Libri | 10 settembre 2021

Una riscossa nera ne "Il suonatore di banjo"

Una riscossa nera ne "Il suonatore di banjo"

di Gian Dell'Erba

Il riscatto della razza nera è in corso e nulla sarà in grado di fermarlo. Molto si è fatto perché quel sogno di Martin Luther King si avverasse e si concretizzasse l’idea del presidente Lincoln ritenuta per molto tempo pura utopia. Come raggiungeremo lo scopo? Difficile dirlo.

Il romanzo di Francesco Amadelli – “Il suonatore di banjo” (Abrabooks Narrativa) - propone un percorso fantastico e realistico al contempo, affidando il compito a un semplice e umile banjo.

La storia prende l’avvio dopo la Guerra di Secessione americana in uno Stato del sud degli Usa nel quale Ron, ragazzino nero figlio di una numerosa famiglia di schiavi tanto povero da possedere solo il nome e privo del cognome, riuscirà, con la sua vivace intelligenza, a compiere un piccolo-grande miracolo: apprenderà a suonare il banjo dal suo nume tutelare Old. Non sarà lui il suonatore di banjo a cui allude il titolo, sarà però il capostipite di una rivoluzione culturale che vedrà la razza nera eccellere nella musica.

Sempre la musica lo porterà, attraverso prove dure e rocambolesche intraprese con la sua giovane compagna Maggie, fin sulle tavole del palcoscenico. Dimostrerà coraggio, voglia di vivere e amore per lo strumento musicale in una scalata sociale avversata dai bianchi, incapaci di concepire l’elevatezza della musica, in altre parole il raggiungimento pacifico dell’ideale dei tanti uccisi per contrastarlo.

Per assistere al trionfo occorrerà un salto temporale di oltre un secolo da parte di un altro Ron, poliziotto di razza negra incaricato di svelare reati e complotti nella Grande Mela, ove un gruppo di investigatori bianchi, esperti e ben addestrati, dovranno piegarsi di fronte alle capacità del collega di colore.

Non riveliamo al lettore quali tortuosi percorsi, spesso mortali, dovrà affrontare il giovane Ron della prima parte del romanzo tramandando al secondo Ron, omonimo ed emulo del primo, una capacità investigativa fuori del comune e ignota ai colleghi bianchi. Saranno questi ultimi a riconoscerne la superiorità affidandogli un incarico ritenuto irraggiungibile per un “negro”: l’attentato alle Torri Gemelle. Il riscatto della razza si è compiuto e i due Ron protagonisti della vicenda ne sono gli artefici inconsapevoli ma fondamentali.

Francesco Amadelli, nato a Roma nel 1947 ma torinese da sempre, ci fornisce con questo secondo romanzo e settimo libro una visione dell’America diversa, alla ricerca di un’identità nuova specie per la razza di colore ansiosa di dimostrare le proprie qualità. La non verde età dell’autore gli conferisce l’esperienza adatta a vedere i fatti da un’angolazione competente e ponderata. Sarà opportuno seguirlo ancora nella sua carriera letteraria per gustare altre sorprese come quest’ultima appena apparsa nelle librerie. 


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