Notizie | 24 settembre 2021

Crollo di cambiali, assegni, protesti e protestati

Per quanto riguarda le tre regioni del Nord Ovest, gli ultimi dati dell'Istat indicano che, nel 2019, i protesti sono stati 25.592, dei quali 18.382 in Piemonte (-64,3% rispetto al 2013), 6.818 in Liguria (-59,3%) e 392 in Valle d'Aosta (-62,6%).

Crollo di cambiali, assegni, protesti e protestati

In Italia, i protesti iscritti nel Registro informatico nel 2019 (ultimo anno disponibile) sono stati 412.962, di cui 349.392 cambiali (84,6%) e 63.570 assegni (15,4%). Il loro ammontare è pari a circa 553 milioni di euro: quasi 353 milioni riguardano le cambiali (63,8%) e circa 200 milioni gli assegni (36,2%). I protestati nel 2019 sono stati 115.281, dei quali 96.270 persone (83,5%) e 19.011 imprese (16,5%). Rispetto al 2013 (primo anno della nuova serie storica) i valori sono risultati tutti in calo: numero dei protesti -65,4%, ammontare -79,5%, soggetti protestati -53% (di cui persone -49,7%; imprese -64,8%).

Per quanto riguarda le tre regioni del Nord Ovest, gli ultimi dati dell'Istat indicano che, nel 2019, i protesti sono stati 25.592, dei quali 18.382 in Piemonte (-64,3% rispetto al 2013), 6.818 in Liguria (-59,3%) e 392 in Valle d'Aosta (-62,6%). Relativamente ai soggetti protestati, sempre nel 2019, emerge che 21.196 erano persone fisiche (15.323 in Piemonte, 5.542 in Liguria e 331 in Valle d'Aosta) e 3.938 persone giuridiche (2.656 in Piemonte, 1.226 in Liguria e 56 in Valle d'Aosta).

I protesti hanno assunto rilevanza statistica dalla fine degli anni Venti (con oltre un milione di protesti l’anno), aumentando soprattutto a partire dagli anni successivi alla Seconda guerra mondiale per raggiungere i livelli più alti alla fine degli anni Sessanta (oltre 16 milioni all’anno). Dai primi anni Settanta iniziano a diminuire fino a scendere sotto il milione dal 2014. Nel 2019 ne sono stati registrati appunto 412.962 (-65,4% rispetto al 2013).

Rispetto al 2013, la flessione ha interessato tutte le ripartizioni geografiche del Paese. Su tutto il territorio nazionale il calo ha riguardato le cambiali (-63,7%) e ancora di più gli assegni (-72,5%). A diminuire sono soprattutto i protesti associati alle persone giuridiche, ovvero imprese, condomini, società, attività commerciali e altri soggetti giuridici (di seguito indicati come “imprese”), I protesti associati alle persone fisiche diminuiscono del 55,1% in caso di cambiali e del 67,9% in caso di assegni.

Il calo dei protesti negli anni può essere attribuito a una molteplicità di fattori. Anzitutto l’utilizzo dei titoli di credito come mezzi cambiari per il pagamento dilazionato di una certa somma di denaro, su base fiduciaria, ha subito sostanziali modifiche legate alla trasformazione dell’intero sistema creditizio. In particolare, tra le pratiche di pagamento di individui, famiglie e imprese le innovazioni informatiche hanno introdotto sistemi come le carte di pagamento: carte di credito, carte di debito, carte prepagate, carte a spendibilità limitata. Risulta in diminuzione anche il tasso di utilizzo di questo strumento cambiario: 188 le cambiali emesse ogni 1.000 abitanti nel 2013 contro 144 del 2019 (-23,1%). Rispetto alla cambiale, l’utilizzo dell’assegno è molto più diffuso sul territorio, ma comunque in calo. Secondo quanto rilevato da Banca d’Italia, gli assegni emessi passano da 219.550.952 nel 2013 a 119.574.063 nel 2019 (-45,5%). Gli assegni emessi ogni 1.000 abitanti passano da 3.640 nel 2013 a 2.002 nel 2019 (-45,%).

La riduzione della circolazione di cambiali e di assegni e del loro uso da parte della popolazione non sembra essere sufficiente, da sola, a spiegare la consistente diminuzione dei protesti. La flessione dei tassi di cambiali e di assegni protestati, infatti, si è ridotta di più rispetto ai suoi tassi di utilizzo, dimezzandosi in entrambi i casi. Il tasso di cambiali protestate passa da 85 ogni 1.000 emesse nel 2013 a 40,5 nel 2019 (-52,3%) e per gli assegni passa da 1,1 ogni 1.000 assegni emessi nel 2013 a 0,5 nel 2019 (-49,5%). Su questa dinamica ha inciso anche l’attività di pubblicità realizzata dal Registro informatico dei protesti e, per gli assegni, anche l’esercizio di controllo da parte di altri organismi, come la Centrale di allarme interbancaria. Tali servizi di vigilanza per gli assegni comportano conseguenze più restrittive per i soggetti protestati in termini di accesso al credito e ai mezzi di finanziamento bancario, rispetto a quelli previsti dalla legislazione vigente in caso di pubblicità del protesto mediante.

Fra il primo e l’ultimo anno della serie storica considerata, anche il tasso di persone protestate è quasi dimezzato e passa da 3,2 a 1,6 ogni 1.000 abitanti residenti. Ancora più forte il calo del tasso di imprese protestate, nel 2013 pari a 12,2 ogni 1.000 attive nell’anno precedente e nel 2019 pari a 4,3 ogni 1.000 attive nel 2018 (-64,7%).

Nel 2019 la Campania è la regione in cui le cambiali sono più utilizzate (220 ogni 1.000 abitanti), seguita da Sicilia, Lazio (entrambe 194) e Puglia (184). La Calabria detiene invece il primato per il numero di persone protestate rispetto alla popolazione (2,8 ogni 1.000 abitanti residenti), seguono Campania (2,6 ogni 1.000 abitanti), Sicilia (2,1 ogni 1.000 abitanti) e Puglia (2,0). Nel caso in cui il soggetto protestato sia un’impresa, è la Campania a registrare i tassi più elevati d’Italia (11 ogni 1.000 imprese attive), seguita dalla Calabria (10,1).

L’utilizzo degli assegni è più frequente in Liguria (2.962 ogni 1.000 abitanti), Toscana (2.620) e Valle d’Aosta (2.448). Il Lazio è la regione con i tassi più alti di assegni protestati (2,5 ogni 1.000 emessi), segue la Lombardia (1,0). Le due Province Autonome di Bolzano e Trento registrano i tassi di utilizzo più bassi d’Italia sia per le cambiali (rispettivamente 17 e 11 ogni 1.000 abitanti) sia per assegni (rispettivamente 311 e 777 ogni 1.000 abitanti). Sono più contenuti anche i tassi di persone protestate, rispettivamente 0,3 ogni 1.000 abitanti residenti per la Provincia Autonoma di Bolzano e 0,4 ogni 1.000 abitanti in quella di Trento, e di imprese protestate.

Le due Province Autonome del Trentino-Alto Adige registrano anche i tassi più bassi di assegni protestati (molto vicini allo 0 in entrambe) insieme a Valle d’Aosta, Umbria, Marche e Piemonte.

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