Libri | 17 novembre 2021

Un bel giallo nella San Salvario del '35

Un bel giallo nella San Salvario del '35

di Francesco Amadelli

Se il Giudice Caselli si è mosso per scrivere la prefazione al libro di Gianna Baltaro “Ore 10 – Porta Nuova” è perché lo ha considerato importante e meritevole tanto quanto una pratica giudiziaria anti-mafia. Non possiamo che dargli ragione.

Il giallo, più esattamente un noir, nonostante sia stato scritto diversi anni or sono, presenta particolarità che lo rendono fresco e attuale anche se la storia si svolge nel 1935, a Torino. Quali sono allora questi punti di eccellenza che lo distinguono da un normalissimo libro giallo/noir? Innanzitutto l’autore, anzi l’autrice, Gianna Baltaro, torinese, classe 1926, mancata nel 2008, per molti anni giornalista di cronaca nera sui principali giornali cittadini. E’ stata paragonata ad Agatha Christie e dal confronto ne esce a pieno titolo, per quella sua capacità di descrivere gli ambienti e l’atmosfera della sua città con una vividezza degna della migliore letteratura non necessariamente legata al genere poliziesco.

E’ sulla scia di questa sua abilità che il racconto si dipana senza increspature, tali da renderlo di difficile comprensione come facilmente avviene con i noir.

Prosa veloce, dal taglio giornalistico, quella della Baltaro, con molte analogie ai migliori racconti di Simenon, ci porta fin dalla prima pagina all’interno di un rapporto di coppia fra Olga e Gino, genitori di un bimbo. Sta montando la vostra curiosità? Bene!

Alcune misteriose lettere minatorie vengono a rovinare la pace familiare facendo riferimento a uno strano “segreto” della coppia. Il commissario Martini viene interpellato per risolvere il mistero nel quale se ne insinua un altro: un omicidio a Porta Nuova, alle ore 10.

L’indagine del Commissario Martini prosegue a tutto campo, interrogando i vari attori coinvolti, dei quali la Baltaro fa emergere la personalità mettendo in evidenza luci e ombre della società perbenista dell’epoca. Sono sicuramente le pagine migliori della scrittrice che, aggiungiamo noi, denota la mano dei romanzieri di classe.

Un timbro diventa un indizio misterioso, un pettegolezzo una traccia, una conversazione una fonte di informazioni, un cappello abbandonato sulla neve un inspiegabile messaggio: Martini si muove con provata esperienza, creando nel lettore fiducia e consapevolezza che l’assassino verrà scovato. Potremmo definirlo un noir storico, perché il vero protagonista della storia è il quartiere torinese di San Salvario, in un’epoca nella quale era popolato di piccoli artigiani, gente della piccola borghesia ormai scomparsa o migrata in altre zone della città.

Al lettore non rimane che il rimpianto per ciò che non ha potuto vedere ed è ormai irrimediabilmente perduto.




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