Notizie | 19 ottobre 2021

Spesa dei turisti italiani all'estero -66% nel 2020

Sulla spiaggia di Rio de Janeiro

Sulla spiaggia di Rio de Janeiro

Nel 2020, i pernottamenti dei turisti stranieri in Italia sono diminuiti del 54,6% rispetto all'anno prima e del 32,2% quelli dei residenti all’interno dei confini nazionali. Lo ha comunicato l'Istat, sottolineando che, così, in un anno si è registrato un calo di oltre 63 miliardi di euro per il consumo turistico interno e di 31 miliardi per il valore aggiunto, sceso ben al di sotto dei livelli del 2010 (68 miliardi nel 2020 contro 80 miliardi). Il calo dell’attività turistica ha inciso per oltre un quarto sulla perdita complessiva del valore aggiunto registrata in Italia.

L'anno scorso, la spesa dei turisti stranieri in Italia è stata pari a 23,7 miliardi di euro, circa 35 miliardi di euro in meno rispetto al 2019. Questa contrazione è stata in buona parte controbilanciata da una altrettanto drastica riduzione dei flussi turistici italiani all’estero che, in termini di presenze, si sono ridotti del 54,1%, con un livello di spesa di 13,7 miliardi di euro (-65,7% rispetto all’anno precedente).

Le limitazioni alla circolazione dei movimenti turistici, come conseguenza non solo delle misure sanitarie ma anche come scelta individuale dettata dal timore del contagio, hanno quindi contribuito a trasformare parte dei flussi turistici all'estero in flussi domestici. In questo modo è rimasta in Italia parte della spesa turistica destinata negli anni precedenti all’estero, fenomeno che ha contribuito a frenare la diminuzione complessiva del consumo turistico interno.

La forte contrazione dei flussi turistici è ancora più marcata nel caso delle strutture ricettive (che includono l’intero comparto ricettivo al netto delle seconde case, affittate o in uso proprio) dove il calo è arrivato fino al 70% per i flussi turistici internazionali in entrata e in uscita, sottolineando la preferenza per soluzioni di alloggio alternative atte a garantire una maggiore protezione dal rischio di contagio.

Il consumo turistico interno ammonta, nel 2020, a 98,7 miliardi di euro, con una riduzione del 39,2% rispetto all’anno precedente. L'Istat sottolinea che questo risultato è stato generato da un crollo della spesa del turismo internazionale, più che dimezzata nel 2020, compensato in parte dalla spesa turistica domestica e dalle altre componenti imputabili al turismo domestico (le spese per viaggi d’affari a carico dei datori di lavoro, il valore dei servizi resi dall’utilizzo per vacanza delle seconde case di proprietà e i consumi turistici sostenuti dalle amministrazioni pubbliche) che, in media, si sono ridotti del 28%.

Comunque, nel 2020, la spesa turistica degli stranieri in Italia ha superato di circa 10 miliardi di euro quella degli italiani all’estero (nel 2019 il saldo positivo era di 18 miliardi di euro). All’interno di una generalizzata riduzione della spesa turistica, le perdite più rilevanti hanno interessato le tipologie di prodotti la cui fruizione comporta un maggior rischio di aggregazione di persone (ristoranti, trasporto, servizi sportivi e ricreativi) o il cui servizio è esclusivamente turistico (agenzie di viaggio e tour operator).

In modo speculare a quanto registrato in termini di flussi, la spesa dei turisti italiani nel nostro Paese è caduta in media del 59,6%, ma al suo interno alcuni prodotti, tra cui la ristorazione, il trasporto, i servizi di agenzie di viaggio e tour operator, i servizi ricreativi, culturali e sportivi, sono crollati di circa il 70%.

Con 63,7 miliardi di euro di consumo turistico interno in meno rispetto all’anno precedente, il valore aggiunto turistico (Vat) direttamente generato dalla domanda dei visitatori si è fermato, nel 2020, appunto a 67,6 miliardi di euro, il 4,5% del valore aggiunto totale e il 4,1% del Pil. Tale calo ha interrotto bruscamente una tendenza crescente, portando il valore aggiunto turistico a livelli molto inferiori rispetto a quelli del 2010.

La riduzione del valore aggiunto turistico (-31,5%) conseguente al crollo del flusso dei visitatori ha colpito soprattutto i settori di agenzie di viaggio e tour operator, dei servizi culturali, sportivi e ricreativi (-55%) e della ristorazione (-52,7%). La diminuzione più contenuta del settore ricettivo (-18%) è il risultato di una caduta del settore alberghiero controbilanciata dalla tenuta della componente derivante dall’uso in proprio delle seconde case.

Gli effetti della crisi sanitaria hanno avuto sul comparto turistico ripercussioni consistenti: per il totale economia, l’Italia ha perso, l'anno scorso, 115 miliardi di euro di valore aggiunto rispetto al 2019, cui il turismo ha contribuito per il 27,1%.

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