Sfumature | 09 novembre 2021

Riserve degli italiani oltre i duemila miliardi

Riserve degli italiani oltre i duemila miliardi

In piena emergenza pandemica, le riserve degli italiani sono aumentate di quasi 100 miliardi di euro (+4,83%), dai 1.913 miliardi di agosto 2020 ai 2.005 miliardi di agosto 2021 (la massa di risparmi, nonostante la spesa per le ferie estive, ha superato per la prima volta quota 2.000 miliardi). Il saldo è risultato attivo di oltre 68 miliardi (+6%) per le famiglie e di quasi 42 miliardi per le casse delle aziende (+12%).

In media, sono stati accumulati 7,6 miliardi al mese: in particolare è di 5,7 miliardi il risparmio mensile delle famiglie. È cresciuta la liquidità sui conti correnti, con il saldo totale arrivato a 1.413 miliardi, in aumento di oltre 145 miliardi (+11%) in 12 mesi. Le aziende hanno sostanzialmente fermato gli investimenti e hanno così accumulato ingenti risorse: i loro salvadanai sono saliti a 401 miliardi e quelli delle imprese familiari hanno registrato un saldo positivo di quasi 8 miliardi (+10%), fino a 81 miliardi.

Questi i dati principali di un’analisi del Centro studi di Unimpresa sulle riserve delle famiglie e delle aziende italiane, secondo la quale sui depositi vincolati ci sono 27 miliardi in meno (-12%), mentre i pronti contro termine sono calati di 30 miliardi (-25%) a quota 86 miliardi: due segnali che mostrano come famiglie e aziende preferiscono avere risorse finanziarie sempre disponibili, abbandonando forme di risparmio meno liquido.

“Per il futuro del Paese – ha commentato Giovanna Ferrara, presidente di Unimpresa - sarà decisivo un ingrediente impercettibile, ma fondamentale: la fiducia, essenziale per far ripartire consumi e investimenti. Nonostante lo sforzo e la serietà del governo guidato da Mario Draghi, siamo ancora lontani da questo obiettivo. Di fiducia bisogna averne tanta e credere nelle potenzialità delle nostre attività d’impresa, puntare quotidianamente sulla bontà dei progetti: un cambio di passo che deve essere compiuto anche dalle banche nel momento in cui valutano le richieste di credito. Da parte delle imprese è necessario continuare a investire, guardare con intelligenza alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, che non devono rappresentare una mera occasione di riduzione dei costi aziendali, non devono essere scorciatoie per facili guadagni; l’innovazione, le tecnologie e il digitale devono essere occasioni per sviluppare nuovi prodotti e servizi oppure per migliorare quello che già facciamo; devono essere occasioni da sfruttare per guardare avanti sempre con una prospettiva di crescita e progresso”.

Secondo l’analisi di Unimpresa, che ha elaborato dati della Banca d’Italia, da agosto 2020 ad agosto 2021, i risparmi delle onlus sono saliti nel periodo a 33,4 miliardi (+6,9%), mentre sono aumentati di 2,09 miliardi (+10,65%) i depositi degli enti di previdenza (da 19,6 miliardi a 21,7 miliardi), di 1,1 miliardi (+8,27%) quelli delle assicurazioni (da 14,3 miliardi a 15,4 miliardi) e di 893 milioni (+12,71%) quelli dei fondi pensione (da 7,02 miliardi a 7,9 miliardi).

L’incremento complessivo sarebbe stato ancora più marcato se non fossero calate le riserve dei fondi d’investimento, scese di 33,2 miliardi (-9,96%) da 334,1 miliardi a 300,7 miliardi: un deflusso che tra origine, con ogni probabilità, dalla scelta di investire, in forme speculative, sui mercati finanziari, approfittando del buon andamento dei corsi azionari.

Quanto all’analisi per strumento, la crescita delle riserve si deve per la quasi totalità ai 145,1 miliardi aggiuntivi (+11,45%) lasciati sui conti correnti, passati dai 1.267,8 miliardi di agosto 2020 ai 1.413,01 miliardi di maggio scorso. L’altro strumento col saldo attivi è quello dei depositi rimborsabili, saliti di 4,3 miliardi (+1,38%) da 313,1 miliardi a 317,4 miliardi. In calo, invece, i depositi vincolati, scesi di 27,1 miliardi (-12,52%) da 215,8 miliardi a 188,8 miliardi.. In fortissima contrazione, poi, l’esposizione verso i pronti contro termine, scesa complessivamente di 30,07 miliardi (-25,85%) da 116,3 miliardi a 86,2 miliardi.

«I comportamenti delle famiglie e delle imprese, fotografabili dall’analisi per strumento, mettono in evidenza un atteggiamento orientato soprattutto alla massima prudenza - osservano gli analisti del Centro studi di Unimpresa - Se i cittadini non spendono, le aziende rispondono congelando qualsiasi investimento di breve e medio periodo. Non solo: le scelte fatte dalle aziende e dalle famiglie portano alla luce, inoltre, la volontà di accumulare denaro con forme di deposito particolarmente liquido e, contestualmente, evidenziano la sensibile riduzione dei servizi bancari con vincoli di durata (i depositi fino a 2 anni od oltre) o comunque non immediatamente disponibili (i pronti contro termine)”.

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