Storia & storie | 04 settembre 2021

Il ligure Castellani, regista de "I sogni nel cassetto"

Lea Massari nel film "I sogni nel cassetto"

Lea Massari nel film "I sogni nel cassetto"

di Francesco Amadelli

Renato Castellani rimane uno dei nostri più rappresentativi maestri dell’arte cinematografica dopo aver superato le prove del ventennio fascista partecipando, come sceneggiatore e aiuto regista di Augusto Genina, famoso per i diversi film esaltanti il regime e di Alessandro Blasetti in “4 passi fra le nuvole” del 1942, in cui per la prima volta nella cinematografia italiana si prende in esame un argomento ritenuto allora tabù: la gravidanza indesiderata. Continuerà con Mario Soldati sul set di Malombra. La sua prima regia risale al 1942 con “Un colpo di pistola” con la bellissima Assia Noris e la sceneggiatura di Alberto Moravia, non accreditato per questioni razziali.

Renato Castellani nasce il 4 settembre 1913 a Varigotti e dei liguri mostrerà sempre il carattere risoluto e la dedizione al lavoro che sfiorerà il perfezionismo. Ne sarà un esempio il film Zazà del 1944 girato a Cinecittà con tutte le difficoltà derivanti dal conflitto, grazie al produttore Dino De Laurentis per la Lux Film di Riccardo Gualino, finito nel frattempo al confino. E’ la storia di un incontro, con conseguente innamoramento, fra un imprenditore e una ballerina (Isa Miranda), che rinuncia alle promesse d’amore costringendo l’innamorato a tornare in famiglia. Le donne fatali distruggi-famiglia all’epoca non erano ben viste, sicuramente oggigiorno il film avrebbe avuto un altro finale.

La sua cinematografia mostrerà sempre un raffinato formalismo in contrapposizione alla retorica del regime, ovvero una opposizione neppure tanto velata sulla quale il regime sorvolerà. Il film ricevette una buona critica e Castellani si distinse per l’eleganza e la fedeltà al romanzo.

Il dopoguerra lo vede in prima fila nella creazione, a sua insaputa, di un genere nuovo denominato “Neo-realismo rosa” ovvero rispettoso di quel genere creato e portato avanti da Roberto Rossellini; ma in chiave sicuramente più leggera, quantunque i presupposti rimangano gli stessi: pochi mezzi a disposizione e attori non professionisti.

L’arrivo della democrazia lo induce a prendere una posizione politica che lo porterà a vincere, con il suo “Due soldi di speranza”, il Gran Prix al Festival di Cannes del 1952. E con la trasposizione cinematografica del capolavoro di Shakespeare “Romeo e Giulietta”, nel 1954, sarà il primo italiano a vincere il Leone d’Oro al Festival di Venezia.

Nel 1957, completa, dopo due anni di riprese, “I sogni nel cassetto”, di cui il critico Guido Aristarco scriverà: “E’ il miglior film di Renato Castellani. Non prevale tanto il soggetto quanto la perizia tecnica, la cura estrema e lunga con le quali il regista ha atteso al film”. Nel film prevale la giovane e bella Lea Massari a maneggiare una sceneggiatura in grado di suscitare ai tempi attuali una quantità infinità di discussioni e dibattiti nel mondo femminile. Lucia e Mario, studenti universitari, si innamorano e vorrebbero sposarsi; il padre di Lucia vorrebbe un fidanzamento più lungo perciò impone alla figlia di rientrare a casa. Nonostante le resistenze del padre, i due giovani si sposano ma lei morirà di parto.

Castellani, dopo altre prove ritenute minori, approda alla televisione con la Vita di Leonardo da Vinci (1971) e Verdi (1982). Si dimostrerà sempre un attento e raffinato regista, un ottimo navigatore come le sue origini liguri impongono. Si spegnerà a Roma nel 1985.

Abbiamo detto di Lea Massari alla quale non fu mai riconosciuto l’ambito premio del Leone d’Oro alla carriera. Fu sempre persona e artista schiva e riservatissima, molto apprezzata all’estero, specie in Francia, ove recitò a teatro e in molte pellicole.

E’ di questi giorni il conferimento di quel prestigioso riconoscimento a Roberto Benigni, attore e regista straordinario, al quale avremmo voluto che il premio gli venisse consegnato dalla rimpianta Raffaella Carrà oggetto dei palpeggiamenti e della violenza dell’attore toscano in una scena riproposta svariate volte in televisione. Benigni non si scusò mai con la diretta interessata e dal mondo femminile e femminista non si alzò mai una parola di condanna. Strano atteggiamento da parte di coloro sempre pronte a bacchettare e criticare il mal-comportamento dell’universo maschile.



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