Curiosità | 02 settembre 2021

Revelli di Beaumont, il padre di tutti i carrozzieri

La Simca Aronde

La Simca Aronde

di Francesco Amadelli

Alcune persone nascono con una predisposizione naturale per qualche forma d’arte: musica, danza, canto. Mario Revelli di Beaumont nacque artista dell’automobile nel senso più ampio del termine.

Discendente da un’antica e nobile famiglia piemontese, vide la luce a Roma nel 1907 e dal padre Abiel, progettista di armi automatiche per l’esercito italiano, ereditò la passione per la meccanica, frequentò il Collegio militare della Nunziatella a Napoli. Il fratello Gino lo volle nella sua officina/concessionaria di moto a Torino. E’ l’inizio di una lunga e proficua carriera, durante la quale non perse mai la calma e la signorilità.

La passione per le moto durò circa tre anni, fu breve ma gli permise di aggiudicarsi alcuni titoli dapprima con una moto creata assieme al fratello equipaggiata con motore inglese JAP500. Giovanissimo ottenne il titolo italiano di Campione Italiano Gentleman nel 1924; l’anno seguente fu campione d’Europa. Nel 1926 sul Circuito di Torino diede del filo da torcere ad Achille Varzi arrivando secondo nella classe 500. La sua carriera si preannunciava ricca di gloria se non fosse stato per un incidente stradale nel centro di Torino, al quale seguì una lunga degenza in ospedale a fargli cambiare opinione sulle corse motociclistiche.

Ormai la passione per i motori e le vetture si era introdotta nelle sue vene, così il giovane Mario cominciò a collaborare con alcuni carrozzieri di spicco come Farina (divenuto PininFarina nel 1930) e Ghia oltre a tante altre collaborazioni con Isotta Fraschini e Fiat.

Il suo stile geniale non si fermò solo alla carrozzeria perché prese in esame, con notevole anticipo sui tanti carrozzieri già esistenti, la parte ergonomica all’interno delle sue vetture. La posizione di guida, il confort, la coibentazione dell’abitacolo e altri particolari ritenuti di secondo piano divennero nella sua testa motivo di approfondimento e perfezionamento. La linea esterna e la comodità di viaggio divennero prioritari con l’uscita della sua prima creatura: la Fiat 1500C, vera rivoluzione nel campo del design. Già con la Fiat 525SS dimostrò estrosità continuando a ideare vetture di livello superiore come la Fiat Ardita 518 e una Lancia Augusta fuoriserie di estrema eleganza.

Nel 1929 entrò nella sezione Carrozzerie Speciali della Fiat concentrandosi sulle versioni più sportive di cui divenne un vero artista. Il suo ingegno lo portò a concepire la carrozzeria monovolume che vide la luce molti anni più tardi. Progettò e fece produrre da Viberti una stazione radio mobile per l’Eiar; ideò un taxi e una vettura urbana a tre ruote entrambi elettrici; il suo pensiero si rivolse anche all’ideazione di taxi, ambulanze e camion; non perse mai di vista il punto di forza di un’auto cioè la gradevolezza delle linee della carrozzeria. Non tralasciò mai di pensare e concepire mezzi di trasporto di tutti i tipi e diverse motorizzazioni.

Eseguì con modestia e riservatezza ciò che oggi in una grande azienda automobilistica richiede la presenza e lo sforzo di differenti persone, ciascuna delle quali impegnata nel proprio settore di competenza. Questa fu la sua genialità! Attualmente la parcellizzazione del lavoro e la suddivisione dei compiti, oltre ad accrescere i costi di produzione, determina spesso contrasti aziendali e difficile armonizzazione fra i vari attori in gioco.

Durante la II Guerra Mondiale fu imprigionato dai tedeschi poiché ritenuto fedele alla Monarchia causa la sua appartenenza alla nobiltà.

Dopo il conflitto riprese a lavorare con indiscussa lena; la stampa dell’epoca scrisse che Revelli di Beaumont era alla ricerca della “carrozzeria funzionale” nella quale si concentrassero idee, funzioni, intuizioni e stili tali da rendere un veicolo il supporto ideale per la vita dell’uomo.

A partire dal 1952 collaborò con la General Motors alla progettazione di “compact car” ovvero modelli più consoni alla società americana in continua evoluzione nella quale si cominciava a percepire la necessità di veicoli più maneggevoli e meno dispendiosi. Fu l’anticipazione di quella rivoluzione sociale e antropologica che verrà molti anni dopo. Egli non smise mai di collaborare con gli studi di ricerca e sperimentazione americani perché ritenuto mente elevata.

Collaborò con la Simca, licenziataria della Fiat in Francia in grado però di produrre modelli indipendenti dalla produzione della casa torinese. Si dimostrarono grandi successi commerciali modelli come la Aronde, la Simca 1300 e la più famosa Simca 1000, caratterizzate tutte da linee attraenti e semplici.

Una delle ultime collaborazioni l’ebbe con l’Aermacchi, produttrice di motocicli, per la quale diede il via alla moto denominata “Chimera”. Si trattò del giusto appellativo per il lavoro di una vita, la sua, rivolto al raggiungimento di uno standard qualitativo spesso troppo avanzato quindi poco compreso: una Chimera quindi, un sogno a portata di mano e mai raggiunto come lo scopo della sua attività.

Mario Revelli di Beaumont si spense a Torino nel maggio del 1985.



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