Mostre | 02 settembre 2021

Ad Asti la mostra sui 170 anni della Torino-Genova

Foto storica della Torino-Genova (da Wikipedia)

Foto storica della Torino-Genova (da Wikipedia)

Promossa dalla Fondazione Slala, Sistema Logistico del Nord-Ovest, in collaborazione con la Fondazione Asti Musei, la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e il Comune di Asti, sarà inaugurata ad Asti, a Palazzo Mazzetti, il prossimo 18 settembre alle ore 11 e resterà aperta fino al 24 ottobre, la mostra “Una rotaia lunga 170 anni”, per ricordare proprio i 170 anni dall’inaugurazione della linea ferroviaria su cui si è fatta l’Italia: la Torino-Genova, nata per collegare la capitale del regno di Sardegna al suo porto sul mar Ligure, divenuta nell’arco di pochi decenni la spina dorsale dello sviluppo economico dell’Italia unita, costituendo poi uno degli assi di crescita e uno straordinario strumento per collegare il territorio del Nord-Ovest al resto del Paese, ma soprattutto alle ricche nazioni dell’Europa continentale.

Il racconto di questa ferrovia non è soltanto un capitolo fondamentale e affascinante della nostra storia; è anche un’occasione per riflettere sull’importanza delle infrastrutture di collegamento nell’Europa all’inizio del terzo millennio. Perché veramente lungo questi binari passato e presente si toccano per disegnare il nostro futuro.

La mostra presenta in forma sintetica l’ingente sforzo di natura infrastrutturale, ma anche economica, politica e amministrativa, che si rivelò fondamentale per la costruzione e il consolidamento della linea su cui veramente “si è fatta l’Italia”.

Il progetto espositivo è stato promosso dal Comitato sorto per celebrare il 170esimo anniversario della linea ferroviaria, costruita nel tempo record di soli sei anni tra il 1848 e il 1853: tale organismo è stato costituito dalla Fondazione Slala per sostenere e dare spessore anche culturale ai progetti di irrobustimento della rete infrastrutturale delle regioni italiane nord-occidentali. L’obiettivo è quello di proporre l’ospitalità della mostra – per brevi periodi di due,tre mesi - alle principali città collocate lungo i 165 chilometri della tratta ferroviaria: in particolare, Torino, Asti, Alessandria, Novi Ligure e Genova.

L’esordio sarà significativamente ad Asti, città nella quale il primo treno fa il proprio ingresso il 5 novembre 1849. La mostra articola il proprio racconto lungo alcune principali sezioni tematiche: introduzione; l’attività preparatoria (1825-1845); i promotori del progetto: Camillo Cavour e Carlo Alberto; il cantiere (1848-1853), luogo di sperimentazioni tecniche e tecnologiche; l’immagine della ferrovia attraverso la lente degli artisti; evoluzione delle stazioni e del materiale viaggiante; la Torino-Genova e lo sviluppo del Nord-Ovest; gli sviluppi attuali e futuri della linea.

Curatore della mostra è Roberto Livraghi. L’allestimento è curato da LineLab di Giorgio Annone. Sede della mostra, la prestigiosa sede di Palazzo Mazzetti, in corso Alfieri ad Asti.

“La mostra “Una rotaia lunga 170 anni” – ha sottolineato Mario Sacco, presidente della Fondazione Asti Musei e della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti – assume per noi un significato particolare perché si inserisce in un quadro di tradizionale attenzione per la storia del territorio. La ferrovia voluta da Cavour a metà Ottocento ha rappresentato un potente elemento di sviluppo per lo Stato sardo-piemontese di allora e per lo Stato unitario pochi anni dopo, ma contemporaneamente ha fornito un contributo essenziale per lo sviluppo dell’economia astigiana, messa in grado di comunicare rapidamente con il più grande mercato del Piemonte, quello della capitale e di aprirsi una strada agevole verso la costa ligure” .

“Il 5 novembre 1849 – ha dichiarato il sindaco di Asti, Maurizio Rasero – il primo treno proveniente da Torino ha fatto il proprio ingresso nella stazione di Asti, che vediamo riprodotta in una incisione del pittore svizzero Carlo Bossoli che costituisce anche l’immagine-guida della mostra. Erano i mesi drammatici appena successivi alla sconfitta militare subita dall’esercito piemontese nella prima guerra d’indipendenza. Poco più di tre mesi prima, Carlo Alberto era morto nell’esilio portoghese di Oporto. Eppure, nonostante questo quadro scoraggiante, la volontà e la lungimiranza di Camillo Cavour riuscirono a realizzare nel tempo record di soli cinque anni un progetto che portava il Piemonte all’avanguardia tra gli stati italiani e lo apriva ai rapporti commerciali ed economici con la vicina Lombardia e, in prospettiva, con la Francia e la Svizzera poi raggiunte dalla politica dei “trafori alpini” perseguita dallo stato unitario”.



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