Libri | 05 novembre 2021

Quelle "Prediche" di Einaudi, tutte da rileggere

Quelle "Prediche" di Einaudi, tutte da rileggere

di Francesco Amadelli

Per parlare del libro “Prediche Inutili” di Luigi Einaudi occorre rifarsi all’articolo di Alberto Mingardi apparso sul Corriere della Sera il 18 ottobre scorso, in occasione del sessantesimo della morte dell’illustre piemontese. Il giornalista ce lo ricorda per il ruolo cruciale e per la lezione tuttora attuale delle sue parole, le quali, sotto forma di prediche, mirate a ricordarci come Einaudi fu sì economista e giornalista di prestigio nell’Italia del secondo dopo-guerra seppe svolgere il ruolo di “comunicatore” delle dottrine economiche della nostra neo democrazia a economia di mercato.

Appare forse superfluo questo suo richiamo, ma occorre tenere in considerazione il contesto storico ed economico nel quale si sviluppò, senza per questo essere pedante, didattico come il termine “prediche” potrebbe far pensare. Einaudi fu giornalista, dapprima alla Stampa filo-giolittiana quindi al Corriere della Sera di tendenze contrarie all’allora Capo del Governo, comprese come le prediche, specie economiche, siano male accette dal lettore finendo per convertirle in consigli, suggerimenti soprattutto, etici ma mai moralistici (vedasi a questo proposito il capitolo dedicato alla Scuola e all’educazioni dei giovani). Non è un caso se fra il 1908 e 1946 collaborò con l’Economist, pubblicazione certamente non propensa a raccogliere in quel periodo indicazioni e suggerimenti da un italiano.

“Forse la sua esperienza di giornalista – sono sempre parole di Mingardi – valse a Einaudi quella straordinaria facilità di scrittura che ancor oggi ne fa una lettura non solo istruttiva, ma anche piacevole. Fu scrittore di economia e uno dei massimi prosatori in lingua italiana dell’ultimo secolo, figura insigne per ciò che scrisse e per come lo scrisse.”

Egli era consapevole della scarsa alfabetizzazione del popolo italiano in materia economica; puntò il dito accusatorio contro quel populismo che spinge il cittadino a votare spinto da simpatia e non da conoscenza della materia. Si tenga presente come all’epoca i partiti politici fossero più preparati sull’argomento di quanto lo siano oggi. Einaudi considerava l’economista uomo intero al quale spetta il compito di divulgare la propria disciplina con schiettezza e sobrietà.

Nel 2008, sessantesimo dell’elezione di Einaudi a presidente della Repubblica, Lorenzo Mondo nella rubrica Pane al Pane sul quotidiano la Stampa ribadiva con amarezza l’inutilità delle sue prediche invalidate a quel tempo dalle indagini “Mani Pulite”. “Preveggenza di Einaudi o desolante ostinazione nel ripetere gli stessi errori? – si chiedeva Lorenzo Mondo – E’ utile e, nonostante tutto, tonificante rammentare la passione civile del saggio omino di Carrù che ha rappresentato, come Presidente, la faccia pulita dell’Italia.”



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