreenItaly riporta che sono oltre 441 mila le aziende che nel quinquennio 2016-2020 hanno deciso di investire in tecnologie e prodotti green: in particolare, lo ha fatto il 31,9% delle imprese nell’industria e nei servizi, valore che sale al 36,3% nella manifattura. E i contratti d'assunzione relativi ai green jobs rappresentano il 35,7% dei nuovi previsti nell’anno. Già al 31 dicembre scorso, comunque, gli occupati con una professione di green job erano pari a 3,141 milioni, di cui 1,061 milioni al Nord-Ovest (33,8% del totale nazionale).

Fra l'altro, dal Rapporto emerge che l'Italia è leader nell’economia circolare, con un riciclo del 79,4% sulla totalità dei rifiuti, urbani e speciali (dato 2018): un risultato ben superiore alla media europea (49%) e a quella di altri grandi Paesi, come Germania (69%), Francia (66%) e Regno Unito (57%). Questo significa un risparmio annuale di 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e 63 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 nelle emissioni, grazie alla sostituzione di materia seconda nell’economia. A sottolineare il potenziale dell’Italia nella valorizzazione di materia a fine vita, è anche il quarto posto al mondo come produttore di biogas – da frazione organica, fanghi di depurazione e settore agricolo - dopo Germania, Cina e Stati Uniti.

La sostenibilità è oramai presente nelle strategie industriali di tutti i settori dell’economia nazionale, con l’economia circolare che avanza all’interno delle aziende. Già oggi, nella filiera del legno-arredo il 95% del legno viene riciclato per produrre pannelli per l’arredo, con un risparmio nel consumo di CO2 pari a quasi due milioni di tonnellate/anno. Anche il complesso mondo dell’edilizia si muove in questa direzione, favorita dagli incentivi statali per l’efficientamento degli edifici. Un percorso che sta avendo effetti benefici pure sull’occupazione del settore, cresciuta di oltre 132.000 unità fra il 2019 e il 2021, di cui oltre 90.000 a tempo indeterminato.

Nelle strategie del settore tessile e moda, le soluzioni green su cui ci si sta focalizzando sono legate anche all’eliminazione di sostanze tossiche e/o inquinanti dai tessuti e l’Italia è il primo Paese al mondo nell’utilizzo della certificazione detox promossa da Greenpeace e per l’impiego di materiali di origine naturale o rigenerati da tessuti pre e post consumo.

A sua volta, l’industria 4.0 accompagna la transizione digitale green, ripensando i processi di progettazione e fabbricazione dei prodotti e componenti meccanici studiando le migliori soluzioni per allungare il ciclo di vita degli impianti. E la produzione italiana di auto elettriche e ibride, che nel 2019 rappresentava solo lo 0,1%, nel 2020 è salita al 17,2%, mentre nel primo trimestre 2021 è arrivata al 39,5%.

Infine, il settore agricolo. Con un taglio del 32% dell’uso dei prodotti fitosanitari tra il 2011 e il 2019 e una quota di emissioni per unità di prodotto nettamente inferiore a quella delle principali economie europee, il nostro Paese si conferma il più green d’Europa. Siamo primi anche nel biologico, con il più alto numero di aziende impegnate – oltre 80mila – e una superficie coltivata a biologico aumentata del 79% negli ultimi dieci anni. Nella chimica verde, poi, l'Italia ha molto da dire: è tra i leader mondiali della chimica bio-based, attiva nella produzione di una vasta gamma di prodotti biodegradabili, compostabili e che, nei processi di fabbricazione, integrano sempre più materie prime derivate da rifiuti e sottoprodotti.

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