Storia & storie | 23 novembre 2021

L'eroico Carlo Buffa di Perrero e i suoi avi

L'eroico Carlo Buffa di Perrero

L'eroico Carlo Buffa di Perrero

di Gustavo Mola di Nomaglio*

Dal colle della Maddalena, circondato dal vasto e quieto parco “della Rimembranza”, in aprile deliziosamente fiorito, lo sguardo può abbracciare a 360° i panorami che circondano Torino. Di qui, scesa l’oscurità, il “Faro della Vittoria” ricorda, a chi alzi lo sguardo verso la collina, i soldati caduti nella prima guerra mondiale. Lungo i viali, sentieri e piazzali (che traggono il nome da luoghi in cui si svolsero fazioni di guerra) targhe grigie, talora consunte ma ancora leggibili, commemorano il nome dei morti torinesi o residenti nella provincia di Torino, indicandone il grado e la data in cui caddero. Su piazzale Timavo le targhe dei decorati di medaglia d’oro al valor militare, fanno corona a quella di Umberto di Savoia Aosta, conte di Salemi, capitano dei bombardieri, caduto ventinovenne sul Monte Grappa, nel 1918. Sono molti, tutt’attorno, i personaggi il cui nome può rievocare momenti significativi del passato piemontese. Tra questi vi è Carlo Buffa di Perrero, leggendario eroe degli alpini.

Il nome dei Buffa, già noto sul finire del XII secolo, compare nella storia del Piemonte, soprattutto nel Pinerolese, a Cavour, a Bibiana, dove se ne hanno memorie almeno sin dagli inizi del ’300. É tradizione che appartenesse alla famiglia Amedeo Buffa che, dopo avere seguito Bonifacio I di Monferrato nella quarta crociata, restò a Costantinopoli, divenendo connestabile dell’Impero. Qui l’aspettava una sorte terribile. Nella primavera del 1210, alla testa di cento cavalieri, cadde in un'imboscata tesagli dal despota d'Epiro, Michele Angelo Comneno, il quale, dopo averlo catturato, lo fece crocifiggere, come si ricorda in antiche cronache e in una lettera di Papa Innocenzo III del 17 settembre di quell'anno.

Carlo Buffa discendeva da un ramo che, nel XVIII secolo, aveva unito al proprio cognome il predicato di Perrero, avendo ricevuto l'investitura di quel feudo. Nato a Torino il 20 dicembre 1867, entrò, all'età di quattordici anni, nel Collegio militare di Milano. Continuò gli studi nell'Accademia di Modena, dalla quale uscì a vent'anni, col grado di sottotenente di fanteria; a ventidue fu in Eritrea, come ufficiale d'ordinanza del governatore. Rientrato in Italia, la passione per la montagna lo spinse a chiedere di essere trasferito al Corpo degli alpini. Nel 1894, fu assegnato al 4° reggimento, battaglione “Aosta”, nell'ambito del quale organizzò plotoni scelti di guide e contribuì a migliorare l'addestramento e l'efficienza delle truppe.

Nel 1899, insieme al tenente Giuseppe Vignolo, scalò, per il versante italiano, la vetta del Cervino, effettuando un'ascensione che in quel tempo era considerata molto ardua. L'impresa fece scalpore ed ebbe vasta eco sulla stampa, anche perché, per la prima volta, la cima veniva conquistata da ufficiali del regio esercito in divisa. Nel 1903, promosso capitano, passò al 2° e poi al 3° reggimento alpini, nei quali condusse una minuziosa attività di studio del sistema difensivo e offensivo montano, in particolare lungo i confini nord-orientali d'Italia. Nel 1914 partecipò con il battaglione “Fenestrelle” alla guerra di Libia, meritando, nel combattimento di Raulam, in Cirenaica, un encomio solenne.

Rientrato in Italia, fu inviato sulla frontiera italo-austriaca: la sua conoscenza dei gruppi montani era preziosa. Preso il comando del battaglione “Cadore”, lo condusse alla conquista di importanti posizioni in territorio nemico e, soprattutto - dopo un'epica battaglia in cui fu ferito due volte ed ebbe una medaglia d'argento - del Monte Cristallo. Promosso tenente colonnello, ebbe il comando del 138° fanteria, facente parte della brigata Barletta. I suoi fanti diedero ripetute prove di valore. Nell'avanzata del novembre 1916 conquistò con i propri uomini la zona del Monte Faiti, costringendo il nemico a un notevole arretramento. Durante i combattimenti, sempre in prima linea, fu ucciso da una granata austriaca. Per questa sua ultima azione, grazie alla quale furono consolidate le posizioni conquistate e fu assicurata la completa vittoria dell'esercito italiano, fu decorato della medaglia d'oro al valor militare.

* Scrittore, storico, vice presidente del Centro Studi Piemontesi



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