Sfumature | 07 ottobre 2021

Perché aumentano gli investimenti esteri

Renato Brunetta, ministro

Renato Brunetta, ministro

di Augusto Grandi*

“L’Italia è diventata più attrattiva per gli investimenti esteri. Il Paese europeo più conveniente”. Brunetta dixit. Ma, per una volta, ha persino ragione. Gli investimenti stanno arrivando e anche tanti. Sicuramente è un fattore positivo, determinante per il rilancio dell’Italia. Più che di rilancio, però, bisognerebbe parlare di sviluppo e crescita. Perché non c’è una ri-partenza bensì solo una partenza, considerando ritardi e inadeguatezza. L’importante, comunque, è che questa volta si parta davvero. “Merito del governo di Sua Divinità Mario Draghi”, prosegue Brunetta. Che ne aveva azzeccata una, mica si può pretendere che abbia ragione due volte di fila. Gli investimenti arrivano non perché gli stranieri abbiano fiducia in questa ammucchiata di governo, ma semplicemente perché l’Italia è il Paese che riceverà più soldi dall’Europa, perché tra i grandi Paesi è il più arretrato e ha dunque più bisogno di interventi strutturali. Va bene lo stesso. Basta che i soldi arrivino e che non vengano divorati dalle mafie, dagli enti locali incapaci, dalla burocrazia che fa lievitare i costi. Gli investitori stranieri hanno fiducia, questa volta, perché sono convinti che il controllo europeo su tutto ciò che riguarda transizione ecologica e digitalizzazione impedirà i consueti maneggi all’italiana. Meglio così. Però si sorvola su un altro aspetto, che non è proprio secondario. L’Italia è diventata la meta preferita degli investimenti stranieri anche per la carenza di investitori italiani. Un’assenza significativa. Come è significativo il silenzio di Bonomi e di Confindustria di fronte alla strage quotidiana sui posti di lavoro. Le associazioni degli imprenditori si fanno sentire solo quando vogliono ridurre salari e diritti e, per ottenere queste meraviglie, chiedono il sostegno della politica. Ricompaiono quando devono chiedere soldi pubblici per i profitti privati. Poi di nuovo silenzio. I soldi europei per la trasformazione dell’Italia ci sono e sono tanti. Ma devono essere accompagnati da investimenti privati. Il che è assolutamente normale per gli imprenditori di qualsiasi altro Paese. Qui, invece, si spera sempre di incassare senza bisogno di investire denaro proprio. Lo si vede anche nella lentissima risposta al superbonus per l’edilizia. Le imprese disposte ad adeguarsi, senza un generoso contributo obbligatorio dei proprietari di case, sono solo una minima parte di quelle esistenti. E si deve prolungare la scadenza del 110% perché le richieste andate a buon fine sono pochissime. Però, con la scusa del bonus, i prezzi sono aumentati senza controllo. È l’Italia, bellezza. Che riuscirà ad avere nuove infrastrutture realizzate da imprenditori stranieri, ma sarà sempre penalizzata da una mentalità di piccole furbizie che impediscono una crescita vera.

* Direttore Electomagazine

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