Curiosità | 21 novembre 2021

La straordinaria storia dei Grimaldi e di Monaco

Il principato di Monaco

Il principato di Monaco

di Gustavo Mola di Nomaglio*

Nella storia d'Italia e di Francia, e si potrebbe dire d'Europa, i Grimaldi hanno un posto di primo piano. Alcuni, ricorrendo ad acrobazie genealogiche, li ritengono d'origine francese, altri più credibili e documentati li dicono originari di Genova, dove li troviamo, già in alto stato, nel XII secolo, annoverati coi Fieschi tra i capi della parte Guelfa, protagonisti d'irriducibili contese con i ghibellini capitanati dai Doria e dagli Spinola.

Il capostipite accertato della famiglia pare essere Grimaldo (che discenderebbe dal giudice di Genova, Grimaldo Canella) che fu, nel XII secolo, console e ambasciatore della repubblica genovese all'imperatore Federico Barbarossa. Da quest'epoca in poi, la famiglia riuscì ad accrescere in modo deciso il proprio ruolo politico e ad arricchirsi smisuratamente con imprese navali (tra le quali non mancavano spavalde attività corsare) e commerciali in tutto l'Occidente. In progresso di tempo, si formarono numerose diramazioni che s'insediarono sia lungo le coste liguri, sia in Piemonte, Sicilia (dove esiste ancor oggi il ramo dei principi Grimaldi, baroni di Serravalle) e Provenza.

Esiliati da Genova nel tardo Duecento, dopo un sanguinoso conflitto, dal partito ghibellino, trovarono nel desiderio di rivalsa uno degli stimoli a impadronirsi di basi sicure dalle quali far guerra alla Repubblica. Verso la metà del secolo, Luchetto si era già impadronito di Ventimiglia ed era divenuto signore di vari feudi in quella zona, cui aveva poi dovuto rinunciare. Una nuova espansione dei domini grimaldeschi nell’area costiera verso il Nizzardo si registrò negli ultimi decenni del secolo, quando Ventimiglia fu nuovamente nelle mani della casata, unitamente a Mentone e Roquebrune.

Nel 1297, entrarono vincitori in Monaco, sino a quel momento dominio genovese, luogo importante per la poderosa fortezza che lo dotava, giudicata inaccessibile e per il porto naturale, dalle acque profonde e protette, che si prestava a meraviglia a offrire riparo alla flotta mercantile e corsara appartenente alla famiglia.

La rocca monegasca fu conquistata con uno stratagemma da Francesco Grimaldi detto “Malizia” per la sua astuzia, che vi si sarebbe introdotto a tradimento con molti dei suoi, travestito da frate francescano (da quest'impresa sarebbero derivati i due monaci che, brandendo una spada, sostengono lo scudo gentilizio della famiglia).

I Grimaldi si stabilirono nella cittadina, esiliandone i genovesi. Non era tuttavia ancora giunto il giorno per legare “indissolubilmente” a essa il proprio destino. Le truppe di Genova, sostenute da una forte coalizione appoggiata da Carlo II d'Angiò, dai Napoletani e dai Pisani, nel 1301 cinsero d'assedio la fortezza per obbligare i guelfi comandati dai Grimaldi a restituirla. Quando l'assedio divenne insostenibile, “Malizia” giocò una carta estremamente audace: cinque sue galere presero il mare nottetempo dal porto di Monaco navigando sottocosta e senza luci, con l'obiettivo di impadronirsi della città di Genova, che aveva molti dei suoi soldati sotto le mura monegasche. L'impresa non ebbe successo e i Grimaldi furono costretti a rinunciare a Monaco, dopo meno di quattro anni di dominio, arrendendosi a Carlo d'Angiò, che la restituì poi ai genovesi.

Circa trent'anni più tardi, conducendo una politica astuta e ostinata sarebbero tornati a esserne i padroni, prima solo di fatto e poi con pieno diritto, questa volta definitivamente.

