Notizie | 12 settembre 2021

Oltre 281.000 imprese di filiera in Piemonte

Oltre 281.000 imprese di filiera in Piemonte

“Le imprese che operano all’interno di filiere sono più innovative, più aperte ai mercati stranieri e più ottimiste sul futuro di quelle che lavorano in maniera isolata”. È quanto emerge da un’analisi realizzata dal Centro Studi Tagliacarne su dati Unioncamere/InfoCamere sulle 17 filiere individuate in Italia dal ministero dello Sviluppo economico.

Un universo, quello delle filiere, che conta oltre 3,8 milioni di imprese attive - il 75% del sistema imprenditoriale italiano- occupa più di 12 milioni addetti (71,4% del totale economia extra-agricola) e genera un fatturato di 2.500 miliardi di euro, pari al 78,9% del totale industria e servizi (in Piemonte le imprese attive in filiera sono 281.484, il 74,9% delle registrate alle Camere di commercio della regione).

Il 41% delle imprese in filiera prevede di recuperare i livelli produttivi pre-Covid già entro quest'anno (contro il 36% delle altre aziende digitalizzate non in filiera) e la quota sale al 45% per quelle che hanno investito nelle tecnologie 4.0. Innovazione ed export sono tra le leve strategiche su cui puntano per stare sul mercato. Il 62% delle imprese che lavorano insieme ha fatto investimenti per innovare (contro il 38% delle altre) e il 22% esporta, con punte che arrivano al 30%. La collaborazione tra imprese che hanno attività interconnesse lungo tutta la catena del valore di un bene o servizio - dalla creazione sino alla distribuzione- si rileva quindi un importante fattore di competitività per gli imprenditori, soprattutto se abbracciano il digitale avanzato.

Costruzioni e agrobusiness rappresentano quasi il 60% delle imprese attive coinvolte nel sistema delle filiere (rispettivamente il 29,1% e il 28,8%). Ma il loro peso scende intorno al 30% se si considerano i dati occupazionali (18,8% nelle costruzioni e 12,6% nell'agrobusiness) e di fatturato (rispettivamente 11,8% e 17,4%). Ampliando l’analisi alle altre attività, si distinguono per numero di addetti: la sanità con il 9,8%, il turismo-beni culturali con l'8,7% e il sistema moda con l'8,3%. Mentre per fatturato spiccano le filiere dell’energia (11,2%), dei mezzi di trasporto (9,8%) e ancora del sistema moda (7%).

E’ la Lombardia con oltre 580mila imprese (15% del totale nazionale) a svettare in cima alla classifica italiana delle imprese che operano in filiera. Seguono la Campania (9,4%) e il Lazio (9,2%). Ma se si guarda all’incidenza delle filiere sul tessuto produttivo di ciascuna regione la prospettiva cambia. A conquistare le prime posizioni di questa speciale graduatoria sono l'Alto Adige con l’83,8% delle imprese in filiera sul totale locale, la Basilicata (81,1%) e il Molise (80,8%).

Le imprese che operano all’interno delle filiere presentano una maggiore propensione a innovare rispetto alle altre, il 62% contro il 38%. E per competere puntano soprattutto sull’innovazione di prodotto (il 46% contro il 25%) e di processo (il 39% contro il 24%). Anche tra le imprese che adottano tecnologie 4.0 pesa l’effetto filiera: il 74% delle imprese che collaborano tra loro ha investito in almeno una forma di innovazione contro il 67% di quelle non in filiera.

I benefici del lavorare in filiera si fanno sentire anche sulla maggiore apertura ai mercati stranieri, in particolare per quelle imprese che adottano le tecnologie abilitanti. Il 30% del fatturato delle filiere 4.0 è alimentato dalle vendite estere, contro il 24% di quello delle altre imprese digitalizzate non in filiera. Non solo, le prime esportano anche mediamente in più mercati rispetto alle seconde.

Giuseppe Tripli, segretario generale di Unioncamere ha commentato: “In molte imprese di filiera il rapporto non si esaurisce nel contratto di fornitura ma, come mostrano diverse analisi di Unioncamere, si arricchisce con fattori qualitativi, servizi, supporti finanziari, percorsi di certificazione, spesso indotti dalle aziende capo-filiere, normalmente medie o grandi. Questi fattori e supporti diventano molto importanti in questi anni in cui centinaia di migliaia di piccole aziende, il cuore della nostra economia, dovranno affrontare il ripido percorso della doppia transizione, digitale e ambientale. Sono perciò necessarie scelte pubbliche che aiutino l’irrobustimento delle filiere, dei legami forti che si istaurano al loro interno e le aggregazioni tra imprese, per salvaguardare la competitività del nostro sistema”.

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