Storia & storie | 19 ottobre 2021

Stefano Bricarelli, fotoreporter d'eccellenza

Stefano Bricarelli, fotoreporter d'eccellenza

di Francesco Amadelli

Quante volte impugnato uno smartphone (in anni ormai passati, una macchina fotografica) ci siamo sentiti scopritori del mondo circostante sul quale il nostro occhio sarebbe caduto per cogliere alcune istantanee degne di passare alla storia della fotografia perché riproducenti momenti unici della nostra Storia. In un attimo ci siamo sentiti fotoreporter.

Sbagliato, abbiamo peccato di presunzione. Sì, perché il mestiere di fotoreporter è uno dei più difficili. Non è sufficiente scattare foto a dritta e a manca, cogliendo l’espressione del volto rugoso di una vecchia oppure un incidente catastrofico nel quale non siamo stati coinvolti o un’eruzione vulcanica. Esse sono soltanto riproduzioni di momenti particolari della nostra vita ai quali abbiamo assistito, ma dei quali non sappiamo catturare l’intima essenza da trasmettere ad altri. Sono delle semplici fotocopie della realtà.

Ben lo sapeva Stefano Bricarelli “IL FOTOREPOTER”, colui che prima degli altri, con mezzi molto meno elaborati degli attuali si è trovato a svolgere con maestria e semplicità quel mestiere. Era nato per quella professione e gli veniva spontaneo fermare l’immagine trasmettendoci il pathos contenuto, fosse di inquietudine o gaiezza.

Nato a Torino nel dicembre del 1889 morì nel maggio del 1989: attraversò tutto il “secolo breve” che per lui breve non fu mai. Frequentò la Scuola dei Gesuiti con molto profitto, ricevendo in regalo dal suo docente una macchina fotografica. Aveva solo 15 anni e molto del merito va a quel professore che intuì quale occhio e quale intelligenza si celassero nel ragazzo.

Torino all’inizio del ‘900 è una città in profonda trasformazione, vivace e intraprendente a dispetto delle forti critiche che le piovvero addosso dagli invidiosi (si addicono meglio ai tempi attuali nei quali politici e amministratori comunali paiono impegnati in continue diatribe di stampo elettoralistico).

Il giovane Stefano risente del clima di novità e nel 1908 si iscrive alla Società Fotografica Subalpina ottenendo già nel 1911, immediatamente dopo la laurea in Giurisprudenza, la Medaglia d’Oro all’Esposizione Internazionale di Torino per i 50 anni dell’ Unità d’Italia. La sua carriera prosegue con la pubblicazione di molte sue fotografie su prestigiose riviste arrivando a esporre a Londra i migliori scatti compiuti alla sua giovane età.

Nel 1917 la Patria lo chiama e parte per il fronte nel Genio Pontieri nella zona dell’Isonzo, che assieme al Piave divengono l’estremo baluardo delle nostre truppe dopo la disfatta di Caporetto. Nel 1921, con altri due amici fonda il Gruppo Piemontese per la fotografia artistica, dando inizio alla collaborazione con riviste straniere, specie inglesi. Nel 1924, con gli stessi amici, acquista “il Corriere Fotografico” (è da notare come all’epoca non si facesse mai ricorso a nomi o titoli esterofili, tanto meno inglesi) divenuto prestigioso e inizialmente rivolto ai professionisti e agli amanti dell’arte. Con l’annuario “Luci ed Ombre” proseguirà la sua attività fino al 1934 allorché cesserà le pubblicazioni.

Nel 1926, in piena esaltazione motoristica, Bricarelli fonda la rivista “Motor Italia”, divenuta organo ufficiale fino al 1935 del RACI (Reale Automobile Club d’Italia). Si occuperà di stile e di design automobilistico e non solo, passando attraverso la moda e gli stili di vita dell’epoca: l’influenza della vicina Francia è fondamentale per il prosieguo della carriera. Organizzerà mostre in Italia e all’estero e nel 1927 diventa giornalista professionista.

Nel 1930 acquista una fotocamera Leica a telemetro con la quale si cimenterà per molti anni ritenendola, per formato 24X36 e tecnica costruttiva, la migliore al mondo. Non abbandonerà mai più quella marca. Nel 1931 viene incaricato di documentare la costruzione del transatlantico Rex nei cantieri di Sestri Ponente già Ansaldo che nel 1933 passeranno all’Iri.

Nel 1935 cessa la collaborazione con il RACI. Bricarelli continua per proprio conto il lavoro di fotoreporter pubblicando su Motor Italia servizi di valore storico sulle carrozzerie delle maggiori marche italiane e straniere. Si avvarrà della preziosa collaborazione di un altro fotografo e stampatore: Riccardo Moncalvo, con il quale lavorerà fino alla fine degli anni ’70.

La vittoria a un concorso indetto dalla Leica nel 1936 gli permette di giungere in America ove, in compagnia dello zio Console generale d’Italia, riesce a farsi conoscere dalle più rinomate riviste di moda come Harper’s Bazar. Ha lo possibilità di conoscere il bel mondo e la ricca società alla quale mostrerà i capolavori stilistici della nostra nazione. La rivista americana Life, compreso il valore del fotoreporter Bricarelli lo incarica di tornare in Italia e di riprendere Benito Mussolini al lavoro. Il compito viene eseguito con la solita maestria dopo il consenso del Minculpop. Mussolini, però, non le ritiene muscolari e maschie come si sarebbe aspettato e rifiuta di farle pubblicare in America incaricando Bricarelli di svolgere un servizio fotografico sui confinati politici sull’isola di Ponza, onde provare che le condizioni di vita non sono quelle descritte dagli avversari politici del fascismo. La direzione di Life, per motivi di convenienza politica, si rifiuta di pubblicare le foto. Insomma l’amore fra Mussolini e l’America naufraga al primo contatto.

Poco prima della guerra, Bricarelli sperimenta, con successo, il colore acquistando pellicole tedesche Agfa; ma è nel secondo dopoguerra che il colore diverrà preminente nei suoi scatti con le pellicole, allora americane, Kodak (ora totalmente nelle mani dei cinesi compratori del marchio). Continuerà la sua missione (tale la considera) con l’allestimento di mostre e la collaborazione con la sua creatura Motor Italia. Ma il peso degli anni si fa sentire e nel 1976, supponiamo con molto dispiacere, cederà Motor Italia al giornalista Gianni Rogliatti. La sua ultima mostra di foto avverrà nel 1983, dopo essersi avvalso della collaborazione di Riccardo Moncalvo. Si spegne a Torino nel 1989. Il Comune di Torino non si è ricordato in alcuna maniera di lui, nonostante la figlia Carla, già collaboratrice della Fiat, abbia regalato le opere del padre, un patrimonio cospicuo, alla Città.

Una delle migliori opere che Stefano Bricarelli potesse lasciarci è il libro “Gli occhi della memoria” edito da Automobilia, nel quale le foto in bianco e nero sono una rarità preziosa e irripetibile, non perdetevelo.



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