Libri | 22 ottobre 2021

Torino e il Piemonte "sotto" Napoleone

Torino e il Piemonte "sotto" Napoleone

di Francesco Amadelli In questo 2021 che volge al termine e durante il quale si è celebrata la morte di Napoleone di due secoli fa, molto si è detto e si è scritto su di lui e su ciò che ci ha lasciato. Naturale che l’attenzione sia andata ai grandi avvenimenti dei quali fu artefice: la salita al potere, le battaglie, gli intrighi, la vita privata, la decadenza, tutto in un arco temporale inferiore ai 50 anni. Nulla, se si pensa al rivoluzionamento (non rivoluzione che, partito da giacobino, finì per respingere e reprimere) che portò in tutta Europa lasciando quella traccia indelebile largamente conosciuta. Ci fu un periodo di circa 15 anni in cui la Francia, da tutti identificata con la sua figura, si impossessò del Piemonte perché ne divenne “padrona”. La nostra regione fu inglobata nel territorio transalpino come un qualsiasi altro dipartimento. Anni di profondo mutamento sociale, politico, economico e di costume sicuramente anticipatorio e ispiratore del nostro Risorgimento. E allora cosa avvenne a Torino e in Piemonte? Ce lo racconta, in maniera impeccabile e appassionata, facendosi accompagnare da magnifiche illustrazioni, Francesca Rocci, ricercatrice di Storia della società europea, citando personaggi noti e meno noti il cui nome ricorre ancora a designare vie e strade di Torino. Ci fu il pinerolese Michele Buniva pioniere e sostenitore delle campagne di vaccinazione di massa contro il vaiolo (la sua figura in tempo di Covid giunge non solo gradita ma indispensabile!). La ricerca della Rocci tocca piccole e grandi abitudini, manie e comportamenti dei torinesi dell’epoca alle prese con problemi di sopravvivenza. “Napoleone a Torino e in Piemonte” (edizioni Del Capricorno) ci riporta appassionatamente a quegli anni senza essere mai pedante né didattico; suscita, inoltre, la curiosità del lettore introducendolo negli ambienti ricchi e poveri della città. Raro trovare un gioiello di tale caratura in tempi di superficialità come gli attuali. Non furono certo tempi di abbondanza quelli di due secoli or sono, dato che l’amministrazione napoleonica ebbe sempre la mano pesante. nonostante le promesse contrarie. La saggezza popolare di allora descrisse meglio di tanti discorsi la durezza della vita affermando: “Liberté, egalité, fraternité: i franseis an carosa e nuiautri a pé – libertà, uguaglianza, fraternità: i francesi in carrozza e noi a piedi”, come a dire che i tre elementi fondativi della Rivoluzione valgono solo per qualcuno. Motto sul quale riflettere.

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