Della linea maschile dei Grimaldi resta soltanto il nome. Essa si è estinta nel 1731, con la morte del principe Antonio I. Il titolo, lo stemma e il cognome passarono attraverso la figlia di questi, Luisa Ippolita, al proprio marito Giacomo de Gouyon de Matignon. Ma anche i Matignon Grimaldi si sono ormai estinti. Luigi II de Matignon, morto nel 1949, ebbe, fuori dal matrimonio, solo una figlia, Charlotte. Nata nel 1898, fu riconosciuta e legittimata nel 1900. Charlotte sposò Pierre de Polignac, appartenente a una gran famiglia francese e proprio un Polignac era Ranieri III (Ranier Louis Henri Maxence Bertrand de Grimaldi, che ha governato per una cinquantina d'anni), marito di Grace Kelly, padre di Alberto II, che siede oggi sul trono monegasco, oltre che di Stephanie e Carolina di Monaco,

Monaco, chiamata dai Romani Portus Herculis Monoeci (o Monaci) è nota sin dall’antichità. Le notizie riferite ai secoli più remoti e sino all’alto medioevo sono così rare da far pensare ad alcuni storici che l’area su cui sorge l’odierno principato non fu, almeno sino all’inizio del ‘200, sede di un vero e proprio centro abitato. Sino a quel tempo, Monaco avrebbe potuto pertanto essere considerata come un qualunque scoglio deserto, se non fosse stato per il porto naturale formato dalla sua scogliera che poteva offrire, in caso di tempesta, un insostituibile riparo alle imbarcazioni che navigavano lungo le coste liguri e provenzali.

La presenza di questo porto e le opportunità di difesa offerte dal promontorio monegasco fecero sì che i primi secoli della storia di Monaco fossero scanditi dai conflitti tra quanti ambivano possederla, dai colpi di mano di guelfi e ghibellini che se ne contendevano il dominio e da alterne fasi di occupazioni e signorie da parte di vari principi e potenze. Il possederlo faceva gola ai genovesi, ai francesi, al Piemonte (per secoli determinato nella ricerca di sempre nuovi sbocchi sul mare), a Venezia e alla Spagna.

Se oggi il principato misura 1,5 km quadrati, anche in passato, quando la sua giurisdizione giungeva ancora sino a Roccabruna e Mentone, l’estensione non era molto superiore, eppure tutti erano pronti a discussioni diplomatiche o a imbracciare le armi o ad armare la mano di un sicario per possederlo (si vuole ad esempio che i cinque sicari che uccisero nel 1604 con quaranta pugnalate Ercole I fossero mossi da oro sabaudo o francese). Monaco passò così gran parte della sua storia sotto l’invadente protezione di qualche potenza “straniera”.

All’inizio del ‘600 toccò agli spagnoli, poi fu la volta della Francia, che consentì allo staterello, divenuto nel secolo XVII un principato, di sopravvivere, pur condizionandone la politica dinastica. Il gradimento francese non fu probabilmente ininfluente nella successione dei Matignon ai Grimaldi di linea primogenita, considerata da vari giuristi illegittima, visto che quando i Matignon successero ai principi monegaschi, prendendone il nome, esistevano ancora rami dei Grimaldi e in particolare quello dei marchesi di Cagnes, in grado di rivendicare il diritto a regnare su Monaco. A mettere d’accordo tutti giunse la Rivoluzione francese, che abolì il principato.

Pur con complesse vicissitudini questo tornò a costituire un’entità politica a sé stante nel periodo della Restaurazione, sotto la protezione armata e, ancora una volta, invadente, del Re di Sardegna. Di nuovo il marchese di Cagnes tentò di dimostrare che i Matignon erano degli usurpatori, ma non ottenne nulla, poiché l’amministrazione sabauda, secondo quanto riferisce Léon Menabrea in una memoria storica “ufficiale” su Monaco del 1850 non se la sentì d’affrontare le ripercussioni politiche e diplomatiche che ne sarebbero derivate. Con la cessione di Nizza, anche Monaco tornò nella sfera d’influenza della Francia, che periodicamente prova ancora a farsi sentire.

* Scrittore, vice presidente del Centro Studi Piemontesi

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